Progettazione e Architettura

Il design «scabro ed essenziale» di Vargas per il capannone nell'area Indesit

Luigi Prestinenza Puglisi

L'edificio industriale con annessa palazzina uffici nell'area industriale di Aversa è stato commissionato a Davide Vargas da Nardi Lane

Davide Vargas fa parte della scuola di architetti che non si perdono a inseguire effetti appariscenti ma effimeri. Cercano, invece, di limitare il loro intervento alle mosse essenziali. Si direbbe un approccio minimale, se non fosse per il fatto che sono viste con sospetto anche le degenerazioni del minimalismo. Quando cioè l'essenzialità diventa un gioco formale fine a se stesso seguendo il quale l'edificio ne perderebbe in ragionevolezza, solidità, compattezza, mentre i costi lieviterebbero per realizzare dettagli raffinati ma impossibili.

Il progetto che qui presentiamo è un edificio industriale di 2.600 mq con annessa palazzina uffici ubicato nel Comune di Carinaro nell'area Asi Aversa nord. La zona, negli anni sessanta, era chiamata la Svizzera del sud con 12mila addetti impiegati solo nell'Indesit. Oggi è caratterizzata dai vuoti dell'industrializzazione persa e dai tentativi di riconversione. Si tratta, in sostanza, di un paesaggio con forti elementi di riconoscibilità - quali linee ferroviarie dismesse, tralicci e tubazioni aeree- sommersi o degradati. Tuttavia carichi di interesse. Ci sono, poi, zone dove l'iniziativa privata si prende cura di strade e zone a verde. Insomma: un contesto di complicata decifrazione, dove occorreva intervenire con opere solide e ben relazionate,

I due corpi di fabbrica consentono la gestione dell'attività di approvvigionamento, selezione, imballaggio e spedizione di sottoprodotti di origine animale ed in particolare lana sucida, cioè appena tosata e che deve ancora essere sottoposta a lavaggio. Questo tipo di lana è ancora oggi considerata un rifiuto e costituisce un costo per i pastori e per l'ambiente ma ha, tuttavia, buone caratteristiche tecniche e potrebbe essere adoperata nel tessile.
Il capannone e la struttura degli uffici sono stati realizzati in prefabbricato. I pannelli di chiusura del capannone sono stati prodotti su disegno immettendo nella produzione corrente del prefabbricatore la nota delle rigature. Tutto il resto è stato costruito in opera, utilizzando maestranze locali.

Il progetto si propone di entrare nella trama complessiva dei segni del luogo. E ciò avviene attraverso la sequenza uffici/pensilina/torre pensati come gli elementi di riconoscibilità dell'intervento.
Le opere in ferro, che oltre alla pensilina e alla torre caratterizzano i rivestimenti e i portoni, hanno un ruolo privilegiato nella organizzazione di questa immagine: «comunicano - ci racconta Davide Vargas - con la loro semplice struttura, che si limita a evocare una sorta di ossatura, un'idea scarnificata di luogo di lavoro. Insieme sembrano essere stratificazioni depositate sul manufatto industriale. Come lo è un accento su una parola».
Tutto il progetto è un esercizio di realismo: «una fabbrica- continua Vargas- costituisce il campo dove io credo sia possibile sperimentare al meglio il passaggio da quello che si potrebbe fare in architettura a quello che si può effettivamente fare. L'ora e il qui del progetto».

Questo atteggiamento ha voluto dire fare i conti con i limiti della realtà; siano queste le maestranze, le tecnologie o il budget economico. E di conseguenza, come accennavamo in apertura, una rigorosa gestione dei segni pensati dal progettista per essere sufficientemente forti per relazionarsi con il non facile intorno e, in fase di costruzione, resistere ai tempi e alle difficoltà del cantiere.
«In questo contesto - conclude Vargas - viene in mente un verso di Montale: "avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale". Ma questo è un bene. Come in economia l'incertezza si trasforma in incentivo. E si potrebbe formulare una specie di metodologia del non-negoziabile». Un minimo di quel massimo di qualità che ogni intervento, per il fatto di venire alla luce, deve avere.


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