Progettazione e Architettura

Tra Padova e Venezia spunta il borgo futuristico disegnato da 3ndy studio

Mariagrazia Barletta

Il complesso residenziale "The Frag" è stato realizzato a Fossò dai giovani professionisti dello studio con sede a Vigonovo

Sono gli antichi borghi, con la loro capacità di generare spazi di relazione unici, ma anche i meccanismi di crescita spontanea degli antichi insediamenti, soprattutto rurali, gli elementi ispiratori delle residenze «The Frag» realizzate a Fossò, piccolo comune a circa metà strada tra Venezia e Padova. Il progetto è di 3ndy Studio, atelier con sede a Vigonovo (Venezia), fondato dagli architetti Alessandro Lazzari e Marco Mazzetto che collaborano con Massimiliano Martignon, anche lui architetto, riferimento fisso per lo sviluppo esecutivo e direttivo delle opere dello studio, e parte attiva nella realizzazione del progetto «The Frag». Lo studio ha nel curriculum decine di opere concluse, in gran parte residenze dislocate soprattutto nei territori di Venezia, Padova e Treviso. Realizzare delle abitazioni unifamiliari raccordandole l'una all'altra, quasi a creare un ideale frammento di città, è l'idea generatrice del progetto di Fossò.

Sono tre le case unifamiliari progettate per far parte del nuovo aggregato residenziale, tre volumi, ai quali si aggiunge un garage, tutti inseriti in una zona rurale appena fuori dal centro abitato. Due case sono state realizzate insieme al ricovero per le auto. La terza si prevede di costruirla nei prossimi anni, ma nessun problema: il piccolo nucleo è programmato per evolvere. Le abitazioni nascono dalla richiesta della committenza di riunire tre nuclei familiari in altrettante case da costruire su un unico lotto. Da qui l'occasione per applicare un'idea «maturata sin dai tempi dell'università», ci dice Alessandro Lazzari: ispirarsi a quella qualità degli spazi tra edifici che si ritrova nelle nostre città storiche e nei borghi cresciuti nel tempo in modo spontaneo. Una qualità che tende a perdersi in molti e più recenti brani di città disegnati a tavolino. «L'idea – continua Lazzari - è quella di rompere la geometria statica e l'omologazione spesso generate dall'urbanistica» nel dar vita a «edifici dalle forme molto ordinate, che a loro volta hanno dato origine a spazi tra edifici non di rado banali». «Al contrario, molto spesso nei borghi rurali la crescita spontanea ha fatto sì che si creassero quelle tensioni spaziali tra edificio ed edificio che non si trovano laddove c'è una geometria gerarchica e molto ben definita. Questo mi interessava molto», afferma Lazzari.

Così, il modo di aggregare i volumi facendoli dialogare attraverso il vuoto di una corte che li tiene insieme, e la possibilità di aggiungere, in un secondo tempo, un'altra architettura (la terza abitazione) senza danneggiare, anzi migliorando, l'equilibrio della composizione d'insieme, sono frutto di una riflessione sull'architettura spontanea. Le parti che compongono il nucleo residenziale sono come frammenti (dalla parola inglese fragment nasce il nome «The Frag»), apparentemente sparsi in modo casuale sul terreno, ma in realtà ordinati dalla logica progettuale. In particolare, i tre volumi costruiti sono legati ad un elemento ordinatore: una corte pensata come giardino interno, cuore del progetto. Ma, è anche l'estetica a portare ordine: ogni abitazione è attraversata da patii interni e dotata di lucernai, in modo da evitare bucature sui muri perimetrali esterni. Ne vengono fuori dei prismi, delle forme scultoree, libere da ogni interferenza. Niente rivestimenti esterni ma solo intonaco bianco, niente camini o impianti tecnici che disturbino la purezza delle forme. Ciascun volume è caratterizzato da spigoli acuti e da pareti fuori piombo, inclinate verso l'esterno: un espediente che dà tensione ai volumi e crea prospettive che cambiano al muoversi dell'osservatore.


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