Progettazione e Architettura

Renzi battezza l'«ostrica» di Zaha Hadid a Salerno. Da Boeri l'omaggio alla «diva dell'architettura»

M.Fr.

Superate le vicissitudini legate alla gestione del cantiere - che ha comportato una complicata serie di stop and go dovuti a mancati pagamenti alle imprese e a incrementi dei costi in corso d'opera - Salerno ha finalmente il suo terminal crocieristico sul molo Manfredi. L'opera - come è noto - porta la firma di Zaha Hadid e si deve alla scelta - fatta dall'allora sindaco della città Vincenzo De Luca (oggi governatore della Campania) - di promuovere interventi pubblici coinvolgendo grandi firme dell'architettura: dal masterplan e al Crescent affidato a Bofil alla cittadella giudiziaria progettata da Chipperfield (di cui lo scorso 22 aprile sono stati avviati i lavori per il completamento del secondo stralcio). L'esempio dell'amministrazione è stato poi seguito anche da operatori privati che hanno chiesto la collaborazione di nomi noti dell'architettura - come Fuksas, Thetis, Lotti & Associati, Ruisanchez - anche se la quasi totalità di queste iniziative è rimasta sulla carta.

Il giorno prima dell'inaugurazione, il premier Matteo Renzi - presente in Campania per la firma di un Patto sulle infrastrutture con il governatore De Luca - ha visitato in anteprima la struttura. «Ci saranno molte inaugurazioni da fare a Salerno nei prossimi mesi - ha detto Renzi -. Come sapete, il vostro presidente della Regione ha una certa particolare sensibilità nel chiedere i soldi e nel farlo per Salerno».

Nata con un concorso nel 1999 l'opera firmata da Zaha Hadid Architects è costata più di 30 milioni di euro. Dopo il fallimento dell'impresa vincitrice dell'appalto (aggiudicato con il criterio del massimo ribasso), nel 2009 il cantiere è ripartito con una nuova impresa. Ma i problemi non sono finiti. A causa di mancati pagamenti, il cantiere ha subito rallentamenti e numerosi stop and go. Il completamento, infine, in questi giorni, a distanza di 17 anni dal concorso.

Il complesso include uffici amministrativi, i terminal per i traghetti e per la navi da crociera, un'ampia sala d'aspetto e un punto ristoro. La Stazione marittima rappresenta la porta di Salerno per i viaggiatori che arriveranno dalla città via mare. La struttura occupa un lotto di 4.200 mq e si distende sul molo Manfredi per 97 metri . Ha un'altezza di 13,5 metri ed è distribuita su tre livelli.

L'utilizzo fluido del cemento armato armato è la cifra distintiva di Zaha Hadid: la stazione marittima ha ben 12mila metri quadrati di cemento a vista e ha uno sbalzo di 20 metri per la rampa interna. L'opera ha richiesto 9.200 metri cubi di cemento gettato in opera (non prefabbricato) cui si aggiungono 936 metri cubi di cemento (sempre gettato in opera) solo per realizzare la copertura. Per la struttura sono state inoltre utilizzate 400 tonnellate di acciaio. Il colore della copertura esterna è stato ottenuto mischiando tre grigi e un blu scuro per accentuare i punti di dislivello. Sul tetto sono state inoltre posizionati dei led per suggerire un cielo stellato. Durante la giornata dedicata alla presentazione dell'opera, il progetto è stato illustrato dal principale collaboratore di Zaha Hadid, Patrik Schumacher, che ha preso le redini dello studio. «Zaha - ha detto Schumacher - sarebbe stata felice di vedere questa calorosa accoglienza. Le aspettative, oggi sono tante, dobbiamo portare avanti un'organizzazione unica nel suo genere. Zaha ci ha concesso nuovi gradi di libertà per ricreare forme in linea con la natura».

L'italiano Stefano Boeri, autore del pluripremiato Bosco verticale a Milano, ha invece ricordato il grande architetto scomparso il 31 marzo. «Si tratta - ha detto Boeri - di una personalità potente e poliedrica. Zaha Hadid aveva una particolare propensione a cucire i mondi, tessere tra loro le cose. È stata una donna che ha realizzato opere dirompenti rispetto al contesto che le accoglieva. Ogni architetto ha dentro di sé due città: la città di pietra e la città interiore fatta di pregiudizi e convinzioni profonde, di spazio e costruzioni concettuali ed emotive che stanno prima dello sguardo, una città di pensiero e aspettative. Ci sono architetti che lavorano per mantenere separate queste due città e altri che cercano di ridurre la loro distanza. Quando penso al lavoro di Zaha, penso a un architetto che ha prodotto con grande passione e fatica un sistema infinti di ponti tra le mille città di pietra che ha vissuto e i territori della sua città interiore».


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