Progettazione e Architettura

Le scuole-giocattolo a misura di bambino (altoatesino) firmate studio CeZ

Mariagrazia Barletta

Lo studio fondato dagli architetti Carlo Calderan e Rinaldo Zanovello ha vinto un concorso per la nuova scuola d'infanzia a San Giorgio

In Italia i concorsi di progettazione non abbondano. E, il confronto con altri Paesi spesso ci fa sfigurare. Sono 160 i soli concorsi per edilizia scolastica banditi nei primi 9 mesi dell'anno in Francia. Ma non mancano da noi iniziative virtuose. Ne sono un esempio l'Alto Adige e l'esperienza che nel territorio si sta portando avanti sul tema delle scuole. Una dimostrazione di quanto un percorso incentrato sulla buona progettazione possa, col tempo, alimentare il saper fare comune e creare cultura ed educazione al bello.

Un bando ben fatto, attraverso il quale la committenza esprime nel dettaglio i suoi desideri, nell'interesse del bene comune, è il primo passo verso il successo. «Il concorso è in primo luogo un momento di sviluppo della committenza», sostiene Carlo Calderan, fondatore con Rinaldo Zanovello dello studio CeZ Calderan Zanovello Architetti. L'occasione per parlare di gare di progettazione proviene da una recente vittoria dello studio bolzanino, che si è aggiudicato il concorso, bandito dal Comune di Brunico (Bolzano), per la realizzazione di una scuola dell'infanzia nella frazione San Giorgio. Un'area, quella dell'Alto Adige - conferma l'architetto Calderan - nella quale generalmente al concorso segue la progettazione affidata ai vincitori e la realizzazione dell'intervento previsto.

Carlo Calderan e Rinaldo Zanovello hanno portato a termine più scuole nel loro territorio, la prima: una scuola elementare a Vipiteno (2010), il cui portico «sembra un bosco», ci dice Calderan. Ed in effetti non ci sono gli abituali pilastri a sostegno di un aggetto, ma tronchi grezzi, che conservano tutta la loro corteccia. A seguire: la scuola astronomica e scuola elementare in una frazione di Cornedo all'Isarco. Poi un'altra struttura a Tubre. Bandita la monotonia: gli spazi devono essere ricchi, sempre vari, con cambi di scala, ricordando che per un bambino «anche stare sotto un tavolo è un'avventura». E poi, un altro punto fermo: «Considerare che gli spazi didattici oramai sono ovunque, perché l'apprendimento può avvenire in più momenti e non solo all'interno dell'aula». Queste le prime voci del decalogo di Calderan per scuole abitate da bambini, applicate anche al progetto di San Giorgio.

Qui il progetto affonda le sue radici in un terreno fertile, in un contesto, quello della provincia di Bolzano, dove le nuove scuole raggiungono standard di qualità elevati e dove, nel campo dell'edilizia scolastica, è diffusa un'educazione alla buona architettura, grazie al coinvolgimento delle comunità. «Da noi, da almeno 10 anni, una nuova scuola, un asilo, prima di poter ottenere il finanziamento e l'approvazione per l'edificazione, devono avere un progetto pedagogico», ci spiega Carlo Calderan. «Non esiste un progetto pedagogico per l'intera provincia, ma ogni scuola deve costruirne uno». In questo gli insegnanti sono protagonisti e spesso è coinvolta anche la popolazione. Così, le richieste della committenza vengono maturate anche tramite il dialogo, mediante un «tavolo dove sono co-presenti gli amministratori, gli insegnanti, i pedagoghi dell'università», spiega Calderan.

«Ed è un momento fondamentale, soprattutto per gli insegnanti, perché per la prima volta sono costretti a riflettere su cosa possa aiutarli a insegnare meglio». Così, il bando nasce dalle esigenze espresse dalla comunità. Nel caso di San Giorgio, attraverso richieste puntuali, si chiedeva una scuola stimolante per piccoli esploratori del mondo. Gli insegnanti avevano espresso la volontà, ad esempio, di avere dei guardaroba dove potersi soffermare con i bambini per raccontare loro delle storie. I guardaroba in Alto Adige sono dei luoghi-filtro dove i bambini tolgono le scarpe per proseguire la giornata in pantofole. Così, lo studio CeZ Calderan Zanovello Architetti va incontro al desiderio, creando tre piccoli volumi: una sorta di grotta aperta solo in sommità, una casa-acquario circondata da vetrate colorate e una casetta sul modello delle stube delle case contadine. All'interno della scuola, poi, ci sono cambi di altezza, le superfici inclinate del tetto, spazi dove i piccoli possano rintanarsi, un corridoio passante che permette di affacciarsi al piano inferiore, e poi un parapetto concepito come una fioriera, dove i bambini potranno piantare fiori. Infine il giardino con una siepe perimetrale, percorribile, che diventa anch'essa un'esperienza di gioco.

Gli spazi di una scuola per bambini devono essere stimolanti ci dice Calderan. «Tutti noi - aggiunge - in genere viviamo in edifici semplici, che l'edificio pubblico sia quello più ricco, più vario, capace di carpire la curiosità, è anche un modo per educare al bello».
Alla domanda: «Quanto incide un bando ben fatto sulla qualità del risultato progettuale?», Calderan non ha dubbi: «Moltissimo», risponde. È fondamentale che ci siano richieste dettagliate come nel concorso di Brunico. «Una committenza che progetta una scuola non può dare indicazioni generiche, perché si tratta di un edificio importante, di un edificio pubblico». Altrimenti il rischio è, poi, quello di «scontrandosi troppo tardi con esigenze che non sono mai state espresse». È il difetto che Calderan attribuisce ad alcuni bandi del concorso per le 51 scuole, lanciato dal Mibact. Concorso al quale lo studio sta partecipando.

«Spesso - dice - ci sono duecento pagine di regole amministrative e poi nessuno spazio per spiegare ai progettisti perché la comunità vuole spendere 10 milioni di euro per fare una scuola». Le critiche si spostano poi sull'incertezza degli incarichi. «La continuità dell'incarico professionale è un principio delle nuove leggi sugli appalti, e poi, proprio nei 51 bandi questa continuità viene disattesa: progetto una scuola e non c'è scritto che la finirò io», conclude.


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