Progettazione e Architettura

Era un fienile, ora (dopo il progetto di Ciclostile Architettura) è l'atelier di un'artista

Francesca Oddo

La struttura degli anni Sessanta nelle campagne bolognesi di Castel San Pietro è stata trasformata in laboratorio artistico

Un ex fienile nella campagna intorno a Castel San Pietro, fra Bologna e Imola, è tornato a vivere e oggi ospita un luogo di lavoro e un archivio privato. L'intervento di recupero si deve agli under 40 di Ciclostile Architettura -il team fondato da Giacomo Beccari, Gaia Calamosca e Alessandro Miti nel 2009 a Bologna- i quali si sono trovati a interagire con la giovane artista Francesca Pasquali. In questo rapporto risiede uno degli aspetti più interessanti del progetto, e cioè il confronto fra pensiero architettonico e visione artistica. «La cliente aveva un'idea ben definita di come avrebbe voluto il suo atelier. Chiaramente è sempre piuttosto difficile tradurre una visione estetica in un'architettura che deve essere funzionale, oltre che rispondere a precise esigenze strutturali. E così il lavoro è stato condotto a quattro mani, cercando di trovare sempre un valido compromesso fra il potere dell'immagine e le istanze costruttive», raccontano i progettisti.

Gli elementi forti dell'intervento - costato 285 mila euro per una superficie complessiva di circa 180 metri quadrati- sono le due ampie finestre al secondo livello, pensate come due cannocchiali sul paesaggio: da un lato la campagna con i suoi vigneti, dall'altro la città sullo sfondo. Entrambe leggermente in aggetto rispetto al filo delle facciate, una delle grandi finestre è fissa, l'altra è mobile e permette l'ingresso degli imponenti macchinari necessari al lavoro dell'artista. Il materiale adoperato per gli infissi, ferro verniciato a polvere, si confronta con il laterizio, creando le premesse per il dialogo, ben riuscito, fra memoria e contemporaneità. Gli infissi delle finestre più piccole al primo livello, anch'esse in ferro verniciato a polvere, rispondono a una precisa esigenza strutturale: durante i lavori, portando a nudo la struttura, è emerso che i pilastri del secondo livello insistono proprio in corrispondenza delle finestre al primo livello. Le imbotti sono state quindi pensate come delle vere e proprie cerchiature strutturali, grazie alla presenza al loro interno di una piccola trave a T che va a rafforzare l'architrave esistente.

Condizione sine qua non per riportare in vita il manufatto (risalente agli anni Sessanta) è stata quella di adeguare la struttura da un punto di vista sismico, considerato che l'edificio si trova in un'area particolarmente nevralgica. E così per esempio la muratura, che fra il piano terra e il primo piano passava da due teste a una testa, è stata rinforzata creando una doppia testa anche al piano superiore e utilizzando la fibra di carbonio per tenere unite le due pareti che a questo punto si comportano strutturalmente come fossero un unico elemento.

I crediti del progetto
Luogo: Castel San Pietro, Collina di Palesio (Bologna)
Progettisti: Ciclostile Architettura (Giacomo Beccari, Gaia Calamosca, Alessandro Miti)
Cliente: Francesca Pasquali
Strutture: EN7 (Bologna)
Impianti: Massimiliano Marchesini
Impresa di costruzione: Ter Costruzioni (Bologna)
Infissi: Mogs (Treviso)
Superficie: 180 mq
Anno: 2017
Fotografie: Fabio Mantovani


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