Progettazione e Architettura

Dall'ampliamento ipogeo alla casa-nuvola su pilotis: la residenza cerca l'originalità

Mariagrazia Barletta

Le soluzioni sperimentate dai progettisti per trovare nuove modalità espressive sull'abitazione privata

Laboratorio di sperimentazione per chi ha il coraggio di innovare, la casa si offre come terreno fertile per coltivare idee. Gli architetti più esperti possono mettere a frutto ricerca ed esperienza maturate negli anni, i più giovani - che sembrano meno disposti a osare - possono farne comunque un trampolino di lancio. La condizione è avere un committente-complice perché, come ha detto il Pritzker Álvaro Siza, «la casa perfetta nasce da un raro momento di sintonia tra il proprietario e l'architetto». Ma, se le giuste condizioni si incastrano c'è spazio anche per le idee più ardite. Raccontano questo le abitazioni realizzate nell'ultimo anno e mezzo in Italia. A testimoniare che le idee più rivoluzionarie possono affermarsi, sono le case, sospese tra cielo e terra, diventate realtà a Cremona, firmate dallo studio Arkpabi (Giorgio Palù e Michele Bianchi Architetti).

Inaugurate lo scorso settembre, le abitazioni progettate dallo studio Arkpabi si ergono su esili e lunghi fusti che a varie quote sorreggono piastre prefabbricate, ciascuna delle quali ospita una villa contornata da vetrate continue.
Lo studio di Cremona fa della sperimentazione tecnica e materica il suo credo, e queste abitazioni rappresentano - come loro stessi affermano - il progetto più radicale e visionario che abbiano mai concepito. Sperimentare nuove forme di abitare per generare luoghi stimolanti ed empatici, dove sia prevalente la componente emozionale, è lo spirito da cui nascono le "case-nuvola".
Sono i vuoti a primeggiare rispetto alla massa costruita, in modo che ogni abitazione abbia intorno a sé nient'altro che l'aria. Le residenze si innalzano al di sopra di una grande piastra commerciale sulla cui copertura è stata sistemata una zona verde con una fitta alberatura, mentre ogni villa è dotata di giardino pensile. Il risultato è innovativo, eppure tutto parte dalla rilettura dei famosi «cinque punti di una nuova architettura» di Le Corbusier, ossia: i pilotis, il tetto-giardino, la pianta libera, la finestra in lunghezza e la facciata libera.
Segno che la lezione dei grandi maestri non è esaurita in termini di nuove possibilità espressive.

Sperimentazione più nascosta, ma ben presente, nella villa Carber che lo studio Buratti Architetti, guidato da Gabriele e Oscar Buratti, ha appena realizzato a Cazzano Sant'Andrea (Bergamo). Si tratta di una villa adagiata su un ripido pendio delle prime colline che si aprono sulla Val Seriana. Mixare cultura, tradizione, ricerca e sperimentazione è nel Dna dello studio. «Ciò che caratterizza il nostro studio, e si vede in quella casa, è la trasversalità di scala» ci dice Gabriele Buratti. «Noi ci occupiamo - continua - sia di architettura, di piccoli edifici, che di interior, e di design del prodotto, per cui l'attenzione alla scala - che deve essere appropriata - l'attenzione al dettaglio, l'uso adeguato di materiali, di tecniche e forme, sono tra le cose che ci interessano di più. Per cui ci sono in quella casa alcuni dettagli molto sofferti e studiati, ma c'è anche, secondo me, da una vista un po' più generale, un valore architettonico che arriva prima dei dettagli». Impegnativa dal punto di vista strutturale, la villa sul lato sud si lancia verso il vuoto con due grandi terrazze a sbalzo che sembrano sospese tra gli alberi.
Altro elemento di grande qualità è il tetto, trattato come un elemento scultoreo. «Abbiamo lavorato sulle sezioni delle gronde, che creano dei giochi come fosse una lavorazione a diamante sugli spigoli», riferisce Gabriele Buratti. Lavorare sul dettaglio, ridurre al minimo gli elementi costruttivi per giungere ad una percezione chiara dell'edificio.

