Progettazione e Architettura

Grand Paris/1. La «Forêt Blanche» di Boeri e tutti gli altri architetti italiani vincitori dei concorsi francesi

Mariagrazia Barletta

Una competizione è stata vinta anche dal team con Antonio Virga e dalla cordata guidata da Miralles Tagliabue Embt

L'Italia è ben rappresentata nella più ambiziosa competizione internazionale mai realizzata in Europa nel campo della rigenerazione urbana. Stefano Boeri, Benedetta Tagliabue, Antonio Virga e Mirco Tardio sono tra gli architetti che contribuiranno a ridisegnare l'hinterland parigino. Sono, infatti, tra i vincitori di Inventons la Métropole du Grand Paris, la call che si è conclusa lo scorso 18 ottobre, e con la quale è stata avviata una maxi-operazione di riqualificazione dell'area metropolitana parigina.
A lanciarla - proponendo a team di developer, investitori e progettisti 55 siti da trasformare - erano stati, a ottobre 2016, la Préfecture Paris et Île-de-France, la Métropole du Grand Paris e la Société du Grand Paris. Si è trattato di una competizione che ha individuato 166 ettari di terreni e un patrimonio edilizio cospicuo da cedere ai privati.

Il modello è quello di Réinventer Paris, replicato con altre iniziative simili: si parte dalla dismissione del patrimonio per poi selezionare i migliori progetti di riqualificazione che saranno sviluppati da privati. La competizione, che si è conclusa per 51 siti (per altri 3 le procedure sono in corso e per un sito non c'è stato vincitore), totalizza un investimento privato pari a 7,2 miliardi di euro e, per la realizzazione dei progetti, si stima saranno coinvolti 65.500 lavoratori. «Un quartiere pilota che diventerà un riferimento». È stato presentato così alla stampa Balcon sur Paris, destinato ad essere realizzato a Villiers-sur-Marne. Il progetto - che sarà sviluppato e cofinanziato dalla Compagnie de Phalsbourg, uno tra i principali attori del mercato immobiliare francese - mette insieme Kengo Kuma & Associated, Stefano Boeri Architetti, i canadesi di Michael Green Architecture (specializzati in edifici di grande altezza in legno) e studi francesi emergenti quali: XTU Architects, Oxo Architecture e Koz Architectes. Il masterplan del verde pubblico è firmato dallo studio americano James Corner Field Operations, che ha curato fra gli altri, il progetto per la High Line newyorkese, e da Atelier Paul Arène.

Saranno in tutto 12 le architetture che andranno a costituire un quartiere a bassa impronta di carbonio. Il progetto, puntando su un ragionato mix di funzioni, darà un forte impulso alla realizzazione del futuro quartiere Marne Europe destinato ad emergere attorno alla stazione Bry-Villiers-Champigny del Grand Paris Express attesa per il 2022 (si veda anche il servizio a pagina 4 di «Edilizia e Territorio» di questo numero). Balcon sur Paris integra al suo interno un giardino metropolitano di due ettari.
Costituirà un'importante polarità urbana e comprenderà 34mila mq di uffici, due hotel, un cinema multisala, un palazzo per congressi da 2mila posti, 15mila mq distribuiti tra servizi e attività commerciali e 56mila mq tra case e alloggi per studenti. Un progetto con un'alta quota di verde. Solo le facciate della Forêt Blanche, la torre progettata da Boeri rivisitando il Bosco verticale, equivalgono un ettaro di foresta. Nascerà un «quartiere misto con una grande varietà funzionale e tipologica, organizzato intorno ad un ampio spazio verde», con «aree pedonali e ciclabili» e un «sistema di verde che ne determinerà la fisionomia, interamente costruito in legno», spiega Stefano Boeri.

Per il futuro quartiere di Villiers-sur-Marne, oltre alla Forêt Blanche, Boeri ha firmato anche un edificio per uffici con al piano terra servizi pubblici, che si sviluppa attorno ad una corte verde. Benedetta Tagliabue (studio Embt Miralles Tagliabue) andrà invece a disegnare un brano di città proprio di fronte alla stazione Clichy-Montfermeil del Grand Paris Express, da lei progettata con Bordas+Peiro e con la quale le nuove architetture si legano in modo armonico. Lo studio Embt è capogruppo di un team che comprende lo studio parigino Ilimelgo e i paesaggisti di Land'act (il promotore è Groupe Pichet). Il progetto con cui hanno vinto la call prevede la costruzione di due lotti residenziali, con attività commerciali, un mercato alimentare e ampi spazi sui tetti dedicati all'agricoltura urbana.
Prende il posto di una vecchia stecca residenziale, demolita alcuni anni fa nel quartiere Luth a Gennevilliers, l'hub per la formazione chiamato Talent Makers Lab, co-progettato dall'italiano, con base a Parigi, Antonio Virga, dal francese AAVP Vincent Parreira Atelier Architecture e dallo studio parigino Djuric Tardio, co-fondato dall'italiano Mirco Tardio. Il polo trova il suo fulcro in un centro per la formazione che addestra i lavoratori all'utilizzo di macchine industriali, comprese le stampanti 3d. Le macchine sono condivise con un FabLab che aiuta chi ha un'idea a svilupparla.

E poi: un incubatore di imprese che aiuta le idee a decollare, spazi in co-working, residenze per studenti e in condivisione, un centro di bricolage e attività commerciali. A questi si aggiungono una sala per spettacoli e, sul tetto, uno spazio gestito da una società che si occupa di agricoltura urbana, che forma le persone e le supporta nella ricerca del lavoro. Al termine, il progetto, che sarà sviluppato dalla Compagnie de Phalsbourg, promette di creare nuova economia urbana. La forza del modello «Paris» sta nella capacità della Pa di attivare negoziazioni sui contenuti dei progetti, in modo da avvicinarli quanto più possibile agli obiettivi di interesse collettivo, e questo avviene già in fase di selezione delle proposte. «È un modo di fare i concorsi molto serio» afferma Boeri. Con le call della serie Réinventer, di norma, i futuri gestori degli spazi che verranno a crearsi sono già coinvolti in fase di candidatura. «Lo sviluppatore - continua l'architetto - non si limita a chiamare i progettisti, ma cerca di avere con sé i finanziatori e i soggetti che gestiranno le diverse fasi del progetto stesso. Così l'amministrazione si trova di fronte a un gruppo di interlocutori che, non solo è intenzionato a dare seguito alla propria proposta, ma ha le risorse per farlo immediatamente. Questa è la grande novità». Questo modello potrebbe essere ripreso anche per la dismissione e valorizzazione del patrimonio pubblico italiano? «Sì», risponde Boeri.


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