Progettazione e Architettura

Pronta a Bressanone la «scuola-campanile» firmata da Modus Architects

Mariagrazia Barletta

Si tratta dell'ottavo edificio scolastico progettato dallo studio fondato da Matteo Scagnol e Sandy Attia

La scuola come luogo di riferimento e aggregazione per i cittadini di una stessa comunità, così come lo erano le chiese attorno alle quali si riuniva la popolazione degli antichi nuclei montani. È il concetto all'origine della nuova scuola nata a Sant'Andrea, un piccolo agglomerato a mille metri di quota che sorge sui pendii delle montagne brissinesi. La piccola frazione di Bressanone (Bolzano) ha un nuovo edificio che riunisce sotto un unico tetto: l'asilo, la scuola elementare, la biblioteca comunale e una grande palestra utilizzabile anche come teatro o sala per eventi. Il progetto, nato da un concorso, è di MoDus Architects che porta a compimento, così, la sua «ottava scuola», riferisce Matteo Scagnol, fondatore dello studio con Sandy Attia.

«La chiesa con il suo campanile svettante era l'elemento identificativo di ogni piccolo aggregato che punteggia le coste delle montagne», racconta Matteo Scagnol in riferimento al territorio altoatesino. «La scuola è diventata un secondo elemento di identificazione e di aggregazione in questi piccoli centri perché ha un carattere non solo temporaneo, ossia non viene solo utilizzata per otto mesi l'anno, ma è una scuola per tutte le stagioni», afferma l'architetto. «La scuola – continua - dal nostro punto di vista doveva essere espressione dell'attività pubblica che vi si svolge, un'opera pubblica nella quale la comunità potesse identificarsi, in quanto contenente servizi non solo rivolti ai bambini, ma trasversali e per tutte le età».

Il concorso conclusosi nel 2007 (il cantiere è rimasto a lungo fermo dopo il fallimento dell'impresa che aveva iniziato i lavori) richiedeva di ampliare la scuola esistente ricavata a sua volta da un immobile residenziale, ossia «un edificio modesto degli anni Cinquanta» riferisce Scagnol. Lo studio altoatesino ha optato per il parziale mantenimento della preesistenza, ma trasfigurandola. La nuova struttura cita l'architettura tradizionale alpina. «In questi territori si costruisce sempre su pendii quindi c'è bisogno dell'attacco a terra, di uno zoccolo, e poi di un elemento che si sovraimpone, che si solito è una struttura lignea. Questa è l'immagine tradizionale dell'architettura alpina che abbiamo voluto cogliere», racconta l'architetto. «Nel nostro progetto - continua - il basamento si apre sul retro con una grande piazza di ingresso per i bambini. Sopra invece c'è questo volume, quasi che si stacca, sembra appoggiato, ed è completamente ligneo, ad esclusione della sola scuola preesistente».

Spazi sensorialmente stimolanti, luminosi, colorati e variegati, caratterizzano gli interni. Al bando la monotonia e, per quanto possibile, ogni conformazione scatolare. Così, lo spazio di distribuzione orizzontale è ampio, ricco, con pareti verticali oblique che divergono o convergono a seconda del punto dalle quali le si guarda. Evitare «aule chiuse con corridoio parallelo o bi-frontale» è il tema seguito, racconta ancora Scagnol. Bacheche, guardaroba aperti e colorati, e aree informali organizzate con pouf, animano l'ampio spazio di distribuzione. Porte scorrevoli separano la classica aula per le lezioni frontali da un ambiente adatto al lavoro in gruppo.

Terminato il concorso, ci sono state delle fasi di confronto con gli insegnanti, con i dirigenti della scuola, e poi anche con i genitori interessati. «Quello che abbiamo imparato, chiedendo come gli insegnanti gestissero la giornata e utilizzassero gli ambienti, ci è servito per disegnare gli arredi», racconta Scagnol. Ma le aspirazioni dell'architetto non si fermano alla creazione di arredi custom-made, volti ad evitare ogni forma di triste standardizzazione. «Le pareti delle aule dovrebbero essere quasi tutte utilizzabili come ulteriori superfici su cui scrivere. La scuola dovrebbe essere come un grande pentagramma con pareti trasformabili e utilizzabili». Ma a frenare le aspirazioni - ci dice - ci sono i rigidi vincoli normativi, che «fanno solo riferimento a valori mai prestazionali», prescrizioni che spesso finiscono col diventare un ostacolo alle soluzioni più innovative.


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