Progettazione e Architettura

La piscina a sbalzo (e a sfioro) firmata noa* per tuffarsi nelle dolomiti

Mariagrazia Barletta

Nell'ambito della riqualificazione di un albergo in Val Pusteria i giovani progettisti dello studio noa* hanno inserito l'elemento fortemente iconico che si proietta per 25 metri nel paesaggio

Cura del dettaglio e coinvolgimento del lavoro artigianale affinché, nel limite del possibile, ogni elemento sia unico, estraneo alla produzione seriale. E poi uno sforzo per comunicare l'essenza della tradizione locale, ma in un calibrato mix tra antico e moderno, perché essere contemporanei significa anche decontestualizzare l'antico per attribuirgli un diverso e sorprendente significato. La progettazione per il giovane studio altoatesino noa* - network of architecture è un processo di conoscenza continuo, prende forma in una sorta di laboratorio aperto, all'interno del quale le competenze si mescolano integrandosi. Infine sentire il luogo e capire cosa in esso c'è di speciale per cercare di riportarlo nel progetto. È questo lo spirito che anima lo studio noa* di Bolzano, fondato nel 2010 da Lukas Rungger e Stefan Rier, entrambi under 40, conosciutisi durante la loro esperienza come architetti e responsabili di progetto allo studio di Matteo Thun. La loro attività si concentra sull'ampliamento di alberghi altoatesini. Un tema su cui lo studio noa* è molto attivo e un lavoro i cui esiti stanno attirando riconoscimenti internazionali. Vari gli hotel già ampliati, due importanti cantieri in corso che accrescono l'esperienza sul fronte dell'ospitalità, e un progetto da poco completato: l'hotel Hubertus a Valdaora (Bolzano). L'albergo si trova a 1350 metri, ai piedi di Plan de Corones, il comprensorio sciistico dove sorge l'ultimo museo Messner firmato da Zaha Hadid.

Lo studio altoatesino realizza per l'hotel un nuovo volume con sedici suite e poi nuovi ristoranti, una sala di ingresso con lobby, una reception, una cantina, una palestra e una sala relax. Nuove funzioni che nascono da addizioni e da ristrutturazioni dell'esistente, con l'obiettivo di fondo di creare un'identità nuova per la struttura, che per i precedenti ampliamenti aveva assunto un carattere eterogeneo. Gli architetti scelgono di riprendere le caratteristiche dell'esistente, guardando al contesto e alla tradizione, ma questo non impedisce loro di sperimentare, e di farlo in maniera ardita. Così, il pezzo forte dell'intervento è una piscina lunga venticinque metri, che sembra sospesa tra cielo e terra. Ad un'altezza di dodici metri dal suolo, la struttura si sporge nel vuoto, sorretta da quattro puntoni in metallo rivestito di legno. Il nuotatore ha l'impressione di galleggiare, una sensazione amplificata dal fondo che per una piccola parte diventa trasparente. «Volevamo creare l'immagine di una pietra gigante appoggiata al di sopra delle camere», ci racconta Andreas Profanter (classe 1985), partner dello studio noa* e addetto al progetto dell'Hubertus insieme a Lukas Rungger. «È stata una sfida per tutti gli ingegneri che ci hanno lavorato», commenta.

La aste di larice scortecciate diventano un tema per il prospetto. Una successione di tronchi di larice viene, infatti, utilizzata per scandire la facciata del nuovo corpo di fabbrica contenente le camere e riproposta sul prospetto dell'edificio esistente con il quale l'addizione si trova in perfetta continuità. «Abbiamo cercato un elemento per collegare l'esistente con il nuovo, in modo da creare una facciata unica», spiega l'architetto Profanter. E, per restituire un'immagine coerente del prospetto, gli architetti hanno lavorato anche sui dettagli. Per uniformarle alle nuove, le balaustre esistenti sono state sostituite con altre in metallo verniciato a polvere. Per l'intera facciata, che comprende l'innesto e la preesistenza, la scelta è ricaduta sul tono caldo del colore grigio-marrone. «Sono i colori che si ritrovano nel bosco e nella natura circostante», sottolinea Profanter.

Poi, il coinvolgimento delle maestranze e degli artigiani del posto per realizzare i tronchi in facciata, tutti i mobili e le lampade. E qui entra in gioco il network: il gruppo di lavoro si forma e si modifica a seconda delle necessità legate al singolo progetto, contando su un team di professionisti e creativi, nel quale rientrano di volta in volta anche artigiani, interior designer, grafici, stilisti ma anche musicisti e storici. Si tratta di un modo per creare anche dei prodotti customizzati, pensati per uno specifico progetto. Non si attinge dalla produzione seriale, ma ogni prodotto è unico. Nell'hotel Hubertus i mobili sono disegnati dal team e realizzati da artigiani locali, ci dice Andreas Profanter. La tradizione rivive nelle stoffe, nell'utilizzo di materiali, come il legno e la pietra, negli ornamenti degli ambienti che riprendono, ad esempio, i motivi decorativi impiegati nei vecchi fienili, nelle lampade artigianali e nelle stufe opportunamente reinterpretate. Ogni elemento del passato viene decontestualizzato, rivisitato, o semplicemente equilibrato con il moderno e con nuove invenzioni.


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