Progettazione e Architettura

Parigi/2. Antonio Virga: «L'idea giusta per attrarre investimenti privati»

Mariagrazia Barletta

L'architetto italiano - tra i vincitori di «Réinventer Paris» - spiega come è possibile attrarre investimenti privati in aree di periferia

Si tratta di «un'iniziativa geniale». Definisce così l'appello che con l'iniziativa «Réinventer Paris», la capitale francese ha rivolto a investitori e a progettisti di tutto il mondo, Antonio Virga, architetto italiano, classe 1962, laureato al Politecnico di Milano, ma poi trasferitosi nella capitale francese dove ha fondato il suo studio nel 1991, iniziando a lavorare per le più grandi firme della moda.
In collaborazione con l'atelier parigino AAVP - Vincent Perreira, Antonio Virga ha presentato un progetto per uno dei ventitré siti proposti e ha vinto.

Un sito complicato e poco attrattivo, posizionato ai limiti della città, tra un cimitero e il «périphérique», ossia la strada a scorrimento veloce che cinge Parigi.
Dunque non facile il compito di attrarre investitori, ma i due progettisti ci sono riusciti e hanno coinvolto uno dei principali attori del mercato immobiliare francese, che si impegnerà in un'operazione da 10 milioni di euro.
Si tratta della Compagnie de Phalsbourg, che è anche promotrice di altri due progetti risultati vincitori, tra i quali spicca «Mille arbres», firmato da Sou Fujimoto.
«Si trattava di un sito un po' ingrato con una bassa qualità commerciale e che si prestava poco ad una programmazione economicamente interessante, per cui il cliente era molto reticente. Poi, però, siamo riusciti a convincerlo».
Così Antonio Virga ci racconta l'inizio dell'avventura progettuale, innescata dalla figura del progettista che, a partire dalla scintilla del concorso, costruisce nuove opportunità intorno a sé, coniugando le esigenze del territorio con una visione lunga.

Il progettista si fa promotore di nuove iniziative, convincendo gli investitori a scommettere su idee innovative. Il team italo-francese ha pensato alla realizzazione di uno spazio funerario e di una piattaforma logistica, cosiddetta dell'ultimo chilometro.
Una proposta, dunque, che lavora sia a scala territoriale che urbana, generando una convivenza non usuale di funzioni. «A Parigi vieteranno l'ingresso a tutte le consegne fatte con camion diesel, quindi in futuro le piattaforme logistiche saranno uno dei temi di progettazione», ci racconta Virga. Dunque l'idea nasce da una problematica reale: consegnare la merce in città attraverso veicoli che non inquinino. «Si tratta di una battaglia intrapresa dal sindaco Anne Hidalgo per contrastare l'inquinamento», ci dice l'architetto, che prevede una «proliferazione» di queste infrastrutture. Dunque, la piattaforma riceve la merce e fa partire veicoli elettrici per trasportare i pacchi all'interno della città, lungo gli ultimi chilometri che separano l'infrastruttura logistica dal cittadino.

Il luogo, vicino ad Orly ed al più grande mercato alimentare della regione, ben si prestava allo scopo. Lo spazio funerario, invece, ospiterà la camera ardente e le cerimonie funebri. L'innovazione, requisito base richiesto dal bando, risiede nella scelta e nella combinazione degli usi, ma anche nella volontà di «nobilitare attraverso la qualità architettonica funzioni che oggi si esprimono attraverso un'edilizia molto povera», ci racconta ancora Antonio Virga. Così il complesso si divide in un edificio più aperto e visibile anche in lontananza (quello della piattaforme logistica) ed un altro dalla dimensione più poetica. Un pensiero Virga lo dedica alle opportunità aperte dall'iniziativa «Réinventer Paris».
«È stato un concorso di respiro internazionale, vinto anche da David Chipperfield, e questo ci ha dato una visibilità enorme. Ci hanno dedicato servizi su Libération e su Le Monde», ci dice. Ma lo stimolo maggiore è dato dal ragionamento collettivo che ne è nato. «Si è trattato anche - continua - di un momento di riflessione globale su come si vive la città, sulle funzioni che questa può avere, sul modo in cui interagiscono le persone, sull'inserimento del nuovo in un contesto storico, etc..».

Intanto i progettisti sono già all'opera per definire meglio le proposte e per prepararsi alla richiesta dei permessi. Il tutto dovrebbe concludersi entro il 2020, almeno questa è la data che l'amministrazione ha fissato per la chiusura dei cantieri di gran parte dei ventidue progetti. Un'utopia? Secondo Antonio Virga no. «I cantieri privati in Francia vanno molto veloci», ci dice. «Noi in poco più di tre anni abbiamo concluso un complesso commerciale di 90mila metri quadri su un terreno di 240mila mq. Ed il cantiere è durato 24 mesi».
Virga si riferisce ad un progetto realizzato ad Angers, in Francia, e anch'esso nato dalla collaborazione con la Compagnie de Phalsbourg e lo studio AAVP - Vincent Perreira. Ma tutto è nello spirito di Parigi, «una città che non si è mai fermata», la definisce Virga, e della Francia, che offre grandi opportunità grazie alla mole di concorsi che ogni anno viene bandita e alla loro trasparenza. «Noi siamo andati a vincere un concorso lontano da Parigi, dove non conoscevamo nessuno.

Il fatto che si possa vincere per la qualità del proprio progetto e basta è una grande opportunità», afferma Virga, che conclude: «Sono giunto a Parigi a 25 anni, sono arrivato per diverse ragioni, ma poi mi sono trovato molto bene. Quello che mi è successo a Parigi secondo me non mi sarebbe accaduto in Italia».


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