Progettazione e Architettura

Servizi per l'abitare e il lavoro, spazi per cultura e socialità: così Parigi si assicura il futuro

Mariagrazia Barletta

Con il bando del 2014 la città ha raccolto 22 progetti di promotori immobiliari alleati con studi di architettura

Servizi innovativi, nuovi alloggi, spazi per il co-working, nuovi luoghi d'incontro, un intero quartiere a zero emissioni di anidride carbonica. Ed ancora: un incubatore per progetti filantropici ospitato in un «hôtel particulier» del XV secolo , un hub per la moda e il design, spazi di lavoro per nomadi digitali e nuove funzioni in grado di tessere connessioni con la periferia. Sono solo alcuni degli interventi che Parigi realizzerà da qui al 2020, frutto dell'appello a progetti innovativi battezzato «Réinventer Paris», bandito dalla capitale francese a fine 2014 per rigenerare ventitré siti urbani, e da poco conclusosi con la proclamazione dei vincitori.

Con il bando la Ville Lumière metteva a disposizione della creatività internazionale immobili o terreni di sua proprietà o di società partner, tra i quali anche architetture di pregio, spazi urbani pubblici e aree periferiche abbandonate.
Un immenso patrimonio da far rivivere andando incontro ai bisogni, in continua evoluzione, legati al vivere quotidiano, con l'obiettivo finale di incrementare la qualità urbana e di permettere all'amministrazione di spingere sull'acceleratore per realizzare obiettivi di tipo ambientale e sociale da tempo prefissati.
L'appello era rivolto a promotori interessati a investire in città, sostenuti da team pluridisciplinari di progettisti, coadiuvati da diverse figure utili alla definizione delle proposte, come designer, artisti, startup, sociologi, chiamati a presentare un progetto e un'offerta economica per l'acquisizione dei siti candidati.

Sono 22 le équipe vincitrici che ora lavorano allo sviluppo dei progetti con l'obiettivo di realizzarli in tempi brevi. Per uno dei siti candidati nessuna idea è stata giudicata meritevole, tanto da poter passare dal disegno al cantiere. Tra i team vincitori non mancano archistar come David Chipperfield e Sou Fujimoto; ci sono architetti affermati come XTU Architects: lo studio parigino che ha firmato il Padiglione francese all'Expo di Milano. A trionfare sono stati, però, soprattutto progettisti poco conosciuti e tra i grandi esclusi: Dominique Perrault e Shigeru Ban. E, secondo quanto ha dichiarato il sindaco Anne Hidalgo alla stampa francese, solo in otto casi su ventidue la scelta del vincitore ha coinciso con il team che aveva presentato l'offerta economica migliore tra quelle avanzate per lo stesso sito.

Tra i vincitori anche un progettista italiano da tempo trasferitosi a Parigi. Si tratta di Antonio Virga che, con l'atelier parigino AAVP - Vincent Perreira, ha proposto uno spazio funerario e una piattaforma logistica ai confini della città.
A raccontare con efficacia l'effetto del concorso sono i numeri. I 22 progetti totalizzano un investimento privato di 1,3 miliardi di euro e si stima che la loro realizzazione creerà 2mila posti di lavoro all'anno (per i prossimi tre anni) nel settore delle costruzioni.
Ne deriveranno 17.100 mq di verde tecnologico (tetti vegetali e verde verticale). Per alcuni siti la scelta delle funzioni era libera, ma per altri era obbligatorio rispettare una quota di edilizia residenziale e sociale. Così, saranno costruiti 1.341 nuovi alloggi, di cui circa la metà a destinazione sociale.

Ed è proprio nei progetti di nuove residenze che si annidano alcune delle sperimentazioni più spinte. Ad esempio la «Serre Habitée» (la serra abitata) è una residenza per studenti da realizzare nel multietnico quartiere di Belleville, concepita dal giovane architetto francese Vincent Saulier e basata sul principio della condivisione degli usi. Ospiterà un laboratorio di agricoltura urbana, ma l'innovazione più importante risiede nella co-progettazione. Si tratta, infatti, di un progetto partecipato al quale hanno collaborato, e continueranno a farlo nell'ambito del loro percorso di studio, gli studenti di architettura dell'ENSA-Paris- Belleville.

Un altro esempio è dato da un condominio a zero spese di gestione. Lo ha progettato lo studio parigino, impegnato in Francia e all'estero, Manuelle Gautrand Architecture in collaborazione con lo studio di ingegneria S2T. Insieme ai promotori hanno messo a punto un nuovo modo di concepire le abitazioni, co-progettate con i futuri acquirenti grazie all'ausilio di una piattaforma digitale collaborativa. Dunque case su misura che promettono di costare all'utente il 30% in meno rispetto al prezzo di mercato. La piccola comunità di inquilini resterà proprietaria dei locali commerciali inseriti nella nuova architettura e i ricavi andranno a coprire i costi di gestione dell'edificio. Con il progetto «Auberge Buzenval», l'atelier parigino Studios d'architecture Ory et Associès ha invece immaginato l'albergo del futuro, una struttura pensata per abbattere le barriere tra cittadini e viaggiatori. Un hotel alternativo che fa incontrare turisti e parigini e che partecipa alla vita del quartiere. Dunque, l'innovazione può riguardare le funzioni, il modo di concepire i progetti, le modalità di gestione, ma può essere anche tecnologica.

È il caso del progetto «In Vivo» di XTU Architectes e MU Architects, che comprende tre edifici a carattere residenziale di cui uno riservato a studenti e giovani ricercatori. Sui prospetti di quest'ultimo viene integrata una bio-facciata produttrice di microalghe destinate alla ricerca in campo medico. Si tratta dell'applicazione di esiti di ricerche che lo studio XTU Architectes porta avanti, insieme a laboratori partner, industrie e statup, per la produzione di tecnologie innovative. A comporre le bio-facciate sono dei foto-bioreattori molto sottili che sfruttano la luce solare per la coltivazione delle alghe. Ben 900 metri quadrati di questa nuova tecnologia avvolgeranno l'involucro dell'edificio.
Tra i progetti di maggiore dimensione c'è la trasformazione dell'edificio per uffici Morland (40mila metri quadri di superficie costruita, a pochi passi dall'isola di Saint-Louis) ad opera di David Chipperfield Architects e Calq Architecture in team con il paesaggista Michel Desvigne (consulenti artistici: Olafur Eliasson e Studio Other Spaces). Oltre a un asilo nido e ad alloggi sociali, il progetto prevede la creazione di nuove attrezzature culturali e sportive, di un albergo e spazi commerciali, tra i quali un mercato alimentare e un ristorante con vista panoramica sulla città.

Tra i progetti giudicati più innovati c'è «Mille Arbres», un edificio-ponte che scavalca la tangenziale parigina ospitando, oltre ad un mix di funzioni, anche mille alberi. I progettisti sono Sou Fujimoto e il giovane studio francese Manal Rachdi-Oxo Architects.
Ad affiancarli vi è una schiera di progettisti specializzati in diversi campi, tra i quali il designer Philippe Starck. L'obiettivo: riconciliare natura e architettura in un edificio che è al contempo un percorso pubblico e nel quale trovano posto un mix di funzioni. Dunque un'architettura che travalica la scala dell'edificio, andando a connettere Parigi con la limitrofa Neuilly. Un edificio concepito come «un ecosistema naturale abitato», così lo definisce Manal Rachdi e che va a creare, come afferma Fujimoto, «un nuovo modo di vivere l'ambiente urbano, che unisce intimamente natura e architettura».


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