Progettazione e Architettura

Milano guida il trend dei nuovi uffici: «piazze» informali tra confort e colori

Mariagrazia Barletta

Non solo design, non solo alta moda, non solo business. Milano è anche la città più avanti nella nuova concezione dell'organizzazione degli spazi per il lavoro d'ufficio

Pochi uffici in stanze chiuse, ampi open space con postazioni assegnate e qualche sala per riunioni. Fino a non molti anni fa il layout delle aree per uffici non lasciava spazio a grandi variazioni. Oggi, non di rado, i rigidi schemi vengono infranti: lo spazio tende a differenziarsi e le aree informali rubano metri quadri alle postazioni fisse. Le innovazioni sul piano dello spazio fisico possono essere più o meno spinte; a incoraggiarle, quando presenti, sono l'adesione ai principi dello smart working, un approccio al lavoro più flessibile, indirizzato alla collaborazione e una cultura aziendale che include nuovi stili di leadership e gerarchie meno nette.

Alcune recenti esperienze milanesi raccontano questa evoluzione. È stata da poco inaugurata la nuova sede di Gft Italia, firmata Dap Studio. L'azienda si è insediata in un edificio della periferia Sud di Milano, occupandolo per circa due piani. Per l'azienda che lavora con il mondo immateriale dell'It, i progettisti si sono ispirati ai valori spaziali e sociali delle città. Lo spazio dell'ufficio è attraversato da un volume che contiene le aree break. Un elemento che ha aiutato a generare «percorsi fluidi, ricreando l'idea della strada, della piazza. È un'organizzazione dello spazio che moltiplica i punti di vista, i percorsi, in modo che le persone possano incrociarsi in modo casuale», spiega Elena Sacco, titolare di Dap Studio, insieme a Paolo Danelli. Ciò «consente di creare situazioni diverse, funzionali anche al modo di lavorare della società, molto dinamica, giovane, con un'organizzazione del lavoro non gerarchica ma fatta per gruppi che ogni volta si ricompongono». «C'è un punto in cui ci sono tavolini rotondi, quasi come fosse una piazzetta, il dehors di un bar», riferisce Elena Sacco.

Apre un orizzonte sull'ufficio del futuro, la nuova sede di Ernst & Young. L'Hq è nato nel cuore di Milano, in un complesso di edifici esistenti, ed è stato progettato da Degw, brand del gruppo Lombardini22. Sono state realizzate molteplici tipologie di spazi, ciascuna adatta a specifiche necessità (comunicare, collaborare, contemplare, concentrarsi, rilassarsi, accogliere), modulate per grado di privacy e più o meno informali. Non è più la gerarchia né la rigida suddivisione in dipartimenti a determinare l'uso dello spazio. I lavoratori non hanno una postazione assegnata e possono occupare nell'arco della giornata anche più aree, scegliendo tra i vari worksetting quello più appropriato alla specifica attività da svolgere. La mobilità interna ed esterna è tale che per 2.500 persone ci sono circa 1.200 postazioni, non assegnate, e più di 170 sale riunioni e meeting. Stessa concezione per gli interni - anch'essi progettati da Degw - per la Microsoft House nell'edificio firmato Herzog & de Meuron a Porta Volta. Le aree di lavoro open space non prevedono postazioni dedicate: ogni persona si muove negli spazi a seconda delle necessità.

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A caratterizzare lo spazio interno della torre sede del gruppo UnipolSai, che sta per essere costruita a Porta Nuova, è l'atrio che la attraverserà per un'altezza di 75 metri. «Questo grande atrio che tiene insieme un po' tutto, ovviamente ha una ragione energetica, bioclimatica, ma genera anche un edificio aperto, dove i piani si vedono, non li devi solo attraversare», racconta Mario Cucinella. «Tutti gli spazi di condivisione, di relazione - continua l'architetto - si concentrano nella fascia che guarda questo grande atrio e ciò favorisce il rapporto che i piani hanno tra di loro e con l'esterno, in maniera molto inclusiva». Gli interni sono «la metafora di una piccola città verticale. Sia gli spazi comuni, sia l'auditorium che diventa anche uno spazio espositivo, formativo, ma anche le hall dove si incontrano le persone, le lounge ai piani, fanno sì che percorrere lo spazio sia un po' come camminare per strada, trovare una piazza, una panchina. Tutto questo sistema relazionale si sta trasformando in uno spazio più diversificato», afferma Cucinella.

