Progettazione e Architettura

Maxi-concorso a Doha, Renzo Piano entra nella short list (e c'è anche Aravena)

Mariagrazia Barletta

Unico italiano in corsa per il nuovo museo che nascerà nella città del Qatar. Fuori Barozzi-Veiga e Benedetta Tagliabue

Renzo Piano è nella rosa dei partecipanti all'ultima e terza fase del concorso per la costruzione di un museo all'avanguardia nelle vecchie industrie molitorie di Doha, in Qatar. A contendersi la firma su una delle operazioni culturali più vaste del momento, oltre all'architetto italiano, ci sono altri sette nomi dell'architettura internazionale, tra questi, il curatore della prossima Biennale Alejandro Aravena.

L'obiettivo del concorso - lanciato lo scorso giugno dal Qatar Museum con l'ausilio della Malcolm Reading Consultants, la società inglese specializzata nell'organizzazione di gare internazionali - è far rivivere gli spazi delle ex industrie alimentari Qatar Flour Mills di Doha, specializzate nella lavorazione del grano. Gli storici magazzini dalle alte volte e i silos monumentali dovranno essere convertiti in una galleria d'arte di oltre 90mila metri quadri, ossia in un grande polo museale che includerà anche un centro culturale di grande rilievo, specializzato nella formazione nei campi delle arti visive e dei beni culturali. Si tratta di un tassello del colossale progetto culturale che il Qatar Museum sta realizzando a Doha, e che include il Museo nazionale del Qatar del francese Jean Nouvel (in fase di costruzione) e il Museo dell'arte islamica firmato dall'architetto cinese Ieoh Ming Pei. In particolare, il nuovo polo, che prenderà il nome di «Art Mill», sorgerà su una piccola penisola circondata dalle acque della baia di Doha, un sito storicamente deputato all'importazione del grano.
Insieme a Renzo Piano, a contendersi la vittoria, ci sono altre firme dell'architettura internazionale: lo studio Adam Khan Architects con base a Londra, i giapponesi di Atelier Bow-Wow (tra i partecipanti alla Biennale di Venezia 2016), il gruppo Elemental di Alejandro Aravena, lo studio turco EAA Emre Arolat Architecture. Ed ancora: junya.ishigami + associates dal Giappone, lo studio spagnolo Mangado & Asociados e da New York Rice+Lipka Architects.

Gli otto finalisti, selezionati sulla base delle strategie progettuali espresse attraverso un masterplan, sono stati scelti tra 26 partecipanti, tra i quali c'erano anche lo studio italo-spagnolo Barozzi-Veiga e Benedetta Tagliabue. Secondo il bando dovevano essere cinque i nomi da inserire nella short list, ma, a causa della grande qualità delle proposte – affermano gli organizzatori - si è deciso di ampliare il numero di finalisti che si contenderà la vittoria. Si passa così alla terza fase, che impegnerà gli otto «big» nell'elaborazione di un concept per la trasformazione e l'ampliamento delle vecchie industrie. Infine, non resterà che proclamare il vincitore per avviare i lavori nel 2017.

«Il concorso ha raggiunto progettisti che lavorano in comunità e in contesti molto diversi. Siamo contenti che gli studi scelti dalla giuria per le loro idee progettuali e i loro modelli riflettano questa diversità». Commenta così gli esiti della seconda fase sua eccellenza Sheikha Al Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al Thani, presidente del Qatar Museums e considerata tra le personalità più influenti al mondo in campo artistico. «A questo stimolante progetto per il Qatar – continua – i partecipanti aggiungono una prospettiva internazionale e una grande sensibilità culturale».

«Si trattava di una prova complessa, viste le proporzioni epiche del sito», affermano gli organizzatori. «Fondamentalmente – continuano - la sfida che coinvolge il progetto è quella di elaborare una strategia che dia un indirizzo alle opportunità civiche ed emblematiche di questo sito eccezionale, creando spazi coinvolgenti e a misura d'uomo, che ispirino un impegno personale e profondo nei confronti dell'arte».


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