Progettazione e Architettura

Cino Zucchi: «Con l'headquarter Lavazza un nuovo spazio urbano per Torino»

Maria Chiara Voci

L'architetto scelto per realizzare la nuova sede del gruppo, ha spiegato in un incontro pubblico la nascita del progetto pensato per una localizzazione nello storico quartire della città

È atterrato come una "nuvola" nello spazio urbano costruito di Torino, nel cuore del quartiere Aurora. Un cantiere che, anticipando la portata dell'opera, si è rivolto alla città con un linguaggio nuovo: mai, in questi mesi, è stata montata una tradizionale impalcatura. Giorno dopo giorno, sotto gli occhi incuriositi (talora critici) degli abitanti, l'edificio ha preso forma, superando ogni difficoltà, anche burocratica e sostituendosi ai capannoni dismessi di una ex centrale Enel. Sinuoso, materico, caratterizzato da una composizione asimmetrica di vetrate orizzontali e verticali - che, tono su tono, si alternano a pannelli metallici color bronzo e che modificano la propria intensità, creando un gioco di luci e ombre a seconda delle ore del giorno - l'immobile, destinato a ospitare dall'autunno prossimo la nuova sede centrale della Lavazza, è già una realtà.

«Un'opera che restituisce alla città ciò che la città ha dato all'impresa e che investe in quel quartiere in cui il marchio ha legato lo sviluppo della propria storia», ha spiegato, giovedì scorso, 5 maggio, Paolo Corradini, responsabile del progetto per l'azienda torinese, durante l'incontro di presentazione e dibattito organizzato da Alessiostudio alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino sul tema dell'architettura e della rigenerazione urbana. Chiaro il senso delle sue parole: perché oltre a una palazzina storica, all'angolo fra via Bologna e via Pisa, già recuperata nel 2015 e che ospita lo Iaad (l'Istituto di arte applicata) e al di là della riqualificazione, già avvenuta, di via Pisa, prima via smart di Torino (connessa sia sotto l'aspetto materiale, della mobilità, che sotto quello immateriale, della rete), la nuova sede Lavazza, su cui l'impresa ha investito circa 120 milioni, porterà con sé tante novità per il capoluogo piemontese.

La prima novità è una grande piazza-giardino di 3.500 mq, per cui lo stesso Giuseppe Lavazza, affiancato dalla paesaggista Camilla Zanarotti e appassionato di botanica, ha selezionato e scelto le piante nei vivai di Pistoia. Poi c'è un'area archeologica, che conserva i resti di una necropoli paleocristiana, ritrovata durante gli scavi e che sarà visitabile; un museo di 1.600 mq, dedicato alla storia del brand, curato da RAA, Ralph Appelbaum Associates, lo studio che ha firmato anche il museo della Lego e di Ikea. Poi ancora uno spazio espositivo e multifunzionale di 6.600 mq, collegato a un ristorante che nasce sotto l'egida dello chef stellato Ferran Adrià e che all'occasione potrà ospitare anche grandi eventi. Infince, c'è un'offerta di ristorazione per tutti i giorni, aperta ai dipendenti e a tutti i torinesi, con tre diverse cucine e altrettante tipologie di food, dal cibo di strada ai piatti della tradizione al vegetariano.

«La grande scommessa dei committenti - ha spiegato al pubblico Cino Zucchi, l'architetto che è stato scelto dalla Lavazza per lo sviluppo del progetto e che ha lavorato insieme Cristiano Picco per la parte urbanistica - è stata scegliere per l'headquarter uno spazio urbano, reinterpretando una porzione di territorio, nel luogo che per eccellenza riunisce la più alta concentrazione di livelli di complessità. L'edificio, che s'inserisce nel dibattito sull'urban life, non sarà solo una sede aziendale, ma rappresenta l'opportunità di riaprire un'area che era stata concepita, nel passato, con una logica diversa e industriale e di rileggerla, con un diverso approccio anche sotto l'aspetto ambientale».

Il fabbricato uffici, che sarà certificato leed (per la certificazione delle palazzine storiche al tempo dell'avvio del cantiere non era ancora sviluppato il certificato di matrice americana sui recuperi), è caratterizzato dalla facciata esterna e dal grande atrio vetrato, spazio di raccordo e connessione. Di qui si sviluppa anche la scala principale dell'edificio che, con un andamento fluido lungo la parete di fronte, sale fino al terzo piano dove si apre una grande terrazza con giardino pensile.

Il ripensamento del luogo fisico coinciderà con una rivoluzione nell'organizzazione del lavoro: gli uffici, oggi separati, si apriranno in grandi spazi comuni, luogo di scambio delle idee più che le tradizionali sale riunioni. Grande la sfida anche sul piano della comunicazione: interna - verso i dipendenti che animeranno i nuovi ambienti - e all'esterno, verso la città, con le visite in cantiere, con i grandi cartelloni che spiegano la trasformazione in atto, con un sito che parla anche attraverso i video e che all'indirizzo www.nuvola.lavazza.it è stato appena ripensato.


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