È questo, invece, il punto di approdo della ricerca progettuale condotta da Comfort Architecten , lo studio di Brunico (Bz) fondato da Marco Micheli e Michael Mumelter. Ne è un esempio Casa Plattner terminata lo scorso gennaio ad Auna di Sotto, sull'altipiano del Renon, vicino Bolzano. «Per noi la semplicità è un metodo di costruzione, applicandolo tutto diventa più chiaro e leggibile. Meno ornamenti ci sono e più elegante è il risultato», ci dice Michael Mumelter. In linea con tale approccio, la cura del dettaglio deve dare il suo contributo nel rendere "pulita" la visione d'insieme. Così, ad esempio, i frangisole sono integrati al di sotto delle finestre e le aperture si estendono a tutta altezza.
La conformazione dei volumi dell'abitazione è diretta conseguenza dell'orografia del territorio. La casa nasce su un pendio molto ripido. Dunque non c'era posto per un giardino esterno e gli architetti hanno deciso di realizzare volumi sfalsati in modo da ottenere spazi aperti, organizzati su terrazze, ad ogni livello.

Interessanti esiti si trovano anche tra giovani e promettenti architetti. L'architettura tradizionale è il punto di partenza per la casa progettata da Rudolf Perathoner , costruita in circa cinque mesi a Selva di Val Gardena a quota 1.560 metri. Partire dalla conformazione del maso per «reinterpretare il tetto a falda in chiave contemporanea» era l'obiettivo, riferisce l'architetto. Il tetto diventa copertura e prospetto, un volume sfaccettato e tagliato per ottenere abbonanti bucature verso sud, dove per sottrazione sono ricavate ampie terrazze. Un lavoro che ha dato notorietà allo studio altoatesino, grazie al quale ha ricevuto - ci racconta Perathoner - commesse per progettare strutture ricettive in Austria e a Livigno.

Hanno fatto il giro del mondo le immagini della casa realizzata sulla costa delle Alpi Valtellinesi, sui resti di un vecchio rustico abbandonato, progettata dall'architetto, con base a Sondrio, Rocco Borromini (classe 1976). Due setti in pietra locale a spacco, una facciata in legno di larice spazzolato e ampie vetrature: pochi elementi per reinterpretare la tradizione in modo espressivo.
A Villandro (Bolzano) Pavol Mikolajcak , il giovane architetto con studio a Bolzano, che con Peter Pichler ha da poco consegnato il rifugio Obereggen sulle Dolomiti di Nova Ponente, si fa notare con un altro progetto. Sceglie ambienti semi-ipogei per ampliare un pregevole esempio di architettura rurale del Sud Tirolo: una residenza tipica, con tetto in scandole di legno ed annesso capanno. Preservare l'autenticità dell'edilizia tradizionale, assecondare le più moderne necessità legate al vivere quotidiano del giovane proprietario e trovare un equilibrio con il paesaggio, era il delicato tema da affrontare. L'occasione per risolverlo arriva dalla topografia. Mikolajcak inserisce nel profilo della collina le nuove funzioni abitative, in aderenza all'antica residenza. Sono i materiali scelti a graduare la transizione tra antico e nuovo: pietra naturale, acciaio, legno e cemento a vista, fino ad arrivare alla grande vetrata affacciata sulle Dolomiti e la Valle Isarco, incorniciata da una struttura in cemento a più facce.

Reinterpreta la casa a patio, la villa, battezzata Mz house, costruita a Peschiera del Garda (Verona) e firmata dallo studio Circlelab architecture in collaborazione con il giovanissimo team di Clab: Andrea Castellani, Nicola Bedin, Paolo Rigodanzo, Matteo Fiorin . I progettisti hanno testato l'impiego dell'Xlam, racconta Federico Signorelli, architetto di Circlelab che ha diretto i lavori. Tanti i vantaggi, innanzitutto legati ai tempi di esecuzione. «Abbiamo realizzato questa casa all'incirca in 7 mesi, ma la struttura l'abbiamo montata in 20 giorni», ci dice Signorelli. Il costo: un 10% in più rispetto ai sistemi tradizionali in muratura, ma «quel 10% - ci dice - viene compensato dalla velocità di realizzazione e dalla qualità del prodotto».


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