Progettazione e Architettura

Completata la nuova ala contemporanea firmata da Barozzi e Veiga per il Museo dei Grigioni a Coira

Mariagrazia Barletta

Il nuovo volume amplia l'offerta espositiva di Villa Planta, la residenza in stile neoclassico realizzata nel 1876 nella città Svizzera e poi trasformata in Museo

Una scatola grigia ricoperta da bassorilievi dalle forme geometriche, che ribalta l'usuale schema funzionale del museo. Nella cittadina di Coira, in Svizzera, è stata inaugurata il 26 giugno la nuova ala del Museo d'Arte dei Grigioni progettata dallo studio italo-spagnolo e vincitore dell'ultimo premio Mies van der Rohe, Barozzi Veiga. Meno di due anni di lavori per terminare una struttura dalla forte identità, nata da un concorso internazionale e resa possibile da una donazione privata.

Il nuovo volume nasce per ampliare l'offerta espositiva di Villa Planta: una residenza in stile neoclassico realizzata nel 1876 per un mercante del cotone e poi diventata sede del Museo d'arte. Per la nuova addizione, indipendente ma in dialogo con la villa neoclassica, lo studio barcellonese di Fabrizio Barozzi e Alberto Veiga realizza un parallelepipedo grigio: un volume semplice e compatto ma con una sua identità ben marcata e rivestito da un bassorilievo composto da moduli prefabbricati in cemento grigio perla, che aggiunge sulla «pelle» dell'edificio una ripetizione vibrante di motivi geometrici. Inoltre, per rispettare il contesto con le sue dimensioni e caratteristiche, i progettisti rivoluzionano l'usuale schema funzionale: inseriscono tutti gli spazi espositivi in due piani interrati in modo da contenere il volume fuori terra.

«Nonostante le forti limitazioni del lotto, caratterizzato non solo dalla Villa e dal suo giardino, ma anche da limitate dimensioni, abbiamo cercato sin dal principio di minimizzare il volume esterno dell'edificio», spiega Alberto Veiga. «Per quanto contraddittorio possa apparire - continua - ci è sempre sembrato prioritario generare un nuovo spazio pubblico che, anche se di dimensioni ridotte, potesse incorporarsi al museo così come accade per il giardino circostante alla Villa e per i giardini degli edifici vicini». «Per questo - continua ancora l'architetto Veiga - abbiamo deciso di invertire l'ordine logico del programma funzionale. Dislocare le sale espositive nei livelli inferiori e lasciare unicamente l'accesso e i servizi legati al funzionamento giornaliero dell'edificio nei livelli superiori, ci ha permesso di raggiungere la scala e le proporzioni adeguate per il progetto. Tutto ciò ha consentito all'edificio di acquisire una sua autonomia rispetto all'edificazione circostante, permettendo di rinforzare l'importanza del giardino all'interno del nuovo complesso museale, di ampliare lo spazio pubblico e di migliorare la coesione con il contesto».

L'edificio ottiene così una sua autonomia, ma non resta indifferente a ciò che lo circonda e, per stabilire una relazione con la preesistente Villa Planta, ne va a catturare i principi costruttivi ed estetici. L'influenza palladiana della villa di fine Ottocento diventa elemento generatore dell'organizzazione spaziale dell'ampliamento, che si basa sul disegno di una pianta simmetrica e centrale, mentre la geometria viene utilizzata come elemento per mettere in relazione nuovo e antico. I principi dell'architettura classica hanno anche un altro risvolto positivo: permettono di semplificare il sistema strutturale e di creare spazi flessibili.

«L'altro concetto che ha permesso di stabilire un dialogo con la Villa è stata l'idea di ornamento», spiega ancora Alberto Veiga. «L'ornamento di Villa Planta - continua - trasmette l'influenza orientale della sua origine ed è capace di stabilire una certa indipendenza con tutto ciò che la circonda. Questa capacità è qualcosa che l'edificio dell'ampliamento cerca di ottenere associando l'idea di ornamento al sistema compositivo delle sue facciate». Il bassorilievo astratto ricopre, così, l'intero parallelepipedo dando espressività all'architettura e distaccandola dal contesto. Sul prospetto principale i riquadri del rivestimento sono interrotti solo da un semplice portale, che segna l'ingresso al museo. Qui si apre una grande hall dalla quale per visitare le collezioni temporanee e permanenti si scende nei due livelli interrati.

L'ampliamento era da tempo auspicato, ma a renderlo concreto è stata nel 2011 una donazione di 20 milioni di franchi (circa 18,5 milioni di euro), messi a disposizione da un privato. Nel 2012 il Gran Consiglio ha stanziato poi gli ulteriori 8,5 milioni di franchi necessari per coprire l'intero costo dell'opera.

I crediti del progetto
Luogo: Chur (Coira), Svizzera
Superficie: 3.156 metri quadri
Committente: Comune di Chur
Progetto: primo premio ad un concorso internazionale di progettazione (2012)
Progettisti: Estudio Barozzi / Veiga - Alberto Veiga, Fabrizio Barozzi (Barcellona)
Fotografie: Ralph Feiner


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