Progettazione e Architettura

Innovazione/1. Carlo Ratti: le costruzioni? Entrate nell'era della «tecnologia calma»

Mila Fiordalisi

Intervista all'esperto del Mit in tecnologia (informatico-telematica) applicata alla progettazione

«Siamo agli esordi di una nuova rivoluzione: Internet sta entrando nello spazio fisico – lo spazio delle nostre città, in primo luogo – e si sta trasformando nel cosiddetto Internet of Things, l'Internet delle cose, portando con sé nuovi modi in cui interpretare, progettare e abitare l'ambiente urbano». Parola di Carlo Ratti, uno degli architetti più visionari al mondo, fra i massimi esperti di tecnologie informatico-telematiche applicate alla progettazione.

Architetto Ratti, in cosa consiste esattamente questa rivoluzione?
Siamo di fronte a mutazioni profonde, l'inizio di una nuova era: quell'era "della tecnologia calma" descritta dal grande informatico americano Mark Weiser. Un'era in cui la tecnologia è così radicata nello spazio che abitiamo da potere finalmente "recedere sullo sfondo delle nostre vite", elemento onnipresente ma discreto.

Come impatterà l'Internet of things sul modo di progettare e di vivere gli edifici?
La tecnologia ci permette oggi di creare ambienti più flessibili. Se, come si dice spesso, l'architettura è una sorta di terza pelle – dopo quella biologica e gli abiti che indossiamo – per molto tempo si è trattato in realtà di un rivestimento rigido, quasi un corsetto.
Ci piace lavorare per far sì che un domani, grazie a dati più precisi sul nostro comportamento e all'IoT l'ambiente costruito possa adattarsi meglio alle nostre abitudini, dando vita a un'architettura dinamica, modellata sulla vita che si svolge al suo interno, e non viceversa.
Abbiamo realizzato alcuni progetti che esplorano questi temi: Lift-Bit, il primo elemento d'arredo connesso in rete e riconfigurabile tramite un'app o un semplice gesto di una mano; oppure il progetto per la ristrutturazione della Fondazione Agnelli, che mira a creare ambienti di lavoro personalizzabili per clima, illuminazione e interazione tra le persone.

I progettisti hanno le competenze adeguate per le nuove sfide?
Nell'ambiente ibrido che viviamo oggi, fatto di bit e atomi insieme, l'architettura e il design stanno diventando multidisciplinari. La rete sta cambiando il modo stesso di progettare rendendolo più partecipativo e distanziandolo dalla visione dell'architetto-eroe del Novecento. Un po' come con l'open source nel mondo della Rete, possiamo pensare a progetti in codice aperto, da portare avanti a più mani e con il contributo degli utenti finali. Forse da queste sperimentazioni potrebbe nascere una nuova figura professionale: quella di un architetto meno orientato all'affermazione del proprio ego e dedito invece all'orchestrazione. Un direttore d'orchestra capace di mettere insieme le varie voci, un architetto "corale".

Quand'è che un edificio può essere considerato smart?
Quando risponde meglio alle nostre esigenze.

Quali sono le nuove tecnologie per il risparmio energetico?
Ci sono molti progetti interessanti in merito. Un esempio fra tanti: stiamo sviluppando e sperimentando nuovi sistemi di controllo climatico. Molta energia si spreca per riscaldamento e raffrescamento di grandi spazi vuoti. Abbiamo cercato di ridurre questa asimmetria sincronizzando la presenza umana col controllo climatico. Queste idee sono confluite, come già accennato, nel progetto per Fondazione Agnelli, a Torino.
Per il nuovo design di questo edificio storico, che ospiterà uffici e spazi polifunzionali, abbiamo applicato una tecnologia molto innovativa: per la prima volta in assoluto tutto l'edificio sarà in grado di riconoscere la presenza o meno di persone - e di rispondere di conseguenza - riducendo per esempio il riscaldamento o il livello di luminosità. Un po' come i nostri computer, che vanno in stand-by quando non sono utilizzati.

Big data. Secondo lei aiuteranno nella protezione antisismica?
Big Data significa – tra le altre cose – una miglior conoscenza del territorio. E quindi la capacità di capire meglio dove intervenire per rendere il patrimonio costruito più resistente. Inoltre, dopo un sisma, big data significa anche usare le tecnologie e le dinamiche della rete per ascoltare i bisogni di una comunità, se non addirittura per costruire a più mani: per fornire alla popolazione, in modo concreto, gli strumenti per risollevarsi.

Il piano industria 4.0 del governo italiano può aiutare a innovare i cantieri con la robotica?
Oggi si parla molto sia di Industria 3.0 sia di Industria 4.0, un'industria, quest'ultima, interconnessa e automatizzata, basata sull'IoT e sui dati. Credo che ci siano molte possibilità anche nel mondo delle costruzioni, che ragiona spesso con logiche ancora saldamente novencentesche.

Quali figure professionali avranno più opportunità?
Credo che avranno più opportunità quelli che sapranno comprendere l'importanza delle dinamiche partecipative, mettendo le proprie competenze al servizio di un team multidisciplinare.

Che scenario vede da qui al 2020?
Prevedere il futuro è un esercizio spesso inutile, se non addirittura futile. Il futuro non è già scritto, ma è quello che costruiamo tutti i giorni con le mostre decisioni. Tuttavia possiamo immaginare che l'Internet of Things avrà un impatto sulla vita urbana paragonabile a quello della prima ondata di Internet qualche decennio fa.


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