Progettazione e Architettura

Ricostruzione post terremoto, Alejandro Aravena: l'antisismica conviene sempre

Roberto Da Rin

L'architetto cileno - curatore della Biennale di architettura 2016 di Venezia - spiega che la messa in sicurezza preventiva coniuga sicurezza con design e funzionalità

Laggiù, quasi alla fine del mondo, la potenza sprigionata dalla terra è stata impressionante. Il Cile, negli ultimi 50 anni, è stato colpito da sette spaventosi terremoti, di magnitudo compresa tra 7,8 e 9,5 gradi della scala Richter. È uno dei Paesi a più alto rischio tellurico, ma da qualche tempo le scosse, anche violente, non provocano disastri epocali. A Santiago, capitale del Paese, 6milioni di abitanti, i danni sono stati modestissimi. Anche quando, lo scorso aprile, la scossa è stata pari a 6,9° Richter. Politici, ingegneri e architetti hanno elaborato normative che, nelle costruzioni, vengono sempre rispettate. L'obiettivo è stato raggiunto: meno perdite di vite umane e forte riduzione dei costi di ricostruzione.Alejandro Aravena - architetto cileno, docente all'Universidad Catolica de Chile e all'Università di Harvard, vincitore del premio Pritzker 2016, l'equivalente del Nobel degli architetti - spiega perché: «I costi della costruzione di edifici antisismici non sono più alti di quelli ordinari; ma è indispensabile che le procedure vengano eseguite correttamente. Che vi sia una tracciabilità, nella progettazione, costruzione e collaudo».

Proprio come si trattasse di una automobile. Prima di essere messa in strada deve essere equipaggiata con sistemi frenanti, di conduzione e di airbag efficienti. I costi della ricostruzione post terremoto sono sempre più elevati della progettazione e messa in sicurezza preventiva. Quando i protocolli vengono seguiti i danni sono davvero limitati: strutture in cemento armato e acciaio mirate a ottenere resistenza e flessibilità e presenza di dissipatori, che consentono di disperdere l'energia assorbita dagli edifici senza farli crollare, sono i punti di forza dell'edilizia cilena. Punti di forza che salvano vite umane. In Cile, dopo il terremoto del 2010, c'è stato uno tsunami. La distruzione di intere cittadine a sud di Santiago è stata causata dall'inondazione, non dalle scosse. Ad Aravena è stato assegnato il compito di costruire interi quartieri per gli sfollati. Nuovi paesi, villaggi e cittadine in cui si è saputo coniugare antisismica, design e innovazione. L'idea di Aravena è stata quella di costruire "mezze case", assegnate a ogni famiglia sfollata; è stata consegnata una casa costruita solamente per metà: cucina, bagno e due camere. Il resto della struttura ha solamente il muro portante e gli abitanti potranno costruire quando ne avranno la possibilità economica. Le case diventano immediatamente di proprietà dei loro abitanti e, da subito, sono agibili e ospitali. Oltre che antisismiche, ovvio. Vengono consegnate in tempi rapidi in modo da ridurre al minimo il disagio dei terremotati.

Il vantaggio è doppio: le persone colpite dai sismi non sono state parcheggiate in case prefabbricate e dimenticate lì per anni come è accaduto in passato in Cile e come spesso avviene in altri Paesi latinoamericani ed europei. E non sono stati spesi soldi per l'acquisto di unità abitative prefabbricate che, dopo l'uso, sono destinate ad essere distrutte. Con l'impegno dei governi, talvolta non mantenuto in tempi ragionevoli, di costruire delle case "vere".Vi è anche, va ricordato, una cultura e un'educazione al terremoto. Perché i cileni non corrono quando c'è il terremoto? Parrebbe una domanda antropologica. Invece è una questione da porre sul tavolo della Protezione civile dei Paesi a elevato rischio sismico. Tutti gli abitanti del Cile sono cresciuti ed educati all'autocontrollo, quanto meno a quello da terremoto. Con un ministero degli Interni che dà indicazioni chiare.Due anni fa le sirene dislocate nei punti nevralgici delle città, hanno iniziato a suonare, ritmate da un avviso vocale: «Prepararsi! Prepararsi! Sta suonando l'allerta tsunami».

Il forte sisma con epicentro nella regione centrale del Cile, nella provincia di Choapa, 500 chilometri a nord della capitale, ha provocato una decina di morti e danni modesti, se rapportati all'intensità delle scosse. Un milione di cileni è stato evacuato, ma dopo una notte di angoscia l'allarme è rientrato.A vivere sulla faglia ci si abitua, ma è anche un'arte secondo molta letteratura cilena. I cileni non corrono, dicevamo. Proprio così, un gruppo di giornalisti inglesi, in Cile nel 2010, l'anno di un terremoto devastante, dedicò un programma alla Bbc per capire le radici di questo aplomb.La paura c'è. Ma i cileni sanno dominarla. Per esempio, se le scosse arrivano di notte, hanno imparato a resistere a quelle più lievi, magari restando a letto. C'è persino chi dice che, se le scosse sono lievi, vi sia un che di eccitante nel pensare che la Terra liberi energia.


© RIPRODUZIONE RISERVATA