Progettazione e Architettura

Musei che investono: boom di visitatori dopo il restyling firmato dall'archistar

Mariagrazia Barletta

La classifica della rivista The Art Newspaper: premiato chi ha ampliato gli spazi. Le ultime realizzazioni in Europa

Attrarre nuovi visitatori e coinvolgerli. È questo l'impulso che mette in moto i cantieri dei musei d'Europa, da qualche tempo in incessante fermento, con le inaugurazioni che si succedono l'una dopo l'altra. Puntare sui contenuti o su spazi accattivanti: ad ognuno la sua strategia. Ciò che emerge è anche una ricerca di visibilità responsabile: seppur iconici, i nuovi edifici finiscono per creare spazio pubblico, nuovi luoghi di aggregazione, con benefici per le città.

Ne è un esempio il Maat - Museum of art, architecture and technology di Lisbona, progettato dallo studio londinese AL_A, fondato dall'architetto Amanda Levete. Un edificio-onda, accattivante, affacciato sulle acque del fiume Tago, che da calendario, aprirà le porte il prossimo 5 ottobre. A commissionarlo è la Epd, una delle più famose compagnie elettriche al mondo. Farà parte di un campus della cultura, esplorerà i punti di contatto tra architettura, tecnologia e arte contemporanea e incorporerà 7mila metri quadri di spazio pubblico. Di giorno il tetto servirà da luogo d'incontro, per poi diventare un cinema all'aperto di notte. Seguirà l'apertura (il 16 ottobre) del rinnovato Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci a Prato, la cui addizione avveniristica, disegnata dall'architetto con base a Rotterdam Maurice Nio, offrirà servizi specializzati, spazi adatti alle più svariate esigenze curatoriali, occasioni di incontro, il tutto sperimentando nuovi linguaggi.

Sono solo alcune delle ultime realizzazioni europee in campo museale. In Europa, negli sei ultimi mesi, le inaugurazioni hanno riguardato soprattutto gli ampliamenti, che, in alcuni casi, prendono la forma di vere e proprie nuove sedi distaccate dalla casa-madre.
A spingere i musei ad allargarsi è la necessità di essere al passo coi tempi e competitivi nel complesso mondo dell'industria culturale. A ciò è legata la questione visitatori. Per i musei un guadagno quasi matematico in termini di audience arriva dai piani di ampliamento.
Salvo rare eccezioni, i musei che dal 2007 al 2014 hanno ampliato i loro spazi hanno incrementato le presenze molto più velocemente degli altri. Lo dice l'ultima e recente indagine annuale condotta da The Art Newspaper su 500 musei del globo.

Il record è segnato dal Perez Art Museum di Miami che, dopo l'ampliamento firmato da Herzog & de Meuron, ha visto crescere le presenze del 462%, passando dalle 55mila visite del 2007 alle 315mila del 2014. E, stando alle conclusioni della ricerca, anche se generalmente dopo un po' inizia un calo fisiologico delle presenze, i benefici, in termini di affluenza, permangono a lungo.

Nel mese di luglio, dopo l'inaugurazione della «Switch House» firmata Herzog & de Meuron, la Tate Modern di Londra ha registrato 811mila visitatori, quasi il doppio rispetto a luglio 2015. Qui non solo un generoso spazio pubblico di circolazione si svolge all'interno del museo, ma si aggiungono nuovi servizi. La Tate si arricchisce con spazi pubblici di relazione: una terrazza al decimo livello, luoghi per rilassarsi e aree dove scambiarsi opinioni ed idee.
I restyling non sono una novità in ambito museale (risale al 2000 l'apertura della Great Court del British progettata da Norman Foster), ma il fenomeno sta sperimenatndo una certa vivacità. Poco dopo l'inaugurazione della torre tortile della Tate Modern, il 5 luglio, il Louvre ha inaugurato i rinnovati spazi di accoglienza, riorganizzati al di sotto della piramide di Ieoh Ming Pei e seguendo il progetto pensato dall'équipe del museo e dallo studio di architettura Search. Un investimento di 53,5 milioni di euro, tutti ricavati dall'apporto di mecenati e dai proventi della partecipazione al progetto del Louvre Abu Dhabi.

