Progettazione e Architettura

Nella campagna bergamasca è pronto l'edificio-macchina mimetico di Zucchi

Mariagrazia Barletta

Una struttura scatolare che si colloca, secondo il suo autore, al limite tra l'architettura, il design e la progettazione del paesaggio

Per una "nuvola" che termina (il riferimento è alla nuova sede della Lavazza a Torino), un filo d'erba si moltiplica. Dalle superfici sinuose del progetto piemontese, Cino Zucchi passa a un grande edificio-macchina: un enorme magazzino scatolare dove la movimentazione delle merci è affidata ad un impianto automatizzato. Un intervento che - come il suo stesso autore afferma – si posiziona al limite tra l'architettura, il design e la progettazione del paesaggio. E, dove sono il sistema costruttivo, le esigenze funzionali e la tecnologia a prevalere, l'architetto si concentra sul legame, tutto da creare, tra artificio e paesaggio, affidando all'involucro nuovi significati.

Si tratta del magazzino automatico che si aggiunge al complesso produttivo della Pedrali, l'azienda italiana di arredo. A progettare la nuova struttura all'interno dell'headquarters di Mornico al Serio (in provincia di Bergamo) è, dunque, lo studio CZA – Cino Zucchi Architetti, affiancato da Patrizia Bezzi per la parte paesaggistica. Qui Zucchi inventa un nuovo pattern: elementi metallici obliqui e verticali, colorati con varie tonalità diverse, ritmano la facciata come fossero enormi fili d'erba.

All'interno del grande volume, alto 29 metri, si muovo le macchine di un impianto automatizzato per la movimentazione delle merci, in grado di permettere lo stoccaggio di circa 17mila pallet di prodotti finiti e semilavorati. «Con questo importante investimento non solo disponiamo di più spazio per i prodotti a stock, ma otteniamo anche maggior efficienza in termini di tempo nella realizzazione dei prodotti su commessa» afferma Giuseppe Pedrali, Ad dell'azienda.

L'altezza e il volume del magazzino sono bloccati, ossia interamente determinati dal funzionamento interno. «Il magazzino automatico di Pedrali è una grande macchina autonoma, dove non c'è distinzione tra tecnica e struttura. Nel senso che la struttura che tiene su il grande volume è data dagli scaffali stessi», spiega Cino Zucchi. L'edificio, quindi, si allontana dalla «tradizione dei capannoni industriali costruiti spesso in cemento prefabbricato, che contengono delle macchine. Qui la macchina è struttura. Per cui il tema era di fatto quello di rivestire questa scatola, le cui dimensioni erano completamente dettate dall'efficienza interna degli oggetti», spiega l'architetto. Si tratta – afferma - di un «tema al limite tra l'architettura, il design e il paesaggio».

Si è trattato, aggiunge Zucchi, di «mettere insieme la dimensione di onestà costruttiva e di risposta tematica di un edificio che è una grande macchina con il rapporto con il paesaggio». Il progetto si «inchina» al paesaggio e alle sue tracce profonde, come la via Francesca che, passando per quel luogo, arrivava fino a Santiago de Compostela. Per relazionarsi al contesto, il progetto riprende un elemento tipicamente industriale, ossia la lamella in profilato di alluminio e la applica sulla "pelle" dell'edificio, rendendolo «reattivo al sole», afferma Cino Zucchi. Questi elementi sono lasciati nel colore naturale dell'alluminio sulla loro faccia orientata ad est, mentre vengono colorati con diverse tonalità di verde su quella opposta, rivolta verso i campi.

«Il gioco della lunghezza, direzione e intensità delle ombre di queste "lamelle" al cambiare delle ore, combinato con il loro mix cromatico e con la diversità delle viste frontali e di scorcio al quale il nuovo magazzino è soggetto da punti di vista diversi, genera un vero "spettacolo ottico" di grande suggestione», afferma Cino Zucchi. «Un effetto particolare - continua - è quello della riflessione dei toni cromatici dei lati colorati sulla faccia opposta di quelli lasciati color alluminio per chi percorre la strada da est verso ovest, che genera una sorta di effetto cangiante, simile a quello delle ali di una farfalla o delle elitre di un coleottero».

«Il disegno architettonico del magazzino e dei suoi spazi di pertinenza supera così il concetto di pura "mitigazione ambientale" con cui molte strutture industriali sono trattate, diventando un segnale importante del radicamento di Pedrali e delle persone che vi lavorano in un territorio specifico come quello della Bergamasca e al contempo delle loro capacità di dialogo con mercati e realtà sempre più globali».


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