Progettazione e Architettura

Più spazi pubblici, scuole e un «bosco orbitale»: prende vita il piano di Boeri per la rinascita di Tirana

Mariagrazia Barletta

Tirana si proietta nel 2030 con il nuovo piano urbanistico elaborato dal team di Stefano Boeri. Il Consiglio comunale della capitale albanese ha da poco approvato il nuovo piano regolatore sviluppato da Stefano Boeri Architetti, assieme allo studio Unlab, fondato a Rotterdam dagli italiani Andreas Faoro e Francesca Rizzetto e all'atelier olandese Ind – Inter.National.Design, guidato da Felix Madrazo e Arman Akdogan. Un lavoro iniziato nel 2015, quando il team italo-olandese si aggiudicò il concorso internazionale bandito dal Governo albanese.

Prende così il via «Tirana 2030»: un piano di ampio respiro che, a circa cento anni dal piano regolatore disegnato da progettisti italiani guidati da Armando Brasini, apre una fase nuova per la capitale albanese. Così, gli italiani tornano a progettare il futuro della città di Tirana e lo fanno con un approccio innovativo, considerando l'intera area metropolitana e inglobando, con qualche modifica, anche i precedenti progetti urbani – elaborati su vasta scala - delle grandi firme Grimshaw Architects e Architecture-Studio, frutto anch'essi di precedenti concorsi internazionali di progettazione.

«Innanzitutto c'è una grande attenzione alle questioni ambientali», afferma Stefano Boeri, raccontandoci i punti salienti del nuovo piano. «Tirana – dice - ha vissuto un periodo molto difficile dopo la fine del regime: c'è stata una fase di costruzione selvaggia, senza alcuna regola, e questo ha moltiplicato le dimensioni della città». «Ci siamo trovati – continua - di fronte ad una città che continuava a crescere senza una regola, consumando suolo a una velocità spaventosa». Così, il nuovo piano punta innanzitutto a triplicare le aree verdi e gli spazi pubblici e a bloccare il consumo di suolo. Viene previsto un «bosco orbitale» di 3 milioni di nuovi alberi, che crea un margine oltre il quale non si può più costruire. Vengono disegnati, inoltre, due anelli verdi di circonvallazione, pedonali e ciclabili, all'interno dell'area centrale, e poi è prevista una grande oasi naturalistica attorno al Lago di Farka, a sud della città. E ancora, una grande piazza verde lungo l'asse monumentale che taglia la città (boulevard Dëshmorët e Kombit), traccia, tra le più importanti, del piano di Brasini.

Inoltre, Tirana è cresciuta saturando lo spazio urbano. «La città è una follia, non c'è un sistema di spazi pubblici a terra», racconta l'architetto Boeri. Una delle sfide di cui si fa carico il Piano è, dunque, la creazione di nuovi spazi pubblici, assecondando, in parte, la domanda di sviluppo della città, una domanda che è «fortissima», ci spiega. «Ci sono moltissimi operatori, ci sono energie positive e altre che invece vanno controllate. Abbiamo provato a fare un'operazione di diradamento, creando gli spazi pubblici che oggi mancano», continua. È stato studiato un modo per generare spazi pubblici dalla concessione di maggiori volumetrie agli edifici circostanti: un sistema premiale che incentiva la liberazione di suolo per destinarlo ad attività pubbliche. Fanno parte dello spazio pubblico anche 20 nuove scuole. Si prevede di realizzarle in due anni, con l'obiettivo di aprirle alla città in tutte le ore del giorno, creando, così, anche dei centri civici. Le 20 nuove scuole, insieme alla nuova grande Piazza del Mondo che conclude a nord il Boulevard Dëshmorët e Kombit, genereranno una rete di nuove piazze animate da attività culturali e di servizio al cittadino.

Il nuovo piano, voluto dal Governo di Edi Rama (ex sindaco di Tirana) e dall'amministrazione dell'attuale primo cittadino Erion Veliaj, nasce dall'idea del Governo di sviluppare simultaneamente piani regolatori per diverse città albanesi. «Noi abbiamo vinto il concorso per Tirana, così come altri progettisti hanno vinto concorsi per elaborare piani per altre città dell'Albania. Si è poi aperta con le municipalità e il ministero dei Lavori pubblici, una fase di progettazione che è durata circa un anno. Quindi tutti noi abbiamo lavorato insieme all'amministrazione locale, ma anche mantenuto un rapporto con il Governo». E la cosa interessante – sottolinea Boeri – è stata l'organizzazione di momenti di confronto sul lavoro che si stava portando avanti nelle diverse città.

Ne è nato uno strumento urbanistico che si discosta dai tradizionali piani e dalle consuetudini di pianificazione albanesi, ma anche italiane. Il piano per Tirana, infatti, si compone di tre parti: una visione generale, incentrata su dieci grandi temi (biodiversità, policentrismo, acque, mobilità, etc..); un'altra contenente i progetti strategici da sviluppare (in tutto tredici) e infine le regole per l'attuazione. Si tratta di «una formula completamente diversa da quella che è la tradizione della pianificazione, questo non significa che non ci siano zonizzazioni, o comunque strumenti di regolazione, standard, però tutto questo nasce da un'impostazione completamente nuova», spiega Boeri. E poi una pianificazione flessibile: «Ci sono tredici progetti strategici che sono fissi, c'è una visione che è fissa, ci sono delle regole da rispettare, però ogni due anni c'è la possibilità di intervenire sui progetti strategici per aggiornarli», conclude l'architetto.

Il piano di Boeri e del suo team, inoltre, prende in esame anche i collegamenti ferroviari con l'aeroporto e il porto di Durazzo, i trasporti (la mobilità è un tema centrale) e i servizi pubblici, i corridoi ecologici lungo i fiumi Lana, Tirana ed Erzeni, nuove aree di espansione controllata e la valorizzazione del patrimonio architettonico. Inoltre, il piano definisce, sia all'interno della città consolidata che nelle aree periurbane e rurali, i nuovi centri per lo sviluppo urbano, economico e sociale della nuova Tirana, che si trasforma (per ora solo sulla carta) in una metropoli policentrica e caleidoscopica, vale a dire in una città capace di assicurare una pluralità di funzioni in ogni area urbana.


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