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Ampi spazi informali e di condivisione anche per il nuovo Hq Siemens firmato Barreca & La Varra (per gli interni in collaborazione con Degw). Gli uffici favoriscono le relazioni e il lavoro in team. Dal 2011 Siemens è orientata allo smart working. E, già nella vecchia sede in Bicocca aveva sperimentato uno spazio di lavoro con il 20% di postazioni fisse in meno, a vantaggio di uno spazio fluido, informale e temporaneo. «Era un progetto di alcuni anni fa che aveva l'obiettivo di riorganizzare lo spazio di lavoro ed ora è accolto nel nuovo edificio» racconta Gianandrea Barreca. «Anche l'architettura - ci spiega - è fatta per realizzare questa dinamica di spazi ampi, fluidi, trasformabili. Per esempio, il passo strutturale delle colonne è abbastanza ampio, in modo che i pilastri diventino sempre meno un impedimento, mentre la finestratura a nastro genera una luce indifferenziata negli interni».

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Particolare la condizione degli architetti che trasformano edifici esistenti, per ospitare nuovi uffici. Spesso l'utente finale arriva a cantiere aperto, e sarà un consulente di quest'ultimo a occuparsi dell'interior design. Chi progetta il restyling spesso non sa chi occuperà l'immobile, e deve tenersi pronto a più possibilità perché l'immobile può diventare sede di un'unica azienda o andare a più tenant. Esemplari i due progetti di Park Associati e Gbpa Architects. Park Associati sta trasformando un edificio degli anni ‘80 in via Chiese per Generali Re. Parziali demolizioni e ricostruzioni renderanno più dinamico il volume che sarà ricoperto da una nuova facciata trasparente e performante. I luoghi di lavoro che vengono fuori adattando l'esistente possono raggiungere standard elevati e rispondere alle più moderne esigenze, ci dice Michele Rossi co-fondatore di Park Associati insieme a Filippo Pagliani. «Spesso - aggiunge - ci accorgiamo che edifici soprattutto degli anni '60 degli anni '70, avevano un'impostazione molto corretta. Quindi se la maglia strutturale è già stata disegnata in origine correttamente, allora l'edificio può essere a tutti gli effetti paragonabile a un edificio costruito ex novo». Gbpa Architects ha appena terminato la trasformazione dell'edificio ex Tecnimont, che sarà interamente occupato da Amazon. Viene scelta una facciata in vetro altamente performante, in sostituzione della vecchia cortina in alluminio che era «impenetrabile dal punto di vista sia fisico che visuale», racconta Federica De Leva, partner di Gbpa Architects. Valorizzata anche la zona d'ingresso, grazie a una demolizione mirata.

ALESSANDRO ADAMO (DEGW): «NEGLI UFFICI MENO POSTAZIONI FISSE, E PIÙ SPAZI PER I TEAM»

Qual è la strategia per preparare l'edificio a esigenze, che potrebbero essere molto avanzate, ma che non si conoscono in partenza, in quanto l'utente finale è ignoto in fase di progettazione? «Il rapporto tra lo spazio di lavoro fisico, quello tradizionale della scrivania e l'area break, prima era su un 80-20, ora siamo su un 50-50», spiega Antonio Gioli, partner e fondatore di Gbpa Architects. E questo dato va considerato. «Sicuramente - continua - uno dei trucchi è concentrare i collegamenti verticali, perché questo genera commistione, incrocio di flussi di persone. Prima questa cosa non veniva considerata, anzi era meglio separare per blocchi». «Poi è importante prevedere degli spazi potenzialmente comuni». Nel caso dell'edificio Monte Grappa 3, continua Gioli, «la terrazza ha questa funzione, la piazza interna lo stesso, e anche la reception a doppia altezza». E poi la predisposizione di aree break a ogni semipiano e la creazione di piante libere.


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