Progettazione e Architettura

Innesto contemporaneo (firmato da un under 35) alla stazione zoologica Anton Dohrn

Mariagrazia Barletta

A Napoli la proposta del giovane architetto Sossio De Vita si è aggiudicata il concorso promosso con Inarcassa

Un innesto contemporaneo tra edifici ottocenteschi vincolati, con affaccio diretto sul golfo di Napoli. Per una città nella quale il contemporaneo è soprattutto intrappolato sottoterra, vale a dire nelle stazioni dell'arte della metro (pochi i guizzi di modernità affioranti in superficie), un'architettura che segue il linguaggio dei nostri giorni, incuneata tra edifici storici di valore, è una novità assoluta. Un fatto reso ancor più eccezionale dal luogo: prospiciente al mare, classificato come centro storico e sottoposto a vincolo paesaggistico. Per il capoluogo campano la scintilla di innovazione proviene dal concorso di progettazione che la Stazione zoologica Anton Dohrn, ente di ricerca di fama internazionale, tra i più importanti nei settori della biologia marina e dell'ecologia, ha bandito per selezionare e realizzare un progetto di ricostruzione di una piccola porzione della sua storica sede in Villa comunale, con l'obiettivo di inserirvi un laboratorio aperto al pubblico, uffici, una piccola biblioteca e nuove vasche per lo storico acquario del 1874, il più antico al mondo ancora in attività.

La gara internazionale si è appena conclusa con la vittoria di un giovane professionista. A vincere tra nomi noti dell'architettura italiana, come lo studio Pica Ciamarra Associati (classificatosi al terzo posto), Pietro Carlo Pellegrini e lo studio Corvino & Multari, che erano tra i quindici partecipanti alla seconda fase, è stato Sossio De Vita, classe 1984, un dottorato di ricerca in tasca conseguito alla Seconda università di Napoli, e un'ampia partecipazione a concorsi di progettazione italiani ed esteri, con buoni posizionamenti, e un primo posto: quello appena arrivato, che porterà all'architetto napoletano gli incarichi di progettazione dal preliminare all'esecutivo. Al secondo posto si è classificato lo studio Larinni & Associati della provincia di Firenze, che ha partecipato con i giovanissimi architetti Filippo Pecorai, Francesco Polci, Antonio Salvi e Francesco Mariani (studio Opps architettura).
La gara di progettazione è stata organizzata con la collaborazione della Fondazione Inarcassa, che ha riproposto la procedura messa a punto, insieme alla Fondazione Idis – Città della Scienza, in occasione del concorso per la ricostruzione dello science centre di Napoli distrutto dall'incendio del 4 marzo 2013. Una procedura anonima, con ampia partecipazione nella prima fase. E poi l'opportunità per i partecipanti al secondo grado di costituire un raggruppamento e integrare il team con altre professionalità, in modo da soddisfare i requisiti tecnico-organizzativi necessari per far fronte all'incarico in palio. Infine la possibilità di far ricorso all'avvalimento. Una formula che, come già accaduto per Città della Scienza, ha premiato i giovani professionisti.

A scegliere i vincitori è stata una giuria qualificata, presieduta da Vincenzo Saggiomo, direttore generale delle Stazione zoologica, e composta da esponenti dell'ente di ricerca e da professionisti (ingegneri e architetti), tra i quali spicca il nome dell'architetto Renato Rizzi. Era presente in giuria anche un rappresentante della soprintendenza, l'architetto Cosimo Tarì. L'obiettivo era, infatti, ottenere una proposta che non solo rispondesse alle richieste del bando e si inserisse bene tra l'esistente, ma che «fosse realizzabile», ha sottolineato Vincenzo Saggiomo durante la presentazione del progetto vincitore che si è tenuta ieri nella sede della Stazione zoologica. Difatti il lavoro di dialogo con le istituzioni coinvolte è iniziato già in fase di organizzazione del concorso. La collaborazione tra istituzioni è l'unico mezzo «per procedere nella città e per portare avanti programmi complessi», ha sottolineato Carmine Piscopo, assessore al Diritto alla città, alle politiche urbane e al paesaggio del Comune di Napoli.

Dunque il progetto consiste nella demolizione e ricostruzione di un edificio, privo di valore estetico, realizzato nel 1957 tra l'edificio originario del 1874 della Stazione zoologica e un secondo volume, distaccato dal primo e aggiunto tra il 1885 e il 1888. L'aggiunta novecentesca aveva saldato le due ali preesistenti della stazione zoologica e ora sarà sostituita da un volume vetrato. La proposta dell'architetto De Vita gioca su due concetti: autonomia e specificità. L'autonomia sta nel tipo di intervento che «sia con i materiali che con il colore non cerca alcuna mediazione con l'edificio preesistente», ci ha raccontato De Vita. L'innesto «è strutturalmente autonomo, indipendente dalla struttura muraria e dall'edificio preesistente», ci spiega. Inoltre, le pareti interne del nuovo volume vetrato, trasversali rispetto al corpo allungato della stazione zoologica, si distaccano dai due edifici esistenti, creando un affaccio sui prospetti posti l'uno di fronte all'altro e appartenenti alle due ali dell'Ottocento. Prospetti che erano stati in parte demoliti per far spazio all'addizione del 1957 e che Sossio De Vita, con la sua proposta, prevede di ricostruire. E poi c'è il tema della specificità, che, ci spiega l'architetto, sta nel legame forte tra i volumi vetrati dell'innesto e le teche dell'acquario storico della stazione zoologica.

Quanto alla realizzazione del progetto vincitore, «i fondi sono già disponibili in bilancio», ha sottolineato Vincenzo Saggiomo, che ha espresso la volontà di iniziare i lavori entro la metà del prossimo anno. Dunque, è stata preannunciata una tabella di marcia dai ritmi serrati. «Abbiamo puntato sull'acceleratore per rendere subito cantierabile quest'opera e vederla realizzata nel più breve tempo possibile», ha concluso Roberto Danovaro, presidente della Stazione zoologica Anton Dohrn.
Andrea Tomasi, presidente della Fondazione Inarcassa, oltre a rimarcare la qualità delle proposte partecipanti e a passare in rassegna i punti qualificanti di una procedura di gara di successo, ha annunciato il lancio di nuovi concorsi (per ora in cantiere), articolati sul modello dell'esperienza appena conclusa.
La nuova struttura si svilupperà su tre livelli per ospitare un laboratorio open space, una biblioteca per i testi antichi e più recenti di biologia marina, spazi per i ricercatori e una nuova sezione dell'acquario, in collegamento con quello storico, dedicata ai grandi pesci e ai predatori del mare. La struttura, rinnovata, farà parte dell'infrastruttura europea dell'European Marine Biological Resource Centre e ospiterà ricercatori internazionali.


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