Progettazione e Architettura

Armatura leggera per il quartier generale Holcom a Beirut disegnato da Lombardini22

Francesca Oddo

Completato quest'anno l'edificio commissionato allo studio italiano dalla società Holcom è anche tra i progetti finalisti al Mipim di Cannes

Finalista al Mipim 2016, fra i principali eventi del mercato immobiliare a livello internazionale in corso fino a oggi a Cannes, il progetto per il nuovo quartier generale di Holcom a Beirut è una delle più recenti realizzazioni di Lombardini22 con i suoi brand L22 e DEGW. La sede, operativa dall'inizio di quest'anno, dimostra come un ufficio ben concepito sia negli esterni sia negli interni possa contribuire a rendere piacevole e naturale la permanenza sul luogo di lavoro. «Il progetto è basato sulla funzionalità, sull'estetica, sulla flessibilità ma soprattutto sulla dimensione umana delle persone che lo abitano e lo vivono quotidianamente - racconta Alessandro Adamo, partner di L22 e direttore di DEGW-. Un mix di spazi di lavoro, sale riunioni, aree di supporto informali rendono possibile la socializzazione e lo scambio di idee, attività che favoriscono la contaminazione delle opportunità di business», continua.

L'edificio - con generose superfici vetrate, dotato di interni molto curati, dinamici, moderni - possiede un'immagine rappresentativa, sia per la mole sia per l'elegante composizione delle facciate. Racconta - con un linguaggio tecnologico ben calibrato e più che gradevole alla vista - di una holding di successo a livello internazionale attiva nei settori dell'informatica e delle telecomunicazioni, ma anche nella distribuzione farmaceutica e nell'arredo d'alta gamma per residenze e uffici. Il nuovo quartier generale si trova in una posizione privilegiata in quanto offre una doppia vista, ora sul centro della capitale libanese ora sulle alture alle sue spalle. Con una superficie di 35 mila metri quadrati articolati su sette piani, a loro volta distribuiti su due blocchi uniti da un corpo a ponte, l'edificio sorge in un'area oggetto di un programma di riqualificazione in atto. In questo senso costituisce un esempio al quale fare riferimento, un importante tassello che diventa motore trainante della più ampia rigenerazione urbana del quartiere.

Costituita da una griglia metallica, pietra locale ed elementi cromati, la pelle dell'edificio dona unitarietà a tutto il complesso che all'interno risulta invece mosso e articolato. Nello specifico, la doppia pelle è pensata secondo due sistemi: un curtain wall vetrato e continuo, posizionato a venti centimetri oltre il bordo di soletta per permettere il posizionamento di una fascia di coibentazione termica e acustica, e una schermatura esterna. Quest'ultima, spiega Marco Amosso di L22, «avvolge l'edificio modulando ad hoc la propria densità, elaborata con l'aiuto di un software specifico, ed è costituita da diversi elementi metallici che, aggregati fuori opera in cinque sequenze differenti, formano moduli eterogenei destinati a creare un effetto pixel randomizzato in facciata: l'insieme è "casuale" visivamente, ma del tutto mirato dal punto di vista del controllo solare».

I pannelli fotovoltaici coprono parte del fabbisogno energetico dell'edificio, gestito da un sistema (BMS, building management system) che regola l'impianto meccanico in automatico e le luci attraverso il LCS (lighting control system) per ottimizzare costi e consumi.
Fiore all'occhiello del progetto è poi l'attenzione al rapporto fra uffici, spazi all'aperto e verde: la sede, alla ricerca di un'atmosfera mediterranea, presenta diversi ambienti esterni popolati da piante di bamboo, un bosco di agrumi e un muro vegetale di 90 metri quadrati, oltre a numerosi alberi di altrettante specie diverse.


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