Progettazione e Architettura

A Milano la Ca' Brütta ringiovanisce con la cura «anti-age» firmata Feiffer & Raimondi

Mariagrazia Barletta

L'edificio realizzato da Muzio cento anni fa tra Via Moscova e Via Turati è stata sottoposta a un restauro conservativo che ha valorizzato l'immobile

Quando fu realizzata, nei primi anni Venti del Novecento, si gridò allo scandalo. Ora il restauro ne ha conservato materia e tempo, portando il racconto al suo autentico splendore. Caduto quel velo ocra annerito dallo smog che per decenni ne aveva coperto le facciate, torna a stupire la Ca' Brütta, il grande condominio milanese tra le vie Turati e Moscova a Milano, capolavoro e opera prima di Giovanni Muzio.

L'architetto la concepì a soli 26 anni quando, entrato nello studio Barelli e Colonnese, si trovò ad affrontare il tema della residenza borghese. Trovò non consona la soluzione già prospettata e la stravolse concependo due architetture autonome: una stecca e un edificio a corte separati da una strada privata aperta al pubblico. Reminiscenze palladiane, specchiature, timpani: l'uso sui prospetti di un vasto repertorio di elementi presi in prestito dal linguaggio classico venne considerato all'epoca un eccesso stravagante. «Mai si vide tradursi in realtà più pazza e squinternata fantasia di architetto», scrisse un anonimo cronista del Secolo. Scoppiato lo scandalo, l'architettura si guadagnò subito l'appellativo di Ca' Brütta.

Oggi è considerata un'icona dell'architettura del Novecento. Giovanni Muzio vi abitò dal 1922 fino alla sua morte. Le sue facciate sono animate da una composizione di frammenti che trovano armonia in un linguaggio unico, capace di affascinare e che è ancora leggibile nella sua autenticità, ritrovata grazie al restauro che si è appena concluso. Un lavoro di squadra tra la committenza privata, i progettisti dello studio Feiffer & Raimondi, le tre imprese specializzate che hanno eseguito i lavori (Teicos Costruzioni, Studio Restauri Formica e Gasparoli Restauri) e l'architetto Giovanni Tomaso Muzio (nipote di Muzio), che – come lui stesso ci spiega - ha collaborato in qualità di responsabile dell'Archivio Muzio alla comprensione dei cromatismi originali che ora si vedono in facciata. Il tutto partendo dai documenti d'epoca.

Ciò che stupisce oggi è l'assenza di vincolo. La Ca' Brütta ha più di 70 anni e dovrebbe essere tutelata così come prevede il Codice dei beni culturali, indipendentemente dal vincolo. Ma la tutela, se non arriva la dichiarazione di interesse culturale, è solo teoria, ci dice Giovanni Tomaso Muzio, che da anni si batte per la conservazione delle opere del nonno. «Se intervenissi su un edificio di valore che ha più di 70 anni per cambiargli completamente la fisionomia, il colore eccetera - ci dice - probabilmente ci sarebbe un intervento massivo della soprintendenza, in caso contrario, questa è talmente oberata che le cose scivolerebbero». E, delle oltre 50 opere più importanti che Muzio ha lasciato a Milano nessuna è vincolata, ci rivela ancora l'architetto. Dunque, appare incerto il destino di opere che hanno segnato il volto della città.

Il restauro raccontato dai progettisti
Il progetto e la direzione dei lavori sono dello studio Studio Feiffer & Raimondi, fondato dal professore Cesare Feiffer e dall'architetto Anna Raimondi. Un'operazione che ha voluto rispettare l'autenticità del manufatto, mantenendo, quanto più possibile, sia la materia che i segni del tempo. Dunque un restauro conservativo e «non un ripristino» precisa l'architetto Feiffer, prendendo le distanze da quegli interventi sul moderno che spesso si allontanano dai principi maturati negli anni nel campo del restauro.

«Abbiamo cercato di conservare questa vecchia signora, non rinnovandola come si usa fare con poca attenzione», ci spiega Cesare Feiffer, che continua: «Per conservarla abbiamo dovuto leggerla e guardarla da vicino con attenzione, quindi svolgere un rilievo geometrico, un rilievo dei materiali, capire le varie manutenzioni corrette e scorrette che si sono avvicendate nel tempo e quindi calibrare un progetto di restauro conservativo». «Principalmente, direi, salvo piccole integrazioni, alla Ca' Brütta è stato fatto un lavoro di pulitura, di maquillage, non di trucco, e non di correzione» aggiunge. Si tratta di rimanere ancorati a solidi principi culturali pur dovendo, in alcuni casi, trovare compromessi perché la realtà può contrastare con l'istanza di conservazione. Ne sono un esempio le coperture in eternit che necessariamente andavano rimosse per motivi di salute e sicurezza.

