Progettazione e Architettura

Ecco come la «Switch House» di Herzog & de Meuron rilancerà la Tate Modern di Londra

Mariagrazia Barletta

Ha appena aperto la Tate Modern, con il suo ampliamento da 260 milioni di sterline firmato dallo studio svizzero

Lo spazio pubblico entra e invade la nuova Tate Modern di Londra. Dare spazio alle collezioni in costante crescita, stabilire relazioni strette tra l'edificio-contenitore e il contesto. Infine, offrire al visitatore un'esperienza che oltrepassi la semplice contemplazione dell'opera d'arte. È questo il programma che coinvolge e mantiene in fermento le grandi istituzioni museali europee, contagiando anche la galleria d'arte moderna e contemporanea più visitata al mondo. La Tate Modern, con il suo ampliamento da 260 milioni di sterline firmato dallo studio Herzog & de Meuron e appena inaugurato, si avvia a rispondere alle esigenze del visitatore del 21esimo secolo e al rinnovato ruolo delle istituzioni museali. Un ruolo che comprende, ma non esaurisce, la collezione ed esposizione di opere, inglobando funzioni culturali ed educative più ampie. Per la Tate si tratta di un impegno attivo a favore della diffusione e della conoscenza dell'arte moderna e contemporanea.

La «Switch House» - così viene chiamata la nuova ala del museo londinese - è una torre piramidale ed usa come base di fondazione i tre serbatoi di combustibile che erano parte integrante della centrale elettrica dismessa, i cui interni, nel 2000, furono convertiti negli spazi museali della Tate Modern. «Non solo costituiscono fisicamente le fondazioni del nuovo edificio», affermano i progettisti riferendosi ai serbatoi sotterranei, «ma - continuano - costituiscono anche il punto di partenza per approcci curatoriali e intellettuali che col tempo sono cambiati per andare incontro alle necessità di un museo contemporaneo degli inizi del 21esimo secolo». Così, gli spazi dei cosiddetti «Thanks» (serbatoi) vengono lasciati intatti, con le loro ruvide e grigie superfici. Un'atmosfera cupa e un rude aspetto industriale caratterizzano le sale. Al loro interno si celebrano nuove forme d'arte: performance dal vivo, grandi installazioni e proiezioni di video e film. Dai sotterranei, una grande scala circolare e scultorea giunge alle gallerie sovrastanti, dove si apre una grande varietà di spazi espositivi, alcuni più piccoli, altri di grandi dimensioni, alcuni dall'atmosfera più intima, altri inondati di luce. Una vasta gamma di soluzioni, anche flessibili, per adattarsi a qualsiasi esigenza curatoriale e alle svariate necessità legate alle esposizioni temporanee.

Al quinto livello un ponte attraversa la vecchia sala delle Turbine, collegando la nuova addizione alle gallerie già esistenti. Non solo una sorta di percorso, anche intricato, si svolge all'interno del museo, ma gli spazi pubblici e nuovi servizi entrano nel contenitore espositivo per cambiare l'esperienza di visita. Il museo si arricchisce con spazi pubblici di relazione, tra i quali una terrazza al decimo livello con una vista strepitosa sulla città, luoghi per rilassarsi e aree dove scambiarsi opinioni ed idee. E poi, largo spazio alle attività formative. Laboratori, centri di ricerca, sale dove consultare audiovisivi in archivio, dove studiare e fare ricerca nel campo dell'arte, e una galleria dedicata ai bambini. Inoltre, luoghi in cui i visitatori possono creare e condividere lavori digitali. Infine, lo svago con la nuova boutique museale e un ristorante. E come se lo spazio pubblico esterno, riprogettato e migliorato per l'occasione, entrasse anche all'interno dell'edificio con funzioni aperte anche a chi non ha intenzione di ammirare le opere d'arte. Si crea, così, una forte connessione tra l'edificio, i suoi spazi interni, il contesto e la città.

Il primo progetto di riconversione della centrale elettrica, terminato nel 2000, con l'apertura della Tate Modern, fu anch'esso firmato dallo studio Herzog & de Meuron, che svuotò la sala turbine (lunga ben 152 metri) e i locali delle caldaie privandoli dei loro macchinari, ricavando, così, rispettivamente l'ingresso e le gallerie del nuovo museo, per il quale si attendevano circa 2 milioni di visitatori all'anno, arrivati, poi, a quota 5 milioni. Il museo si dimostrò un'azione significativa per rigenerare Southwark, un'ex area industriale di certo non fiorente. Nel 2000, a dare una mano al museo arrivò anche il Millenium Bridge. Il ponte, progettato da Norman Foster con gli ingegneri di Arup e lo scultore Anthony Caro, fu posizionato in asse con la Tate Modern e mise in collegamento Southwark con la City. La Tate Modern ha riscosso un grande successo, nel 2015 è stato il museo più visitato d'Europa e secondo nel Regno Unito, dopo il British Museum. E, si stima che la presenza della Tate Modern generi grandi benefici economici per la città. Benefici che - secondo quanto riporta la stessa Tate - ogni anno ammonterebbero a circa 100 milioni di sterline. Così, tra i finanziatori, oltre a numerose fondazioni e a soggetti privati, ci sono il Governo che ha partecipato con 50 milioni di sterline, la Greater London Authority, che ha sovvenzionato l'operazione con 7 milioni; mentre 1 miliardo di sterline è arrivato dal Southwark Council.


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