Progettazione e Architettura

Il duo veneto C+S trasforma il palasport di Bergamo in una galleria d'arte

Mauro Salerno

Un polo per l'arte - luminoso e con terrazza panoramica sulla città - al posto di un vecchio palazzetto dello sport. È il progetto di trasformazione urbana con cui Bergamo intende regalarsi una galleria d'arte moderna, da affiancare al progetto di riqualificazione delle vecchie caserme affidate con un concorso dal duo italo spagnolo Barozzi e Veiga.

Anche la rigenerazione del palasport , che nella sua seconda vita si trasformerà nella «Gamec», è firmata da un duo: questa volta tutto italiano. Si tratta dei veneti C+S Associati (Carlo Cappai e Alessandra Segantini) cui è stato affidato lo studio di fattibilità del nuovo progetto al termine di una procedura a inviti che aveva visto in lizza anche lo studio toscano Archea e i milanesi Caruso-Torricella.

«Abbiamo scartato l'ipotesi della demolizione - spiega Alessandra Segantini - e abbiamo puntato subito su un progetto di retrofit capace di gettare un ponte tra passato e futuro». Non solo dell'edificio, ma dell'intera area interessata dall'intervento.

Gli architetti hanno lavorato su un budget da 8 milioni. Sei milioni verranno finanziati dalla Fondazione della Banca Popolare di Bergamo. Gli altri due li metterà il Comune. L'obiettivo è chiudere la partita nel giro di quattro-cinque anni. Anche perchè per portare a termine il nuovo progetto bisogna prima spostare il palasport in un'altra area (già individuata all'interno della trasformazione dell'ex Ote). Lo studio di fattibilità messo a punto da C+S («praticamente un preliminare», sottolinea Segantini) sarà a messo a gara per la sviluppo del progetto definitivo ed esecutivo. Poi partirà il bando per i lavori.

Il palasport di Bergamo è un edificio a forma ellittica realizzato negli anni '60 con strutture verticali in cemento armato. «Il progetto di retrofit - spiegano gli architetti - si concentra sulla possibilità di trasformare radicalmente la struttura interna dell'edificio demolendo le gradonate ma mantenendo invece intatta la cintura dei pilastri che descrivono e caratterizzano la forma ellittica dell'edificio».

Il foyer «è un corpo proiettato verso l'esterno che si trasforma in una soglia tra città e arte». Sul volume ellittico superiore, in lastre curve di acciaio zincato, si appoggia una lanterna traslucida di coronamento che ospita un bar/ristorante aperti verso una terrazza panoramica. «Il volume si trasforma in una lanterna durante le ore notturne, diventando un'attrattiva visiva per l'edificio e il suo intorno». Mentre «il foyer sarà uno spazio a disposizione per attività ricreative, commerciali ed espositive per piccole collezioni».

Le sale espositive sono state inserite al centro del museo, «in una preziosa scatola traslucida capace di far interagire visivamente aree funzionali altrimenti estranee tra di loro». La trasparenza delle pareti perimetrali del volume sospeso è consentita dall'utilizzo di un sistema modulare di policarbonato alveolare che garantisce la diffusione della luce all'interno delle sale.

Importante notare l'idea di sviluppare il percorso museale in altezza attraverso le sale, aprendo i scorci verso la città. « Il museo non è solo uno spazio espositivo, diventa una macchina per guardare la città da punti di vista inusuali - conclude Segantini - fino a giungere alla grande terrazza panoramica in copertura».


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