Progettazione e Architettura

Napoli/1. Città della Scienza, sbloccato il progetto del 2015 per l'area di Bagnoli

Mariagrazia Barletta

L'accordo con Invitalia fa ripartire la conferenza di servizi per l'ok finale al maxi-intervento

L'inaugurazione del nuovo planetario e di Corporea, il museo interattivo dedicato alla comprensione dei meccanismi che permettono il funzionamento della macchina umana, è il simbolo della rinascita per la Città della Scienza a Napoli, dopo il rogo che il 4 marzo 2013 ha ridotto in cenere lo Science Centre, principale attrattore per la cittadella della conoscenza partenopea. L'apertura dei nuovi spazi rappresenta una rinascita non solo perché con le nuove strutture, uniche nel panorama museale italiano, Città della Scienza «potrà tornare ad essere nuovamente uno dei principali poli di conoscenza e innovazione del nostro Paese, e ricominciare ad attrarre ragazzi e curiosi da tutto il mondo (l'esposizione sarà in tre lingue: italiano, inglese e cinese, ndr)», come ricorda il suo fondatore e presidente, Vittorio Silvestrini, ma anche perché con il taglio del nastro di Corporea, di fatto inizia una nuova fase per il polo della scienza di Bagnoli.

Quello che doveva essere l'ultimo tassello della storia architettonica della cittadella dell'innovazione di Napoli, diventa, dunque, il simbolo della rinascita. Aperte le porte di Corporea, il passo successivo è infatti la ricostruzione dello Science Centre distrutto dall'incendio doloso del 2013. Il progetto già c'è, ed è il frutto del concorso internazionale di progettazione, bandito con la Fondazione Inarcassa, e conclusosi a luglio 2015 con la vittoria di un giovane team di architetti. «Abbiamo firmato un accordo con Invitalia per sbloccare la realizzazione del museo incendiato» ha affermato Vincenzo Lipardi, Consigliere delegato di Città della Scienza, durante la presentazione alla stampa di Corporea e del planetario, che si è tenuta ieri nella Sala Giunta della Regione Campania. L'accordo, siglato lo scorso 17 febbraio con l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, soggetto attuatore del programma di risanamento ambientale e di rigenerazione dell'area Bagnoli-Coroglio, riattiva la conferenza di servizi regionale per la ricostruzione dello Science Centre.

Si sblocca, così, una situazione che era in una fase di impasse. Nei tempi previsti, i giovani vincitori del concorso avevano sviluppato il progetto. Poi, ricevuto il definitivo, la Regione - in virtù dell'Accordo di programma quadro sottoscritto ad agosto 2014 dal Governo, dalla Regione Campania e dal Comune di Napoli – aveva il compito di indire la conferenza di servizi per il rilascio delle necessarie autorizzazioni. Ma è poi sopraggiunta la necessità di raccordarsi con il commissario per la bonifica e la riqualificazione di Bagnoli, Salvo Nastasi. Con l'accordo siglato poco più di una settimana fa con Invitalia, l'iter è stato sbloccato e ora si prevede di terminare l'opera nel 2020. «In tre anni possiamo completare questo bellissimo museo», ha affermato il dottor Lipardi. Il progetto è in variante al Prg, per cui occorrerà un passaggio in Consiglio comunale e poi bisognerà indire la gara per appaltare i lavori.
La proposta per il nuovo Science Centre è opera del raggruppamento composto da Stige & Partners, Icaro, Dinamicamente Architetti, Nicola Marchetti, Alfredo Postiglione, Salvatore De Lucia, Valerio Ciotola e Andrea Guazzieri. Ispirato agli esempi di archeologia industriale, il progetto propone un doppio volume compatto, con tetto a due falde e una ragionata sequenza di piazze, per fare del luogo anche uno spazio di aggregazione, di incontro e di scambio. Le bucature dell'involucro sono pensate in modo da dar vita ad un pattern di finestre, che, retroilluminate, ripropongono ogni sera l'immagine della struttura in fiamme.


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