Progettazione e Architettura

Eusebi: «Ecco perché il mio opificio interrato è uscito illeso dal terremoto»

Massimo Frontera

Il progettista spiega perché il prosciuttificio Salpi (visitato dal Capo dello Stato) è diventato un paradigma per la ricostruzione

«Ho messo insieme la fabbrica trasparente della Volkswagen a Dresda e l'asilo Sant'Elia di Terragni; poi ho fatto due piccole rivoluzioni: ho abbattuto il tabù della verticalità degli stabilimenti produttivi, progettando uno stabilimento tutto in orizzontale, per salvaguardare il paesaggio; ma soprattutto, sempre per salvaguardare il paesaggio, ho messo tutto sotto terra, ipogeo». Enzo Eusebi, architetto-ingegnere, fondatore del suo Nothing Studio con sede a Martinsicuro (Te) e filiale a Pechino, racconta il progetto del prosciuttificio Salpi in attività da tre anni nel territorio di Preci, uno dei comuni umbri devastati dal terremoto.

Ma perché parlare - oggi - di un progetto completato tre anni fa? Non tanto perché l'eleganza dell'edificio non fa minimamente pensare a uno stabilimento produttivo. Non tanto perché il progetto di Eusebi è finito sulle copertine di riviste e pubblicazioni internazionali di architettura. Se ne parla invece perché il prosciuttificio umbro, nonostante le scosse del terremoto che ha sconvolto il Centro Italia - sia quelle di questa estate sia quelle successive di fine ottobre - non si è fermato neanche un giorno. Di più: «Gli edifici non hanno avuto alcun danno dal sisma, neanche un vetro rotto», dice il progettista.

Miracolo? Solo buona progettazione, come Eusebi ha avuto modo di spiegare a un cittadino un po' speciale: il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che il 25 novembre ha visitato gli stabilimenti Salpi accompagnato, tra gli altri, dal commissario alla ricostruzione Vasco Errani e dal presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini.

L'OPIFICIO CHE SEMBRA UN CAMPUS HI-TECH - ARTICOLO E GALLERY

La sicurezza è costata cara? Neanche. «L'opera - stando alle cifre riferite da Eusebi - è costata 853 euro a metro quadrato, ed è stata realizzata in tre anni». Il vero segreto dell'opificio sta - appunto - nelle scelte progettuali. Prima fra tutte quella di mettere sotto terra l'intera area produttiva, che è infatti completamente invisibile. I 6.200 mq di stabilimento sono distribuiti su un unico livello interrato che circonda, in una invisibile corte a "C", il complesso degli uffici che si erge al centro della struttura, e che è poi l'unica parte visibile dall'esterno. L'intero livello ipogeo è infatti interamente coperto da un tetto-giardino che si fonde con l'ambiente circostante.

La soluzione progettuale finale, racconta Eusebi, è molto diversa dal modello di partenza. «Il proprietario mi ha portato a visitare altri stabilimenti, tutti caratterizzati da uno sviluppo in senso verticale». Ed ecco la prima rivoluzione: l'orizzontalità. «Quegli stabilimenti a sviluppo verticale stavano in un contesto industriale, circondati da spazi di manovra per veicoli e montacarichi. Qui invece avevamo il paesaggio umbro da salvaguardare». E qui arriva la seconda rivoluzione, l'interramento: «tutto questo sviluppo orizzontale lo abbiamo messo sotto terra, completamente nascosto». Ma senza rinunciare alla luce solare. «L'edificio è orientato in base al ciclo del sole, che raggiunge tutti i punti che noi vogliamo che raggiunga, con una luce diffusa». A questo punto entra in scena l'idea rubata alla "fabbrica trasparente" della Volkswagen. «Visitando gli opifici vedevo che i lavoratori avevano davanti agli occhi, per otto ore, solo due colori: il rosso della carne e il grigio del prefabbricato. Allora mi sono detto: dobbiamo fare qualcosa anche per loro, perché il paesaggio non è solo per chi sta fuori ma anche per chi sta dentro». Ed ecco l'idea progettuale: «pareti a specchio che consentono, anche a chi lavora al piano ipogeo di godere del paesaggio intorno». E questo grazie alle ampie superfici di vetro a specchio che caratterizzano tutte le pareti della struttura, e contribuiscono a renderla elegante.

Ma questo non c'entra ancora con il terremoto. L'atout principale in questo senso è - ancora una volta - la struttura ipogea dove, spiega (l'ingegnere) Eusebi, «l'accelerazione è un terzo rispetto a quella che si scarica sulla parte fuori terra. E quando ci sono sismi con coefficienti così alti, come nell'ultimo caso, la scelta progettuale fa la differenza».

L'esempio virtuoso potrebbe diventare un paradigma su cui fare delle riflessioni per la ricostruzione, in Umbria come nelle Marche, Abruzzo e Lazio. E non solo per le strutture produttive. «L'ipogeo per gli edifici pubblici è un modello per la ricostruzione. Oggi abbiamo fatto una fabbrica, ma domani possiamo fare una scuola (che peraltro già esiste, a Bolzano, realizzata dallo studio Cleaa, ndr), uffici, ospedali, strutture di accoglienza». Parola di architetto - e ingegnere - Eusebi.


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