Progettazione e Architettura

Appartamenti con pista di atletica: Peter Pichler svela le Looping Towers olandesi

Francesca Oddo

Il 12 settembre scorso il progettista altoatesino ha presentato il progetto alla città olandese di Maarssen

Va sempre più forte Peter Pichler, il trentenne di Bolzano con base a Milano e formazione professionale fra lo studio di Rem Koolhaas e quello di Zaha Hadid, tanto che ha appena vinto, insieme al team composto da Gianluigi D'Aloisio, Daniele Colombati, Simona Alù, Giovanni Paterlini, Ugo Licciardi e Silvana Ordinas, il concorso internazionale di progettazione a inviti bandito dalla real estate olandese Winter Trust BV e mirato alla realizzazione di un nuovo complesso residenziale di ben 35mila metri quadrati.
Il 12 settembre scorso il progettista bolzanino ha presentato il suo progetto alla città di Maarssen, tra Amsterdam ed Utrecht, dove, nel prossimo anno, si aprirà il cantiere.

Il progetto, chiamato "Looping Towers", prevede 260 appartamenti, parcheggi con garage, strutture pubbliche, una palestra e una pista da corsa sulla copertura. L'obiettivo è quello di concepire l'intervento come un vero e proprio motore sociale per l'area, interessata da un importante processo di sviluppo e di trasformazione urbana. Alla base della ricerca progettuale c'è la volontà di rendere le torri, collegate fra loro alla base secondo un disegno a intreccio, disponibili a captare quanta più luce naturale possibile e a offrire suggestive vedute in direzione del fiume e del centro storico.

Le "Looping Towers", studiate con la consulenza ingegneristica di Arup, costeranno circa 40 milioni di euro. I cantieri inizieranno nel 2019 per concludersi, secondo le previsioni, nell'arco di appena un anno, nel 2020. Significative le differenze rispetto a quanto accade in Italia, sia per le tempistiche che, stando agli standard olandesi, è assai probabile vengano rispettati, sia per il coinvolgimento di giovani progettisti in un intervento dalla mole e dal ruolo sociale considerevoli. La formula vincente di questo concorso risiede, secondo Pichler, nell'interazione fra lo spirito visionario di una giovane impresa immobiliare e la capacità di un altrettanto giovane studio di architettura nel tradurre il progetto in fatto concreto. «L'anno scorso abbiamo partecipato a un concorso simile a Milano che mirava a coinvolgere giovani studi under 35 - racconta Pichler -. L'aspetto più curioso del bando era quello che limitava la partecipazione a chi avesse già realizzato almeno 40 mila metri quadri di abitazioni. E così alla fine abbiamo dovuto necessariamente far squadra con un grosso studio che possedeva i requisiti richiesti».

Considerazioni sulla base delle quali il progettista, comunque convinto della positività di avere lo studio a Milano in quanto sede di una grande tradizione nel settore del design, ritiene che «oggi i giovani studi italiani debbano cercare nuove possibilità di lavoro non solo sul proprio territorio, ma anche all'estero, all'interno di un mercato internazionale più ampio e vario». Anche se attraverso progetti di dimensioni più ridotte, Peter Pichler Architecture è ormai ben presente nello scenario italiano: negli ultimi due anni, e cioè dalla fondazione dello studio, ha realizzato interventi quali le Mirror Houses appena fuori Bolzano, il Rifugio Obereggen sulle Dolomiti (con Pavol Mikolajcak), la riconversione di un'antica masseria in una villa in Puglia. Fra un anno, poi, sarà pronto anche un hotel a Castelrotto, ancora una volta sulle Dolomiti. Complici, in tutti e quattro i casi, committenze private illuminate e sensibili all'architettura di qualità.


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