Progettazione e Architettura

Venezia, Koolhaas veste d'oro lo shopping mall di lusso nel palazzo cinquecentesco di Benetton

Mariagrazia Barletta

Terminato il restauro curato da studio Oma e guidata da Rem Koolhaas e da Ippolito Pestellini Laparelli e Silvia Sandor

Lamine dorate, rivestimenti "leopardati" e un percorso di scale mobili che si svolge come un tappeto rosso. E, dietro le arcate a tutto sesto dello storico cortile interno, un grande muro forato. Appaiono così gli interni del cinquecentesco Palazzo del Fondaco dei Tedeschi a Venezia, dopo la trasformazione, appena terminata, ad opera dello studio Oma e guidata da Rem Koolhaas e da Ippolito Pestellini Laparelli e Silvia Sandor, rispettivamente partner e senior architect allo studio olandese.

Si è concluso il grosso del lavoro che porterà il cinquecentesco magazzino delle merci ad ospitare un grande centro commerciale di lusso, proprio di fronte al ponte di Rialto, e con affaccio diretto sul Canal Grande. Tocca ora all'architetto britannico Jamie Fobert curarne gli allestimenti interni e poi il mega-store di Dfs, il marchio del travel retail del lusso e divisione del gruppo Lvmh (Moët Hennessy Luois Vuitton), potrà aprire i battenti. Oltre alle funzioni commerciali legate alla catena proprietaria degli spazi duty free dei principali scali aeroportuali del mondo, nel palazzo storico saranno ospitati anche eventi culturali.

Si è trattato di un recupero molto discusso. Tante le critiche ricevute dal progetto e in prima linea Italia Nostra con una battaglia portata prima davanti al Tar e poi al Consiglio di Stato, ma che si è conclusa, poi, con un nulla di fatto. Così il progetto è andato avanti, seppur con qualche cambiamento che ha ridimensionato l'impatto di alcuni aspetti. Oggetto della contestazione, alcuni interventi considerati irrispettosi del valore storico del monumento: una terrazza panoramica "a vasca" realizzata sul tetto, la traslazione in altezza del lucernario posto a copertura della corte al fine di ricavarne ulteriore spazio, e la creazione di un foro circolare nella muratura interna per segnalare la presenza delle scale mobili.

Lo storico palazzo, di proprietà della società Edizione del gruppo Benetton, che l'acquistò nel 2008 da Poste italiane, è stato, fino alla fine della Repubblica veneziana, un magazzino per le merci trasportate dai mercanti tedeschi, ungheresi e austriaci. Edificato nel 1228, poi distrutto due volte da incendi e riedificato a inizio Cinquecento, in epoca napoleonica divenne ufficio doganale e poi durante il regime fascista fu trasformato in sede delle poste, subendo interventi radicali che non disdegnarono l'uso del cemento.

La mancanza di autenticità causata dai pesanti rimaneggiamenti subiti dalla struttura originaria, viene rimarcata dai progettisti di Oma con una nota pubblicata sul sito dello studio. «A prescindere dalla storia dei suoi adattamenti – scrivono – (torri rimosse, corte ricoperta dal vetro, finestre aggiunte, strutture ricostruite) e dall'oggettiva assenza di autenticità delle sue strutture, lo stato di monumento (riconosciuto nel 1987) vietava quasi ogni possibilità di cambiamento».

L'intervento, affermano dallo studio Oma, si basa, inoltre, su «un numero contenuto di interventi strategici e connessioni verticali a supporto della nuova funzione e definisce una sequenza di spazi e di percorsi pubblici». La corte interna viene aperta ai pedoni e il sistema di scale mobili, spiegano ancora dallo studio Oma, è stato aggiunto per creare una sorta di «strada pubblica all'interno dell'edificio».

Il nuovo tetto è creato dal rinnovamento del padiglione esistente del XIX secolo, appoggiato – viene spiegato dai progettisti – su un nuovo pavimento di vetro e acciaio, posizionato al di sopra della corte centrale. Sul tetto viene aggiunta una terrazza in legno con vista panoramica. Cortile e tetto diventano spazi pubblici aperti alla città.
«Gli ambienti sono consolidati in modo da rispettare la sequenza originale, gli elementi storici più importanti, come le stanze d'angolo, sono rimaste inalterate», concludono dallo studio Oma.

Crediti
Committente: Edizione
Periodo: 2009 - 20016
Partner: Rem Koolhaas e Ippolito Pestellini Laparelli
Project Architects: Francesco Moncada, Silvia Sandor

Concept
Associati: Ippolito Pestellini Laparelli
Team: Marco De Battista, Andrew Chau, Paul Feeney, Alice Grégoire, Ricardo Guedes, Andreas Kofler, Kayoko Ota, Pietro Pagliaro, Miiriam Roure Parera, Carlos Pena, Ciprian Rasoiu, Agustin Pérez Torres

Sviluppo del progetto
Architetti: Silvia Sandor, Francesco Moncada
Team: Giacomo Ardesio, Paul Feeney, Alice Grégoire, Ricardo Guedes, Giulio Margheri, Pietro Pagliaro, Cecilia del Pozo, Ciprian Rasoiu, Jan de Ruyver, Miguel Taborda.

Realizzazione
Project architect: Silvia Sandor
Team: Aleksandar Joksimovic, Leonardos Katsaros, Francesco Moncada, Federico Pompignoli

Collaboratori
Conservazione/restauro: TA Architettura
Progettazione strutturale: Tecnobrevetti
MEP engineer: Politecnica Ingegneria e Architettura
Coordinatore per la sicurezza: Antonio Girello
Consulenza antincendio: Sicurtecno
Consulenza gestione costi: GAD

Contractor: SACAIM s.p.a.

Lighting: Viabizzuno
Fotografie: Delfino Sisto Legnani, Marco Cappelletti


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