Dunque alla base dell'intervento c'è una conoscenza storica, materica e geometrica dell'architettura, supportata da un'analisi sui materiali, condotta a vista e mediante indagini microstratigrafiche per conoscerne i componenti. E poi un'analisi del degrado e delle alterazioni presenti. Così è emersa una ridipintura a legante sintetico risalente agli anni Settanta e che non aveva risparmiato alcuna superficie, andando a modificare pesantemente le relative cromie. Colorazione, questa, che era stata a sua volta alterata dall'inquinamento, «creando degli effetti sgraditi molto strani», ci racconta Anna Raimondi. Si è proceduto attraverso tasselli di pulitura e, rimosso il rivestimento sintetico con una microaeroabrasivatura a umido e a secco, sono venuti fuori gli intonaci voluti da Giovanni Muzio, con la loro colorazione originale. Il restauro ha svelato, così, tonalità di cui non si aveva più memoria.

Si è trattato di un'operazione molto complessa, ci racconta ancora Anna Raimondi, durata da settembre 2013 a febbraio 2016, che ha dovuto tener conto, tra l'altro, dell'interferenza delle persone, che hanno continuato ad abitare nelle loro case. Oltre ai colori originali, ciò che ha sorpreso, ci racconta ancora l'architetto, è anche il dato materico. La pulitura ha fatto emergere un intonaco strollato che «per gli anni Venti era una grande novità», ci dice, raccontandoci poi le difficoltà incontrate nel restaurarlo. A caratterizzarlo, ci spiega, è una superficie disomogenea, in alcune parti più rugosa e in altre più liscia. Dunque ogni integrazione, che si è resa necessaria, doveva uniformarsi con l'intorno riproponendo lo stesso tipo di disomogeneità. «Il rischio -continua - era di fare un qualcosa che fosse molto evidente pur riproponendo lo stesso materiale e la stessa granulometria. Da qui i continui controlli sia sui ponteggi che dalla strada, aprendo i teli per verificarne l'effetto».

Inoltre, il problema amianto. Sono state infatti sostituite le coperture in eternit e conservate le onduline marcapiano in fibrocemento amianto. È stata studiata una tecnica di incapsulamento che ha previsto la stesura di quattro membrane poliuretaniche capaci di confinare il materiale. Un'inertizzazione in opera studiata ad hoc, anche perché non si trattava solo di un'operazione tecnologica ma bisognava verificarne anche la resa estetica. Il tutto garantendo la sicurezza degli abitanti.
Un aspetto che potrebbe essere esportato, ci dice l'architetto Cesare Feiffer, è il sistema messo in piedi dai condòmini per scegliere i progettisti. Questi hanno nominato un consiglio che ha aiutato l'amministratore nel prendere decisioni e nella selezione dei progettisti, scelti con un confronto a coppie. Non semplice, però, far passare le istanze di conservazione e farle capire ai non addetti ai lavori. I condòmini volevano un intonaco ridipinto come nuovo, ci racconta l'architetto Feiffer. «E allora lunghe discussioni per spiegare alle persone che una casa vecchia, se conserva i segni del tempo ha un valore in più, se invece glieli cancelli, allora è come raschiare un mobile antico e rinnovarlo. Questo è stato compreso, ma ci vuole molta energia, bisogna essere convinti ed avere molta passione per trasferire questa convinzione», conclude.

Al Castello Sforzesco una mostra racconta la Ca' Brütta
In occasione del restauro da poco terminato, il Castello Sforzesco di Milano ospita fino al 10 luglio un'esposizione che racconta la Ca' Brütta alla città. La mostra è organizzata da Giovanni Tomaso Muzio, dalla photo editor Giovanna Calvenzi e dalla società Dodecaedro urbano (UrbanFile) ed offre una rilettura storica dell'edificio a partire dalla documentazione d'archivio. Inoltre viene presentata un'inedita spedizione fotografica condotta sulla Ca' Brütta da 30 noti autori, da Gianni Berengo Gardin e Giovanni Gastel, alla quali si aggiungono gli scatti di Ugo Mulas e Gabriele Basilico. Infine, un video ripercorre l'intervento di restauro.


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