Progettazione e Architettura

Ali di farfalla per la casa della pace di Cucinella per i rifugiati di Scanzano Jonico

Mariagrazia Barletta

Il progetto d'architettura è stato donato dall'architetto bolognese alla fondazione Città della Pace per i Bambini Basilicata e sarà realizzato da imprenditori italiani in Basilicata

Se la profondità morale di un premio Nobel della pace incontra l'attivismo convinto di una star di Hollywood, intrecciandosi alla generosità italiana, alla progettazione architettonica più sensibile e al sostegno delle amministrazioni, l'effetto non può che essere dirompente. È ciò che succede a Scanzano Jonico (Matera), dove i rifugiati abiteranno nelle case firmate da Mario Cucinella.

Mentre a Venezia, nel grande contenitore di idee della Biennale di Alejandro Aravena, si ragiona sulle risposte che l'architettura può dare al tema dell'immigrazione, in Basilicata, su un sito in origine destinato ad accogliere scorie radioattive, ci si prepara a realizzare un prototipo di casa ecosostenibile, a basso costo e di alta qualità abitativa, con l'obiettivo di accogliere tre famiglie di rifugiati con i loro bambini e favorirne l'integrazione, restituendogli il diritto di guardare con speranza al futuro. Un'iniziativa ad alto contenuto sociale, oltre che un modello da poter replicare per dare una risposta dignitosa al problema ormai strutturale dell'accoglienza dei rifugiati.

Il progetto d'architettura, primo prototipo di casa passiva completamente riciclabile, è stato donato da Mario Cucinella. Un progetto, ci spiega l'architetto, che fa riferimento alla tradizione costruttiva del Sud e, seppur senza alcun approccio nostalgico, entra in sintonia con le radici della cultura contadina, che da sempre ha utilizzato le risorse disponibili, anche le più semplici, secondo un'idea di riuso e di ottimizzazione del materiale e che nessuno spazio ha mai lasciato al concetto di spreco. «Un luogo per coltivare la pace», lo definisce Cucinella.

Il nucleo di tre case prende il nome di «Abitazione per la pace» ed è un progetto che rientra nelle iniziative della Città della Pace per i Bambini Basilicata, una fondazione che, nella regione del Sud, si batte per l'accoglienza, la tutela e l'integrazione delle persone che subiscono persecuzioni o discriminazioni e per l'integrazione dei rifugiati, creando per loro anche opportunità di lavoro. Oltre 110 i rifugiati e richiedenti asilo fino ad ora ospitati in Basilicata, grazie alla fondazione, e aiutati ad integrarsi secondo un modello di accoglienza diffusa. Anima del progetto e presidente della fondazione è Betty Williams, attivista irlandese che nel 1976 si è guadagnata il Nobel per la pace per essersi battuta a favore di una soluzione non violenta alle lotte tra cattolici e protestanti nell'Irlanda nel Nord. Il primo nucleo di residenze è solo un primo passo di un'iniziativa per l'accoglienza dei rifugiati e che ha incontrato anche il sostegno dell'attrice e attivista per i diritti umani, Sharon Stone.

«Ognuno, anche chi arriva da lontano, ha diritto di vivere in un ambiente sereno dove realizzare i propri sogni». Sono le parole di Betty Williams a spiegare lo spirito dell'iniziativa, che si è concretizzata a maggio durante un incontro avvenuto nella sede Fao a Roma, dove è stato sottoscritto un accordo unico. Erano presenti alla firma i due imprenditori, Nicola Benedetto, amministratore unico della BBC, azienda tra le più importanti della Basilicata, e Pasquale Natuzzi, in rappresentanza del gruppo Natuzzi, che realizzeranno il primo nucleo con proprie risorse, aiutati dalla Regione Basilicata, che partecipa alla realizzazione delle sistemazioni esterne del lotto.

