Progettazione e Architettura

I milanesi Piuarch tornano in Russia e accendono la "lanterna" sul fiume Kuban

Francesca Oddo

Lo studio milanese ha aggiunto al suo carniere un'altra commessa russa: il Centro Congressi Ekaterinensky di Krasnodar

Piuarch si è aggiudicato l'incarico diretto per la realizzazione del Centro Congressi Ekaterinensky di Krasnodar, città con oltre 800mila abitanti nella Russia meridionale. Il committente è Kubanskaya Marka, impresa di costruzioni molto attiva in città, nata subito dopo la Perestroika, fra il crollo dell'Unione Sovietica e la nascita della Federazione Russa.

Non è la prima volta che lo studio milanese si trova a lavorare in Russia, dove negli ultimi anni ha firmato e completato il Business Centre Quattro Corti - sede di Gazprom, la più grande azienda russa attiva nell'estrazione e nella vendita di gas naturale - il Ristorante Mansarda e, proprio all'inizio del 2016, l'Amber Boutique, tutti a San Pietroburgo. «Piuarch lavora da molti anni in Russia e nel tempo ha costruito reputazione e notorietà su questo importante mercato dove è sentita e percepibile la voglia di buona architettura e dove i committenti sono sempre più attenti ai concetti e alla selezione dei professionisti», racconta Francesco Fresa, socio fondatore dello studio.

Concepito come un vero e proprio complesso culturale dotato di auditorium, teatro, sala polifunzionale, bar, ristorante, il Centro Congressi ha una capacità di 720 posti e si sviluppa su tre livelli per una superficie complessiva di 2.840 metri quadrati. Situato fra sponde del fiume Kuban e il tessuto urbano, l'edificio risponde alla sua collocazione presentando due fronti diversi fra loro. In direzione del fiume la facciata, interamente vetrata, è sinuosa e organica, come se facesse eco al movimento delle acque e alle anse del fiume; verso la città l'immagine cambia e una griglia regolare e lineare, realizzata in ottone ossidato, si confronta con il tessuto urbano a partire dalla nuova piazza pedonale che segna l'ingresso al centro congressi.

La trasparenza da un lato e dall'altro diventa il tramite della connessione fra il paesaggio naturale e quello costruito. «La natura di landmark, di punto di confine tra tessuto urbano e lungofiume è stata una importante sfida mirata a definire non solo l'identità dell'edificio, ma il suo rapporto tra fattori in partenza distinti e designati a ritrovarsi in una nuova armonia, estetica e funzionale», continua Fresa.

La luce e l'interazione con l'ambiente esterno sono ingredienti importanti di questo progetto, votato a recuperare il rapporto fra il costruito, il fiume e il verde dei parchi pubblici. La generosità delle superfici vetrate consente all'edificio di captare in quantità la luce naturale e gli spazi esterni, una teoria di terrazze distribuite sulla copertura e di aree all'aperto al piano terra, permettono ai visitatori di godere del paesaggio. Di notte l'edificio si trasforma in una "lanterna", un punto di riferimento visibile dal lungofiume e dalla città.
Al momento l'entità dell'investimento così come le tempistiche per la realizzazione del centro congressi non sono ancora noti.


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