Progettazione e Architettura

Donne e architettura, la progettista Usa Jennifer Siegal conquista l'archVision Prize

Mariagrazia Barletta

È la statunitense Jennifer Siegal la vincitrice della quarta edizione dell'arcVision Prize - Women and Architecture, il premio internazionale istituito da Italcementi Group per dare riconoscimento alle eccellenze dell'architettura al femminile, a quelle professioniste che con la loro attività di ricerca e di progettazione hanno saputo dare risposte efficaci a questioni fulcro del costruire, quali l'uso della tecnologia, la sostenibilità, le istanze sociali e culturali.

Tre le menzioni d'onore assegnate. Tra le segnalate: Pat Hanson, progettista tra le più dinamiche della nuova scuola canadese, che il suo studio gh3 sperimenta nuove relazioni tra paesaggio e architettura. Inoltre un riconoscimento va a Elisa Valero Ramos, architetto spagnolo. Da sempre interessata al tema dell'architettura low cost e a basso consumo, si è molto concentrata sulla realizzazione di spazi a misura di bambino. Infine, Cazú Zegers, architetto cileno, impegnata nello sviluppo di progetti che, partendo dallo studio di elementi vernacolari e da soluzioni a basso grado di tecnologia, possano con il loro linguaggio essere rappresentativi del suo Paese.
«È il più importante riconoscimento che abbia ricevuto nella mia carriera», ha affermato la vincitrice durante la cerimonia di premiazione che si è tenuta ieri alla Triennale di Milano. Il primo pensiero di Jennifer Siegal è andato alle grandi donne-architetto: Zaha Hadid, Gae Aulenti e Kazuyo Sejima. «Queste donne - ha affermato - hanno permesso di aprire delle porte alle donne che sono venute dopo». E, nel corso della serata, proprio a Gae Aulenti si è voluto dedicare un tributo, assegnandole un premio speciale «come riconoscimento del suo ruolo di architetto e intellettuale, così importante nella storia italiana e in quella della lotta delle donne per affermarsi nell'uguaglianza e nel riconoscimento delle loro qualità di progettiste».

Alla serata è intervenuto, Carlo Pesenti, consigliere delegato di Italcementi, che ha posto l'accento sulla «centralità delle donne nella società attuale», sulla loro «capacità di costruire un futuro più armonico» e sulla sensibilità con cui le donne sanno «coniugare innovazione tecnologica con passione e fantasia, sentimento e dedizione». «Valori fondamentali, che quando vengono declinati al "femminile" sono in grado di trasformare il volto del presente, aprendo orizzonti inediti a una vita contemporanea non sempre facile», ha detto ancora Pesenti, sottolineando come il Premio sia per Italcementi una strada per «riaffermare la propria visione della "questione femminile", che soprattutto in architettura continua a stupire producendo capolavori di tecnologia e sostenibilità, matrimoni di materiali e forme, sintesi di eleganza ed efficienza».

Chi è Jennifer Siegal
Statunitense, celebre per la creazione della casa mobile del XX secolo, ha fondato nel 1998 il suo studio Office of Mobile Design (OMD), con sede a Los Angeles. Ossessionata - come lei stessa afferma - per la transitorietà, si è dedicata alla progettazione di strutture mobili, da poter montare, smontare e ricollocare in luoghi diversi. Il suo lavoro è stato riconosciuto all'unanimità dalla giuria, che l'ha definita: «Una pioniera coraggiosa nella ricerca e sviluppo di sistemi costruttivi prefabbricati, a prezzi contenuti per utenti e aree di intervento disagiati, in grado di ideare e costruire soluzioni efficaci e pratiche e un nuovo linguaggio per una tipologia abitativa mobile e a basso costo».
Jennifer Siegal ha guidato la progettazione del Mob.Fab di Taliesin, un esempio di casa prefabbricata, adatta al deserto dell'Arizona, utilizzata come rifugio per ricercatori e realizzata da studenti e laureati della Frank Lloyd Wright School of Architecture. Si tratta di un omaggio alla ricerca che Wright ha condotto sul tema della prefabbricazione, di un prototipo di monolocale, di circa 55 metri quadri, dal facile assemblaggio, dotato di più tecnologie, tra le quali: un sistema di raccolta dell'acqua e un impianto per il riciclo delle acque grigie.
L'interesse di Jennifer Siegal è anche per l'universo della prefabbricazione. Il suo obiettivo: sfruttare i processi industriali per creare un'architettura più efficiente e agile. Ne è un esempio la Prefab ShowHouse, una piccola costruzione high tech di 67 metri quadri, trasportabile, che funziona da spazio espositivo per le opere dello studio OMD, ma anche come prototipo di casa per clienti curiosi. Dunque, a caratterizzare il lavoro di ricerca e di progettazione dell'architetto è la guerra dichiarata all'architettura statica, pesante e poco flessibile.

La giuria
Al femminile anche la giuria che ha valutato le venti nomination. I 20 nomi sono il frutto prima di un lavoro di segnalazione da parte di advisor sparsi in tutto il mondo e poi di un'ulteriore opera di scrematura effettuata da una commissione tecnico-culturale.
A giudicare i venti nominativi, eccellenze nel campo dell'architettura e donne impegnate su vari fronti. Tra queste: Shaikha Al Maskari, membro del consiglio direttivo dell'Arab International Women's Forum-AIWF, Vera Baboun, sindaco di Betlemme (prima donna in assoluto a ricoprire tale incarico) e Daniela Hamaui, giornalista italiana ed ex direttore sia di D, settimanale femminile allegato al quotidiano Repubblica, che dell'Espresso. Ed ancora: Martha Thorne, direttore del Pritzker Prize, Suhasini Mani Ratnam, attrice, produttrice e scrittrice indiana e Samia Nkrumah, presidente del Centro Panafricano Kwame Nkrumah e prima donna a presiedere un partito politico del Ghana. Infine, quattro note firme dell'architettura internazionale: l'italiana Benedetta Tagliabue, Louisa Hutton, socia fondatrice dello studio d'architettura Sauerbruch Hutton di Berlino, Odile Decq, progettista francese e autrice, tra l'altro, dell'ampliamento del Macro, il Museo d'Arte Contemporanea di Roma e Yvonne Farrell, co-fondatrice dello studio Grafton Architects di Dublino, che in Italia ha firmato la sede dell'Università Bocconi a Milano.

Un'italiana tra le finaliste
Tra le 20 finaliste c'era anche l'italiana Ulla Hell, direttrice della sezione bolzanina dello studio Plasma, con sedi anche a Pechino, Londra e Hong Kong. Ulla Hell era candidata insieme alla sua socia argentina Eva Castro, direttrice della Landscape Urbanism Unit presso la Tsinghua University di Pechino e fondatrice degli studi Plasma e GroundLab. La loro opera è stata pubblicata ed esposta in tutto il mondo, inoltre, i due studi Plasma e GroundLab, sono stati responsabili del progetto dell'International Horticultural Fair di Xi'an in Cina, inaugurata nel 2011: un paesaggio di 37 ettari con un'ampia varietà di edifici.


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