Integrazione e accoglienza per un modello che va oltre l'architettura
Il primo nucleo si compone di tre moduli abitativi organizzati attorno ad un patio, sormontati da una copertura per l'ombreggiamento in canne di bambù locale, la cui forma si ispira alle ali di farfalla. L'edificio ha, inoltre, una struttura portante in legno rivestita di pannelli di paglia, mentre la terra cruda è impiegata come intonaco. Dunque il progetto riprende, senza alcuna vena nostalgica ma rivisitandole in chiave moderna, le tradizioni costruttive locali come la lavorazione della canapa e della ginestra, legata, ci dice Cucinella, anche al mondo tessile. «Si usava la ginestra per realizzare le casacche dei contadini, c'era proprio una tradizione, e poi gli scarti si impiegavano per produrre degli isolanti o dei pannelli oppure si mischiavano con la terra cruda per creare pannellature di riempimento», racconta ancora l'architetto.

Nonostante il legame con la tradizione, «nessuna idea di nostalgia, che è una parola che ha una matrice di tristezza», pervade il progetto, ci tiene a precisare l'architetto. Si tratta di recuperare antichi saperi in una visione ecologica e moderna del progetto. «È bello - ci dice Cucinella - impiegare le materie tradizionali, ma ciò che cambia è la percezione di quelle materie e la modalità, contemporanea, del loro uso. Si può usare la terra cruda e fare un edificio molto contemporaneo: non è tanto la materia, ma è il modo con cui la usi a trasformare una materia antica in una moderna».

Il processo di costruzione diventa, inoltre, un'opportunità di formazione e di conoscenza. La realizzazione delle nuove residenze servirà, infatti, anche a costruire nuove competenze, in modo che le conoscenze apprese e le abilità possano poi essere sfruttate per edificare altre case simili.
Non si tratta di realizzare case povere per i poveri, ma «i rifugiati hanno i nostri stessi diritti e le nostre stesse esigenze», sottolinea Cucinella. Così il progetto punta sulla sostenibilità, sulla qualità e il comfort abitativo, sfruttando al massimo le risorse naturali, quali: sole, aria e vento.
Il progetto è poi strettamente legato al processo di integrazione, di cui si occupa la fondazione con l'obiettivo di inserire le famiglie di immigrati nella società locale. Nel luogo dove sorgeranno le abitazioni è già stato, infatti, realizzato un centro formativo, con laboratori, corsi di italiano, dove apprendere anche mestieri. Un progetto, dunque, che va oltre l'architettura per legarsi ad aspirazioni elevate e alla possibilità di creare opportunità per chi fugge da persecuzioni e guerre.

Infine, c'è da adattarsi a diverse culture e stili di vita, perché le famiglie che abiteranno a Scanzano potranno avere diversa provenienza. Le nuove abitazioni, dunque, non possono che puntare sulla flessibilità. «Con il nostro progetto realizziamo quella parte hardware che è fondamentale per costruire e lasciamo invece una grande flessibilità all'interno di questo spazio in modo che poi, di volta in volta, in maniera molto leggera, si possa costruire uno spazio più adeguato alle diverse esigenze», afferma Mario Cucinella.

L'edificio sorgerà su suolo pubblico e sarà donato al Comune al termine dei lavori. Il primo nucleo con i tre appartamenti di 80-90 metri quadrati ciascuno, costerà intorno ai 360mila euro, ci dice Cucinella, comprese alcune opere d'urbanizzazione da dover realizzare, come la rete fognaria, e delle quali gli altri nuclei a venire potranno usufruire con un beneficio per i relativi costi. Dunque, si lavora su una cifra che si attesta un po' al di sotto dei mille euro al metro quadro, ci dice ancora l'architetto.

I crediti del progetto
Progetto: Mario Cucinella Architects
Team:Mario Cucinella, Giovanni Cozzani, Eurind Caka, Nicolas Turchi, Alberto Vitali, Alberto Bruno, Yuri Costantini, Andrea Genovesi (modello)
Rendering: Cristian Chierici
Immagini: MCA Archive


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