Progettazione e Architettura

I colori della nuova scuola irrompono nell'ex convento cinquecentesco

Mariagrazia Barletta

L'intervento appena completato a Castel Bolognese è stato progettato dallo studio Lambertini Mainardi

Materiali eco, luce e colore nella scuola d'infanzia realizzata nell'antico convento a Castel Bolognese (Ravenna) e inaugurata a marzo. A progettarla e a dirigerne i lavori è stato lo studio Lambertini Mainardi, fondato da Giovanni Mainardi e Francesca Lambertini, due giovani professionisti (classe 1979), entrambi architetti e ingegneri, impegnati soprattutto nel recupero dell'esistente. Per la scuola si è trattato dell'inserimento del nuovo nell'antico. I volumi, infatti, si insinuano in un'area di risulta dell'ex convento cinquecentesco dei frati Cappuccini, tra il fianco della chiesa, le mura storiche e l'ampio giardino del complesso religioso.

In Italia, negli ultimi anni, hanno iniziato a proliferare scuole-modello, esempi pregevoli e incisivi, tanto da produrre cambiamenti nella cultura del progetto e da non poter essere ignorati da chi si confronta con la stessa tipologia funzionale. Ultimo, ma solo per data, il nido di Guastalla firmato dallo studio Mario Cucinella Architects, che ha suscitato grande interesse anche all'estero. Ma non mancano altre best practice, disegnate, solo per citare alcuni progettisti, da MoDus Architects, Luisa Fontana e dallo studio veneto C+S, fondato da Maria Alessandra Segantini e Carlo Cappai, che non a caso porterà alla Biennale di Architettura a Venezia la sua esperienza nella progettazione degli spazi per la didattica.

Dai buoni esempi nascono, così, delle invarianti: sempre più l'edificio scuola travalica l'idea della scatola, si impiega il colore, si gioca con la luce, si utilizzano più materiali, si articolano gli spazi in modo da evitare qualsiasi forma di monotonia. Si punta sulla bioclimatica, sulla creazione di atri e cortili per la socializzazione e sull'articolazione differenziata dello spazio, concepito esso stesso come esperienza formativa.
Non è immune da questa tendenza la piccola scuola di Castel Bolognese, seppure nei limiti di un'architettura fortemente vincolata da non comuni preesistenze e dal ristretto spazio a disposizione.

La scuola è stata progettata in modo da favorire la creatività dei bambini, attraverso l'uso del colore, della luce e mediante l'organizzazione degli spazi. Una grande vetrata fa da diaframma tra l'interno dell'ampio salone principale e il piazzale antistante alla scuola, dove i progettisti hanno voluto realizzare una pensilina lignea caratterizzata da un grande sbalzo che serve a riparare i bambini dalle intemperie. Mentre vetrate colorate, che si ripetono sulle facciate esterne, hanno il compito di rifrangere la luce creando un gioco di colori. Abbondante è la luce, poi, nell'atrio di ingresso, sul cui soffitto si apre un grande lucernaio di forma piramidale.

Contenimento dei consumi energetici e uso delle rinnovabili completano la strategia progettuale. In particolare i progettisti hanno puntato sull'utilizzo di schermature per le pareti vetrate basso emissive e sull'inerzia termica dell'involucro, per il quale hanno impiegato blocchi in laterizio traspiranti e già dotati di isolante, ottenendo un'ottima coibentazione termica e un elevato isolamento acustico. Fotovoltaico, illuminazione a Led e riscaldamento a pannelli radianti a bassa temperatura, sono gli altri elementi della strategia energetica, che hanno consentito di ottenere la certificazione energetica CasaClima B, giungendo ad consumo energetico inferiore a 50 kWh/mq annui.


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