Progettazione e Architettura

Ai milanesi Piuarch il concorso privato per la nuova Latteria sociale Valtellina

Francesca Oddo

Forme semplici, materiali locali, dialogo costruttivo fra tradizione e innovazione, e Piuarch va dritto al punto vincendo il concorso di idee privato a inviti per la riqualificazione dell'area commerciale-espositiva di proprietà della Latteria Sociale Valtellina.

Pochi ingredienti, forti e decisi, si sono dimostrati determinanti per interpretare, e in alcuni casi riformulare, le esigenze dell'ente banditore, il quale si è visto sottoporre una proposta progettuale che fin dalle prime battute ha scardinato uno dei punti chiave del bando: il team, infatti, ha presentato l'ampliamento della struttura esistente in lunghezza invece che in altezza.

Siamo a Postalesio, in provincia di Sondrio, un Comune di 600 anime al confine con la Svizzera. Piuarch immagina la rivisitazione in chiave contemporanea della malga, costruzione tipica della montagna destinata al ricovero degli animali e alla produzione dei formaggi. Su un edificio a sviluppo longitudinale, completamente a vetri lungo il suo profilo per stabilire un rapporto osmotico con il paesaggio e per dichiarare all'esterno la sua vocazione, poggia una copertura a falde che diventa l'icona del progetto: corre in orizzontale superando i 54 metri lineari dell'edificio e creando, con sbalzi che vanno da 3 a 9 metri, degli spazi all'aperto coperti, luoghi di socializzazione e di consumo degli ottimi prodotti locali.

L'edificio, che si articola su una superficie di 1.000 metri quadrati (dei quali 340 sono esterni), presenta un nucleo centrale completamente chiuso che ospita la sala convegni, gli spazi di servizio, spogliatoi e cucine. Sul perimetro si trovano gli spazi di accoglienza per la clientela: lo spaccio, il bar, il ristorante e l'area museale, posti in una linea continua pensata per favorire la commistione di funzioni e coinvolgere i visitatori. Oltre al riferimento alla malga, un altro elemento che richiama le forme del luogo è il sistema delle grandi lampade che si ispirano alla «culdera», il tradizionale paiolo in rame a forma di campana rovesciata, usato per miscelare il latte vaccino con quello di capra.

Il progetto, che segue le indicazioni del «Design for All» e adotta materiali a Km 0 (legno e pietra locale), appare subito molto sentito e in effetti lo è. Lo confermano i suoi autori, che raccontano: «Aver partecipato al concorso è stata una bella occasione per tornare in un luogo che ci sta molto a cuore. All'interno dello studio infatti abbiamo una forte componente valtellinese e anche Gino Garbellini, uno dei quattro partner, è originario della zona».

Il costo dell'intervento si attesta intorno a un milione e mezzo di euro. Adesso si attende la decisione dell'ente banditore rispetto alla possibilità di affidare la progettazione dell'opera ai vincitori. Soluzione decisamente auspicabile.


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