Progettazione e Architettura

Rossi Prodi: chi progetta campus non sottovaluti gli «spazi intermedi»

Mariagrazia Barletta

Intervista al docente della facoltà di Architettura di Firenze e fondatore di uno studio che ha progettato strutture universitarie

L'edilizia universitaria? «A parte poche scintille, l'Italia è stata ferma per troppo tempo». Esordisce così Fabrizio Rossi Prodi, docente della facoltà di Architettura di Firenze e fondatore di uno studio che ha progettato strutture universitarie.
Tra gli ultimi interventi portati a termine dal suo studio, c'è la sede dei dipartimenti di Chimica, Farmacia e Scienze della terra dell'Università di Modena e Reggio Emilia. «Le università - dice l'architetto - hanno avuto una stagione di grande rinnovamento, di crescita, negli anni Sessanta-Settanta, poi si sono fermate e mi pare che ci siano stati solo alcuni interventi edilizi parziali, frammenti, nei decenni successivi».
Nel campo dell'architettura, «negli ultimi 10-15 anni gli esempi sono stati molto limitati e dopo tanto tempo finalmente cominciamo a muoverci. Ma se mettiamo il naso fuori dai confini nazionali, le università si sono rinnovate ampiamente, anzi, direi che molto spesso l'edilizia universitaria è proprio un paradigma di buona architettura». «D'altra parte mi sembra che veniamo da 10-15 anni di scarsa attività edilizia e quindi naturalmente, nel frattempo, le esigenze sono maturate».

In definitiva, l'attuale necessità di rinnovamento degli spazi è proporzionale al tempo trascorso nell'inattività edificatoria che ha caratterizzato gran parte delle università italiane. Tra i temi importanti da considerare nel disegno degli spazi, secondo il professore Rossi Prodi, c'è l'interdisciplinarità: «Oggi - aggiunge - è dall'incontro di diverse discipline che nasce un valore aggiunto». Basilare è anche l'evoluzione della didattica: «Per quanto riguarda le strategie formative di molte università - sottolinea - si ritiene che il team building e lo scambio di esperienze siano molto importanti. Significa che a volte è più importante lo spazio dove andare a prendere il caffè o un salottino dove stare e occasionalmente incontrare gli altri ricercatori, che non il laboratorio scientifico».

«C'è tutto un mondo di scambi che è importantissimo. Per questo gli impianti tipologici monofunzionali, specializzatissimi, secondo me non sono oggi all'avanguardia, tutt'altro. Hanno grande valore, invece, gli spazi intermedi, i luoghi di incontro e di confronto non programmati, che sono un po' la prosecuzione (all'interno dell'università, ndr) dello spazio della città». Lo studio Rossiprodi associati sta portando a termine - i lavori sono quasi conclusi - un progetto per la Banca Mondiale. Si tratta del recupero di una decina di padiglioni dell'Università di Guyana a Georgetown. «Siamo andati lì con l'idea di demolire e costruire qualcosa di occidentale. E invece ci siamo messi a imparare. Abbiamo capito rapidamente che bisognava conservare, liberare, ottimizzare e soprattutto utilizzare le loro tecniche», racconta.

Da poco lo studio ha vinto la gara per la progettazione della nuova sede del dipartimento di Chimica e farmacia dell'Università di Sassari. A quasi nove anni dall'avvio del concorso per l'ampliamento del campus dei Rizzi ad Udine (bandito dall'Università di Udine nel 2008) lo studio Rossiprodi associati, che risultò vincitore, ha da poco consegnato il progetto esecutivo per la nuova biblioteca. Il concorso prevedeva anche nuovi dipartimenti, ma «non sono stati finanziati» ci dice l'architetto. «Il progetto è stato ampiamente rivisto, spostato. Comunque, riuscire a sopravvivere - conclude - è un successo, perché in Italia succede di tutto».


© RIPRODUZIONE RISERVATA