Gestionale

Per lo show-room e il museo storico Alfa Romeo il design essenziale di Buratti Architetti

Monica Zerboni

L'opera è stata commissionata dai proprieteri di una concessionaria e collezionisti di vetture storiche Alfa Romeo a Legnano

La scelta di lavorare con pochi ingredienti, di concentrarsi sui medesimi togliendo il superfluo e tutto quello che è ininfluente è una caratteristica dell'operato di Buratti Architetti, studio di Busto Garolfo alle porte di Milano i cui titolari sono i fratelli Oscar e Gabriele Buratti. «In architettura occorre essere molto precisi, dall'idea generale fino all'ultimo dettaglio, per trovare il giusto equilibrio tra forza e delicatezza, tra funzione e emozione, affinché la bellezza rappresenti la sintesi estrema», affermano i due progettisti.
Fedeli a tale principio, essi hanno realizzato a Legnano uno show-room e un museo privato per i fratelli Cozzi, concessionari d'auto e collezionisti di vetture storiche Alfa Romeo.
Guidato da un'idea molto precisa, l'esigenza di "mettere in scena" sia la merce in vendita che il materiale espositivo, il progetto risulta declinato su due diversi binari che coniugano l'aspetto commerciale con la passione dei committenti per il collezionismo.

Raccontano ancora i progettisti: «si tratta di due risultati molto diversi, uno completamente bianco e l'altro tutto nero; uno aperto verso l'esterno e molto luminoso, l'altro invece nascosto, sotterraneo e buio; uno molto disegnato nei dettagli e l'altro quasi per niente per sottolineare la valenza museale del contenitore architettonico». Articolato in due fasi temporali, l'intervento ha riguardato dapprima l'ampliamento dell'esposizione di automobili al piano superiore e il suo completo restyling architettonico, coinciso con l'inserimento nella vendita di due nuovi marchi di prestigio.
Solo dopo il completamento dello show-room si è proceduto alla realizzazione del Museo Privato Fratelli Cozzi, portando così a compimento l'intero progetto.
Tema importante che caratterizza i due interventi è quello della scala dimensionale, particolarmente rilevante nello show-room. Esso è stata affrontato con la necessità di inserire il nuovo corpo architettonico in una dimensione urbana consolidata, una via di grande traffico.

«Occorreva dare visibilità e comunicare all'esterno qualità, capacità tecnica ed eleganza per rimarcare il valore dei marchi in vendita, ma nello stesso tempo era essenziale lavorare sia sul fronte che sul fianco dell'edificio per riqualificare le aree interne ed il retro» racconta Gabriele Buratti. Da tale esigenza è nata l'idea di intervenire sul coronamento, di strutturare una sezione complessa a geometria variabile, con un cornicione continuo che caratterizza tutti i fronti dell'edificio e di inserire un portico laterale per enfatizzare la dimensione in profondità ed il percorso verso il retro.
Cromaticamente è stato scelto il tutto e solo bianco con dettagli costruttivi molto ricercati ma nascosti, per staccare l'edificio dal contesto di scarsa qualità e farlo emergere come presenza di valore. Il museo è stato invece ricavato sotto la sala espositiva, in un ex-deposito merci ipogeo, scarsamente illuminato e nascosto alla vista e al pubblico.

Lavorando su una dimensione circoscritta, lo spazio è stato trasformato in un affascinante scrigno, una scatola magica adatta a contenere ed esaltare una collezione esclusiva di cinquanta automobili. Per ottenere l'effetto desiderato è stata annullata la poca luce naturale ed è stato eliminata ogni sovrastruttura superflua per lasciare lo spazio leggibile ed enfatizzare il suo impianto ritmato da una serie di colonne. Nell'ambiente tutto è nero, per creare magia e profondità, per illuminare solo i pezzi della collezione e farli dialogare tra loro, come protagonisti di uno spettacolo teatrale. Uno degli aspetti essenziali del progetto è il concetto di ''collezione'', qui dominata dall'unitarietà tematica e dimensionale in quanto tutti gli oggetti esposti hanno la medesima scala e sono essenzialmente la stessa cosa, l'automobile. «Anche se ogni automobile esposta ha una sua storia ed un valore come oggetto singolo, la particolarità della raccolta di Pietro Cozzi è quello della collezione come insieme omogeneo», sottolineano i progettisti.

Essi hanno dunque deciso di attribuire la medesima importanza ai singoli pezzi e hanno disposto la collezione come ''racconto in sequenza'' nello spazio a pianta basilicale, dove nelle navate laterali sono parcheggiate in ordine cronologico le berline da una parte e le coupè dall'altra, mentre nella navata centrale hanno posizionato le spider, in una sorta di strada ideale che inizia con un grande logo luminoso all'ingresso e finisce con uno spazio per proiezioni sul fondo.
Come in una vera basilica, infine, nelle cappelle laterali è stato inserito il Cozzi. Lab, una sorta di laboratorio a disposizione di studiosi e ricercatori per consultare l'ampia documentazione parte integrante del Museo. Poiché il rosso nell'immaginario collettivo rappresenta velocità, potenza e passione ma è anche un simbolo dell'Alfa Romeo nel progetto questo colore raccorda le due parti della costruzione, quella bianca con quella nera, quella sopra con quella sotto, quella commerciale con quella amatoriale. I progettisti hanno deciso di trattare la rampa di discesa al museo come spazio di compressione, per creare aspettativa e cambiare atmosfera. La scala si inserisce in uno spazio monocromatico in cui tutto è rosso, anche la luce, che crea uno strano effetto di straniamento, quasi psichedelico, «Volevamo che il limite tra show-room e museo non fosse una porta, ma uno spazio con il suo tempo di percorrenza», concludono i progettisti, convinti che ogni ambiente debba avere la forza, il carattere e l'autonomia dell'architettura di qualità.


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