Progettazione e Architettura

Copertura per l'Arena di Verona, vince la «conchiglia» dei tedeschi Gmp

Mariagrazia Barletta

Lo studio Gmp con l'engineering Sbp si aggiudica il concorso internazionale lanciato dal comune di Verona che ha raccolto 84 candidature

Dalle avveniristiche coperture degli stadi tra i più famosi al mondo, alla progettazione di una protezione high-tech per uno dei più celebri anfiteatri romani. Lo studio di architettura Gmp - Architekten von Gerkan, Marg and Partners e la società di ingegneria Schlaich Bergermann partner si aggiudicano il concorso internazionale di idee per la copertura dell'Arena di Verona, lanciato lo scorso marzo dal Comune veneto. Si tratta di due grandi studi che hanno fondato il loro quartier generale in Germania per poi diffondere sedi in tutto il mondo. Insieme hanno progettato diversi stadi, tra cui l'arena del tennis per i Giochi olimpici di Rio 2016, la copertura del nuovo stadio di Manaus, in Brasile, e lo stadio del basket a Dongguan, in Cina.
Lo studio Gmp ha di recente firmato in Italia anche il restyling dello stadio Druso di Bolzano, insieme all'architetto Ralf Dejaco, socio della Dejaco + Partner di Bressanone, e allo studio di ingegneria altoatesino Bergmeister. Tra i progetti italiani realizzati dallo studio Gmp ci sono il terminal aeroportuale di Ancona, l'ospedale Borgo Trento a Verona, la Fiera e il Palacongressi di Rimini.

Per l'Arena il tema era complesso, perché oltre a ricercare una soluzione tecnologica e architettonica in grado di chiudere una vasta superficie (circa 12mila metri quadri), i progettisti dovevano anche confrontarsi con un contesto di rara eccezione. Rispettare i vincoli archeologici, architettonici e ambientali del delicato tessuto urbano in cui l'Arena si inserisce, ed inoltre, trovare soluzioni totalmente reversibili e rispondere al principio del minimo intervento, erano alcuni dei punti chiave a cui dare risposta. Doppia, poi, la funzione da affidare al grande "ombrello": permettere l'organizzazione di spettacoli anche in caso di pioggia e preservare le pietre dall'azione disgregante dell'acqua piovana, principale causa di degrado per l'antica struttura.

Tra i principali criteri scelti per selezionare i migliori progetti ci sono anche la «realizzabilità», la «transizione rapida tra assetto aperto e chiuso» della copertura, la «leggerezza», la capacità di «restituire la piena visibilità dell'anfiteatro quando la copertura non serve», il «rispetto dei vincoli archeologici, architettonici e ambientali», la capacità di dialogare con l'Arena senza primeggiare. Ad elencarli, in occasione della presentazione dei progetti vincitori tenutasi ieri nell'aula magna del Rettorato del Politecnico di Milano, è stato l'architetto Francesco Doglioni, già professore di restauro all'Università Iuav di Venezia e membro della giuria.

Per il team tedesco, fonte di ispirazione è il velarium: il sistema di copertura mobile in tessuto utilizzato dai Romani per ricoprire gli anfiteatri. Il progetto prevede un anello perimetrale poggiato sul bordo superiore dell'Arena, funi di acciaio e gli immancabili teli. E poi un sistema di riavvolgimento dei cavi che consente, quando la copertura è in assetto aperto, di mantenere quasi completamente libero lo spazio aereo soprastante l'anfiteatro. Quando la copertura è aperta i cavi e i teli vengono alloggiati, infatti, all'interno della struttura perimetrale. «L'anello sospeso che appoggia sul perimetro superiore dell'anfiteatro, nel risolvere il problema tecnico di sostenere e alloggiare i teli di copertura, offre una figura architettonica all'esterno e all'interno coerente e appropriata», si legge nel verdetto della giuria.

Scelto il progetto vincitore, si aprirà un tavolo di confronto con la Soprintendenza e il Mibact. È quanto è merso nel corso della presentazione dei progetti vincitori. Mancano 13 milioni e mezzo di euro: è questo il costo stimato per la realizzazione del progetto tedesco. «Rilancio la palla nel campo di Sandro Veronesi», ha affermato alla presentazione il sindaco di Verona, Flavio Tosi, riferendosi al reperimento delle risorse finanziarie. «L'azienda è in grado di affrontare queste cifre», ha risposto il patron di Calzedonia che ha già finanziato il concorso con 100mila euro (il montepremi era di 70mila euro).

Sono stati 84 i progetti esaminati dalla commissione, presieduta dall'avvocato Marco Mastroianni, affiancato dal dottore ingegnere Sergio Menon, rispettivamente direttore generale e dirigente della sezione Edilizia monumentale del Comune di Verona. Cinque i membri esterni: l'archeologa Elena Francesca Ghedini (Università di Padova), l'ingegnere Pier Giorgio Malerba (Politecnico di Milano), l'architetto Gino Malacarne (Università di Bologna), l'architetto Francesco Doglioni (ex professore di restauro all'Iuav) e l'ingegnere Luca Scappini, consigliere del Consiglio nazionale degli ingegneri.
Al secondo posto si è posizionato il team dell'architetto siciliano Vincenzo Latina (vincitore del premio Architetto italiano 2015, bandito dal Consiglio nazionale degli architetti), che ha proposto un anello reticolare poggiato sul margine superiore dell'Arena, associato a cavi metallici: un sistema che avrebbe permesso la chiusura e la protezione dell'anfiteatro attraverso segmenti gonfiabili accostati. Il terzo premio è andato ad un team italo-spagnolo guidato dall'architetto Roberto Gianfranco Maria Ventura (Codogno - Lodi), che ha puntato su una copertura poggiante su pali verticali sistemati intorno al perimetro esterno del monumento.


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