Progettazione e Architettura

Cdp sceglie Carlo Ratti per trasformare la caserma La Marmora a Torino

Maria Chiara Voci

L'intervento costerà 30 milioni. Saranno realizzati spazi dedicati all'innovazione e al coworking, residenze (con una quota di social housing) e un museo della Resistenza

Una nuova e grande piazza pubblica, porticata su tre lati come la storica e simbolica (per la città) piazza Vittorio Veneto e che sarà aperta al pubblico sul lato di corso Quintino Sella, grazie all'abbattimento di un lungo e severo muro divisorio. Intorno, un quartiere dell'innovazione: con moduli abitativi smart per giovani startupper e studenti, botteghe e spazi di lavoro condivisi, luoghi produttivi del futuro. Così l'architetto Carlo Ratti, torinese di nascita, fondatore dello Studio Carlo Ratti Associati e docente al Mit di Boston, ha immaginato la riconversione dell'ex caserma La Marmora di Torino, conosciuta soprattutto perché dal 1943 al 1945 fu sede dell'Ufficio politico investigativo della Guardia nazionale repubblicana e luogo di interrogatorio e tortura per decine di partigiani, molti dei quali hanno lì perso la vita.

L'iter che si propone di cambiare la storia dell'edificio è la prima tappa di un processo, avviato a livello nazionale, per riqualificare le ex caserme dismesse. Il progetto, presentato la scorsa settimana in Comune, è stato commissionato dalla Cdp Investimenti Sgr, del gruppo Cassa depositi e prestiti (che da due anni è proprietaria dell'immobile) e richiederà un investimento stimato fra i 25 e i 30 milioni. L'avvio dei lavori è previsto fra 2017 e 2018, non appena sarà concluso e approvato il Piano attuativo.
L'idea generale da cui muove il recupero, come ha spiegato lo stesso Aldo Mazzocco, Head of Group Real Estate di Cdp, è quella di «realizzare forme innovative di residenzialità, rivolte in gran parte alla locazione e arricchite di nuove funzionalità, connesse alle esigenze contemporanee delle nostre comunità urbane».
In particolare, seguendo anche l'esempio di grandi metropoli internazionali come Berlino, San Francisco o Barcellona, nei 20mila metri quadrati del complesso (che saranno mantenuti nel rispetto delle forme architettoniche originarie) verranno realizzate fino a 140 residenze "smart", cioè moduli abitativi singoli, da un minimo di 20 a un massimo di 180 metri quadrati, che saranno dati in affitto direttamente dalla Cdp a single, startupper o studenti.

Tutto intorno alla piazza, nell'ex caserma o nelle casermette attorno al porticato, saranno invece posizionati i servizi e gli ambienti di coworking e fab lab. «Perché il futuro - come spiega Carlo Ratti - è fatto di nuovi modi di lavorare, vivere e produrre insieme. Non soltanto il co-working, che conosciamo già, ma anche co-living e co-making». Una delle casermette, infine, quella del memoriale alle vittime del nazifascismo, sarà ceduta alla città, che vi realizzerà una filiale del Museo diffuso della Resistenza, per «restituire - spiega il sindaco, Piero Fassino - alla cittadinanza il ricordo di un edificio che ha vissuto un momento di storia autentica». L'esperienza di Torino è una sorta di debutto per un modello di riqualificazione che la Cdp Investimenti intende proporre per rivitalizzare il tessuto urbano di alcune città italiane, attraverso l'insediamento di residenze e spazi per il lavoro, che ragionano secondo canoni 2.0 e rispondono all'evoluzione sociale e del mondo del lavoro.


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