Progettazione e Architettura

A Giulianova sostituzione edilizia tra antico e moderno: l'edificio a strati di Vaccarini

Luigi Prestinenza Puglisi

L'architetto Giovanni Vaccarini ha concepito un edificio cercando di farne una cerniera tra i due tessuti urbani opposti - antico e contemporaneo - nella città di mare abruzzese

Giovanni Vaccarini è uno dei più interessanti ed artisticamente colti architetti italiani della generazione di mezzo. A caratterizzarlo è un lavoro professionalmente meticoloso e attento alla riflessione formale: un approccio onnivoro e manierista, nel senso cinquecentesco del termine, sempre proteso al confronto con la grande architettura dei Maestri. Lo si vede già nelle sue prime opere, penso per esempio ai laboratori Racotek a Bellante in provincia di Teramo, dove è evidente il dialogo con le opere di Richard Meier. E lo si vede, con un atteggiamento sempre più sofisticato, nelle opere successive dove c'è un continuo rapportarsi con le grandi opere della tradizione italiana, da Franco Albini a Gio Ponti, e con le più recenti esperienze internazionali, da Jean Nouvel a Rem Koolhaas.

Nel suo recente libro, "Superficie, tessuto, corpo", uscito nel febbraio di quest'anno per i tipi della Deleya editore, Giovanni Vaccarini racconta il suo approccio: «La nostra appartenenza culturale ci porta ad attingere ad un patrimonio storico e figurativo che viene costantemente alimentato dagli apporti di altre culture». E ciò attiva un continuo processo di mutazione che investe ogni tipologia architettonica e insediativa: anche quelle appartenenti a realtà urbane semplici come la città alta di Giulianova, dove Giovanni Vaccarini disegna un articolato organismo polifunzionale per rispondere alla sfida, altrimenti banale, di un intervento di sostituzione edilizia.

Il lotto, posto in declivio, segna il crocevia tra via Gramsci e via Cesare Battisti, e cioè tra due diverse realtà urbane.
«Da questa caratteristica - afferma Vaccarini - è scaturita una riflessione sul ruolo dell'edificio come cerniera tra due parti di città, la antica e la contemporanea, e tra due tessuti urbani completamente differenti: quello compatto della prima e quello diradato e costruito per vuoti più che per pieni della seconda, che, con una crescita incessante, dal dopoguerra ha compromesso gran parte del territorio».

L'edificio è organizzato su più strati. Un primo, alla quota del piano di calpestio (quota 0,00) con accesso direttamente da via Gramsci dove sono ubicate le attività commerciali e i servizi.
Il secondo strato ha accesso da via Cesare Battisti (quota +3,50 mt). È questo l'ingresso a tutta la parte residenziale. «È - continua Giovanni Vaccarini - una sorta di suolo artificiale su cui sono poggiati anche i giardini pensili e gli accessi pedonali».
Dal basamento, esce a sbalzo su via Gramsci il volume scolpito delle residenze; è addossato all'angolo nord est a segnare il crocevia tra le due viabilità principali. L'obiettivo del progettista è identificare chiaramente le differenti parti dell'edificio. Ma anche trovare spazio per realizzare l'affaccio est con un grande terrazzo che guarda il mare.

Da notare il flesso della facciata principale che permette all'edificio di assorbire la luce in maniera diversa nelle ore del giorno; una citazione alla tradizione architettonica italiana: l'amata palazzina in via Archimede a Roma di Ugo Luccichenti.
I materiali, infine, sono semplici: sono quelli utilizzati dalla comune edilizia abitativa e per uffici. A dimostrazione che la complessità dell'organizzazione spaziale può essere ottenuta senza sforare i budget prefissati e che un buon professionista sa essere colto e raffinato senza per questo venire meno alle esigenze del cliente.


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