Progettazione e Architettura

Lucien Kroll a Roma, 70 anni di professione in mostra alla casa dell'architettura

Massimo Frontera

Il progettista (quasi 91enne) ha inaugurato la mostra che gli ha dedicato la Fondazione Bioarchitettura in collaborazione con l'ordine degli architetti (fino al 16 marzo)

(nell'immagine Lucien Kroll durante la sua lectio magistralis - Foto: Giulio Tiberi)
L'architetto belga Lucien Kroll, considerato il padre della bioarchitettura, ha inaugurato la bella mostra "Tutto è paesaggio - una architettura abitata" che gli ha dedicato la Fondazione Bioarchitettura con la Casa dell'Architettura di Roma, l'ordine degli architetti di Roma e la Cité de l'architecture et du patrimoine di Parigi. La mostra è stata inaugurata il 28 febbraio presso la Casa dell'architettura di Roma, a due passi da Piazza Vittorio e resterà aperta fino al 16 marzo. Nonostante i suoi 9o anni avanzati Kroll è stato al centro della giornata inaugurale della mostra, dove ha raccolto i riconoscimenti dei promotori e delle due curatrici dell'esposizione: Wittfrida Mitterer, presidente della Fondazione Bioarchitettura, e Patrizia Colletta, già consigliere dell'ordine degli architetti di Roma e provincia. Kroll ha ringraziato con la lectio magistralis "La periferia, luogo di incontro e partecipazione" in cui ha ripercorso una vita di scelte di vita, avventure, progetti e opere realizzate.

«Ho personalmente deciso di non provare alcuna emozione davanti a qualunque architettura, oggetto o paesaggio, che non derivi dall'ecologia, dalla comunicazione della complessità popolare, dalla auto-organizzazione dei gruppi o che non sia in relazione con le convinzioni disordinate e unanimi di persone indipendenti. Malgrado qualche compiacimento inconfessabile davanti alla "cosa ben fatta"». La citazione è contenuta nel numero monografico che la rivista Bioarchitettura ha interamente dedicato a Lucien Kroll.
In questa sua frase sono concentrati praticamente tutti gli elementi della sua poetica: l'orrore per la autoreferenzialità, l'ascolto - dei territori, della natura e soprattutto delle persone - il rispetto per il luogo dell'intervento, il caos come dimensione in cui far nascere e far evolvere un progetto, la diversità e la bellezza come uniche bussole da seguire lungo il percorso di ascolto e partecipazione con le persone.

Il numero di gennaio-febbraio della rivista Bioarchitettura è anche il catalogo della mostra. Si ritrovano le opere simbolo di Kroll, come l'intervento su una anonima stecca residenziale prefabbricata a Monbèliard, in Francia, da cui è nata una composizione vivace, mossa in cui ogni casa è diversa e riconoscibile. "Mémé", la facoltà di Medicina a Woluwé (Bruxelles), è un'altra opera fondamentale. In questo caso Kroll è stato scelto come architetto dagli stessi studenti di medicina e infine accettato dal committente e dagli altri decisori del progetto. Anche in Italia c'è il segno del progettista belga. Da circa un anno è stata inaugurata a Faenza la scuola partecipata, realizzata secondo le teorie pedagogiche di Don Milani "ascoltando" i desideri dei bambini, attraverso i disegni che Kroll ha personalmente riorganizzato e reinterpretato per tradurli in linguaggio architettonico. Il cantiere è stato avviato nel 1997 ed è arrivato al traguardo dopo una travagliata fase di cantiere (purtroppo non rara, in Italia).
L'"agglomerato" urbano del quartiere di Admiraalsplein a Dordrecht, Olanda, è stata un'altra avventura importante: un quartiere degli anni '60 che stava affondando nel degrado e nell'abbandono. Il quartiere è stato salvato attraverso un intervento di densificazione valorizzando al massimo la diversità e il "caos". «Tutto questo - ha ricordato Kroll nella sua lectio magistralis - funzionò meravigliosamente; non si trattava di un'architettura o di un alloggio, ma di salvare un quartiere dalla rovina psico-urbana che lo stava affossando. Il quartiere rinacque».


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