Ampliare conviene, specie se si è in grado di attrarre generosi mecenati. E, in questo la Svizzera è maestra. È il caso del Kunstmuseum di Basilea, custode di una tra le più importanti collezioni di arte contemporanea al mondo. A metà aprile è stato inaugurato un nuovo edificio-monolite proprio di fronte alla sede storica. A firmarlo è lo studio elvetico Christ & Gantenbein. È di 100 cento milioni di franchi il costo dei lavori e 70 milioni sono stati donati da Maja Oeri, ereditiera dell'impero farmaceutico La Roche. Storia simile per il nuovo Museo d'arte dei Grigioni a Coira, progettato dallo studio Barozzi-Veiga (inaugurato lo scorso giugno), la cui creazione è stata possibile solo grazie ad una donazione di 20 milioni di franchi da parte di un privato.

Ad accomunare i due musei elvetici sono anche gli involucri: monolitici, grigi e austeri, pronti a sacrificarsi a favore del contenuto, su cui si punta molto. Niente spettacolarizzazione dell'architettura, l'arte prima di tutto. È quanto sembra suggerire anche il nuovo Museo del campus Vitra a Weil am Rhein, in Germania, inaugurato anch'esso a giugno. Per le collezioni del Vitra Design Museum lo studio Herzog & de Meuron ha concepito un volume monolitico con tetto a due falde che ricorda un magazzino industriale.
Gli spazi possono sedurre in modo raffinato. È ciò che accade alla Reggia di Versailles.
Il taglio del nastro dei nuovi spazi di accoglienza ha preceduto di un mese l'inaugurazione del Louvre. Qui la creazione di un lussuoso ristorante affidato allo chef stellato Alain Ducasse fa parte della strategia museale. Il progetto è di Dominique Perrault, vincitore di un concorso nel 2011, affiancato da Frédéric Didier, architetto esperto in restauro che dal 1990 segue gli interventi sul celebre monumento.

Rispettando la fisionomia degli edifici e «vestendo» gli ambienti con elementi dorati, l'architetto francese ha ripensato soprattutto lo spazio d'ingresso e d'uscita dei visitatori.
Una scala monumentale, affiancata da un prisma vetrato, porta la luce naturale nei sotterranei, dove le cisterne sono state trasformate in un bookshop. Risollevare le sorti di una città affidandosi all'estro creativo di grandi firme dell'architettura non è più motivo per la messa in moto delle gru. O almeno dovrebbe essere ormai diffusa la consapevolezza che la ricerca del cosiddetto «effetto Bilbao» dà vita ad architetture che diventano obsolete con la stessa velocità con cui decade una moda.

Nonostante ciò, se radicati nel territorio e ben relazionati al contesto, anche economico, i musei possono offrire grandi vantaggi alle città. A dirlo sono i numeri diffusi dal Los Angeles County Museum of Art (Lacma), una delle più importanti destinazioni culturali degli Usa. I due piani di trasformazione affidati a Renzo Piano, ultimati in due riprese (nel 2008 e nel 2012), attraverso un investimento di 280 milioni di dollari hanno generato benefici economici per il territorio pari a 477 milioni, supportando la creazione di 3.650 nuovi posti di lavoro (2.340 diretti e 1.310 tra indiretti e diretti).
Le ultime grandi novità in tema di musei non si esauriscono con le inaugurazioni. Tramite concorso, il Museum of London ha affidato allo studio londinese Stanton Williams la progettazione di una nuova sede all'interno dei vecchi mercati londinesi della City. Sarà un altro studio inglese, Adjaye Associates, a firmare il nuovo Museo per l'arte contemporanea di Riga.


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