Progettazione e Architettura

Dalla centrale per Terna al cohousing (con rischio d'impresa), Freyrie: cambia la professione dell'archietto

Massimo Frontera

L'esperienza dello studio Freyrie Flores Architettura per capire qual è il nuovo ruolo chiesto ai professionisti

La progettazione ai tempi della crisi? «Una volta lo studio di architettura riceva l'incarico, faceva il progetto, incassava il compenso e poi passava ad altro. Oggi quel modello non c'è più; è morto e sepolto». Leopoldo Freyrie, past president del Consiglio nazionale degli architetti e socio fondatore dello studio Freyrie-Flores Architettura con sede a Milano, è ormai in una nuova dimensione del lavoro dell'architetto. Una dimensione in cui lo studio condivide il rischio d'impresa e anticipa le risorse per lo sviluppo e la riuscita dell'operazione.

Freyrie spiega tutto con un esempio: "COventidue", il complesso residenziale di cohousing che lo studio ha progettato a Milano per la società Cohousing.it. L'intervento ha riguardato la ristrutturazione radicale di un Palazzo degli anni '30 di 5.000 mq (si veda il render in alto) - di proprietà del Fondo Milano1 gestito dalla Sgr di Bnp-Paribas - che si trova in Corso XXII Marzo, dal quale sono stati ricavati 55 appartamenti completamente autonomi, e con vari spazi di utilizzo comune, dalla lavanderia alla foresteria agli spazi per la socializzazione o lo sport. Ma la particolarità sta nel metodo di lavoro. «Con il committente, abbiamo stabilito, contrattualmente, una prima fase di esplorazione di sei mesi al termine dei quali si sarebbe fatto un bilancio, proseguendo con l'incarico solo se si fossero raccolte le adesioni degli acquirenti. Altrimenti arrivederci e grazie». In questo modo lo studio si è assunto un rischio di impresa, anticipando risorse economiche e umane, non solo a livello di progetto ma soprattutto investendo moltissimo tempo per incontrare e parlare con i potenziali acquirenti, in numerosi (e affollati) incontri. Sono stati raccolti desiderata e suggerimenti sulla distribuzione degli spazi, servizi, dettagli costruttivi e scelta dei materiali.
«Questo è un modello sempre più in voga: a noi architetti viene chiesta una vera partecipazione nel creare le condizioni perché il mercato risponda positivamente».Rispetto al passato, il lavoro è diventato più rischioso, impegnativo e difficile; ma produce frutti. «L'iniziativa è partita nel 2015. Al termine del periodo contrattuale abbiamo raccolto le prenotazioni paganti per tutti i 55 appartamenti, e ora sta partendo il cantiere». Proprio sulla base del successo del percorso di progettazione partecipata, Cohousing.it ha definitivamente acquistato l'edificio dal fondo immobiliare. Fondo che, precedentemente aveva messo all'asta due volte l'immobile senza successo. «Questo dimostra che le operazioni immobiliari tradizionali non stanno più in piedi». Insomma siamo lontani anni luce dal modello del costruttore (o della società immobiliare) che chiede il progetto, poi apre il cantiere e aspetta le prenotazioni. C'è stato invece un affinamento continuo del dialogo con gli acquirenti, per definire tutti i dettagli degli appartamenti e dei servizi di cohousing: per esempio si è deciso di non utilizzare la corte interna per le auto». Non solo: «Con questo modo di lavorare sono stati eliminati alla radice molti oneri finanziari nascosti nel processo edilizio, sia perché tutto si decide prima del cantiere - perché il progettista parla direttamente con l'utente finale - sia perché le forniture sono state gestite in modo diretto» (attraverso una convenzione con Milano Contract District).

Dal residenziale all'industria. Lo studio Freyrie-Flores ha anche consegnato a Terna un progetto che ora entra in una fase di approfondimento. L'operatore elettrico ha chiesto allo studio un prototipo di centrale di trasformazione alta-media tensione, replicabile su varie scale e in vari tipi di territori; che fosse anche gradevole alla vista e non impattante per l'ambiente. L'intenzione era di sostituire i normali capannoni, che sono molto vistosi e hanno anche un elevato consumo di suolo. «Abbiamo pensato a un progetto di centrale completamente chiusa, che avesse un consumo di suolo il più limitato possibile, anche utilizzando cementi speciali che lasciano passare l'acqua, abbiamo previsto l'utilizzo di verde verticale e poi abbiamo previsto di riutilizzare il materiale di scavo per le fondazioni in terrapieni che contribuiscono a nascondere l'edificio».

Ancora. A Cogoleto, Freyrie ha progettato, per conto del gruppo Saint Gobain, la trasformazione dell'area industriale ex Tubi Ghisa. La variante è stata approvata dal Comune (e concluderà l'iter urbanistico dopo l'ok della Regione) con 16mila mq di residenze. Poi si cercheranno investitori interessati a comprare il progetto da Saint Gobain.


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