Progettazione e Architettura

Uffici milanesi/2. La nuova sede Gft Italia

M.Bar.

Restyling di Dap Studio in un edificio esistente nella periferia Sud della città

Nella periferia Sud di Milano, nei pressi di piazzale Corvetto, è stato inaugurato due settimane fa il nuovo quartier generale di Gft Italia, firmato da Dap Studio, lo studio con sede a Milano, e da poco anche a Parigi, guidato da Paolo Danelli ed Elena Sacco, che per la società aveva già progettato l'headquarter di Torino. L'azienda si è insediata all'interno di un edificio esistente, occupandolo per circa due piani, per un totale di 1.500 mq. Non si tratta solo di un ufficio, ma è un luogo per il confronto e l'incontro: uno spazio fluido e flessibile, pensato per favorire le relazioni interpersonali, dove le postazioni fisse non sono più vincolanti, perché si può lavorare anche su una poltrona, in un salotto accogliente, e si possono scambiare opinioni di fronte ad un tavolo da pranzo.

Innovativa l'articolazione degli spazi interni, concepiti come fossero dei «paesaggi urbani i miniatura». Così li definisce Elena Sacco. In particolare, per un'azienda che lavora con il mondo immateriale dell'Information technology, i progettisti si sono lasciati ispirare dai valori spaziali e sociali tipici delle città. «Nella progettazione dello spazio - racconta Elena Sacco - questo vuol dire inserire dei volumi in modo che il perimetro dell'edificio, per quanto possibile, rimanga libero. Ciò genera dei percorsi fluidi e anche degli spazi che si allargano. Viene, così, ricreata l'idea della strada e della piazza. È un'organizzazione dello spazio che moltiplica i punti di vista, i percorsi, in modo che le persone si possano incrociare anche in modo casuale». L'articolazione degli ambienti «consente di creare situazioni diverse, funzionali anche al modo di lavorare della società, molto dinamica, giovane, con un'organizzazione del lavoro non gerarchica ma fatta per gruppi che ogni volta si ricompongono». «C'è un punto in cui ci sono tavolini rotondi, quasi come fosse una piazzetta, un dehors di un bar», riferisce ancora l'architetto.

Lo spazio dell'ufficio è attraversato da una parte all'altra da un volume che contiene le aree break. Si tratta di un elemento iconico che riprende la forma archetipa della casa con tetto a falde inclinate, ponendo l'accento su una nuova concezione dell'ufficio, inteso come luogo che si ibrida con lo spazio domestico. Il volume fa anche da fondale allo spazio di lavoro. Con il suo rivestimento metallico «modula la luce: in parte la riflette, in parte la assorbe e crea degli aloni verso l'esterno, per cui è un elemento che genera un riferimento visivo, che aggiunge valore allo spazio» conclude Elena Sacco.

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