Progettazione e Architettura

A Ginevra l'edificio-camaleonte realizzato dallo studio 3Bm3 per l'Università

Monica Zerboni

Il nuovo complesso d'uffici realizzato dallo studio ginevrino, i cui titolari sono l'italiano Carmelo Stendardo e la svizzera Benedicte Montant, si inserisce in un tessuto già consolidato e pur avvalendosi di una precisa e definita autonomia architettonica

Situato alla confluenza tra il Rodano e l'Arve, i due fiumi che bagnano Ginevra, il quartiere della Jonction è caratterizzato da un'urbanizzazione a prevalenza residenziale, risalente al XIX secolo. In tale contesto storico si sono inseriti nel corso degli anni alcuni edifici pubblici, tra i quali spiccano la sede della Radio e Televisione della Svizzera Romanda (RTS), il museo etnografico e, a partire dagli anni '80, gli edifici dell'università, tutti affacciati su un'arteria a grande scorrimento, il boulevard Carl Vogt.
Il nuovo complesso d'uffici realizzato dallo studio ginevrino 3BM3, i cui titolari sono l'italiano Carmelo Stendardo e la svizzera Benedicte Montant, si inserisce dunque in un tessuto già consolidato e pur avvalendosi di una precisa e definita autonomia architettonica, ricerca e contiene una serie di intrinseche peculiarità che lo mantengono in armonia con il contesto.

Affermano i progettisti: «La realizzazione di un nuovo edificio sul boulevard Carl Vogt doveva rispettare alcuni presupposti inderogabili. Innanzitutto l'allineamento alle costruzioni precedenti e la corrispondenza nello sviluppo verticale con i già esistenti edifici amministrativi. Doveva inoltre riaffermare il tradizionale rapporto con la città, offrendo spazi per attività pubbliche a livello strada».
Facendo propria l'affermazione di Frank Gehry che sono i vincoli a stimolare la creatività, i progettisti hanno realizzato un'opera al passo con gli attuali criteri di estetica e di sostenibilità, pur nel rispetto dei limiti imposti.

Stendardo e Montant hanno utilizzato un gioco di vuoti e di pieni per segnalare la nuova presenza sul boulevard e hanno instaurato una tensione dinamica con lo sviluppo orizzontale della strada attraverso la verticalità della struttura.
Un ulteriore vincolo per il complesso era la necessità di una rigorosa ripartizione delle funzioni, oltre a una spiccata flessibilità che permettesse la futura riorganizzazione degli spazi interni.
«Flessibilità e multifunzionalità sono state fin dagli esordi le parole chiave del progetto, imposte dall'utilizzo misto che era previsto per l'edificio», aggiunge Stendardo.
Infatti metà della costruzione, commissionata da RTS per ospitare gli studi e la redazione sportiva della televisione cantonale, è stata ceduta in corso d'opera all'Università di Ginevra che ha qui allocato gli uffici del Dipartimento dell'Ambiente.

L'edificio ha la configurazione di un enorme parallelepipedo, la cui massa è stemperata da una serie di patii interni sui quali si affacciano gli spazi di lavoro.
Il complesso è completamente rivestito da un involucro di vetro termico che come una seconda pelle sigilla le facciate.
Il blocco poggia su uno zoccolo di cemento: sul lato strada questo risulta arretrato per formare un porticato in corrispondenza degli ingressi al complesso. Una serie di pali inclinati sostengono i cinque blocchi edilizi e scaricano i pesi delle vele sismiche parallele alla strada. Questi pilastri di cemento distribuiti lungo la facciata evidenziano la presenza del porticato e ne delimitano la spazialità. L'ingresso alla struttura avviene attraverso due accessi ribassati rispetto al porticato.

Un rivestimento cementizio alternato a elementi vetrati in corrispondenza dei vuoti dei patii interni caratterizza le facciate sul cortile.
L'involucro vetrato è una presenza costante che scandisce le varie funzionalità interne, pur nell'omogeneità del materiale.
Sul lungofiume esso partecipa al disegno dei vuoti e dei pieni che definiscono la struttura e protegge gli spazi di lavoro dal rumore del traffico. Nelle parti piene gli elementi vetrati sono ulteriormente rinforzati da pannelli isolanti in metallo.
In essi bucature verticali permettono una relazione visiva tra gli uffici e la città.
Lastre trasparenti delimitano i giardini interni e partecipano attivamente al concetto energetico dell'edificio. Sulle facciate iscrizioni realizzate con segni grafici arrotondati, simili all'alfabeto braille, creano un effetto di pixellizzazione diffusa e veicolano all'esterno simbolici messaggi in codice.

In corrispondenza dei patii la scrittura risulta meno fitta per lasciar passare grandi quantità di luce naturale. Accanto al vetro trasparente i progettisti hanno fatto uso di vetri a specchio per delimitare gli spazi interni. «Mentre il vetro trasparente rende omogenee le facciate, quello specchiante movimenta le pareti e aiuta ad espandere all'infinito l'effetto delle serigrafie. Con la sua presenza la grafica instaura un dialogo con la città e ribadisce i legami dell'edificio con i temi della cultura e della comunicazione». conclude il progettista.


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