Progettazione e Architettura

Nuovo Codice/2. Progettazione senza svolta. Anzi: passi indietro su trasparenza, costi per i piccoli studi, concorsi

Giuseppe Latour

Bene solo l'incentivo al 2% che non va più ai progettisti interni, ma male la trattativa privata fino a 209mila euro e la cauzione obbligatoria anche sui servizi

Cauzioni anche per i piccoli progettisti, che rischiano di restare fuori dal mercato. Concorrenza limitata: la soglia sotto la quale non ci sarà una vera gara sale da 100mila fino a 209mila euro. Poco coraggio sui concorsi di progettazione, che restano uno strumento periferico. E regole troppo rigide sull’appalto integrato. Era uno dei capitoli più attesi del codice. Ma, ascoltando imprese e professionisti, sulla progettazione il decreto di recepimento delle direttive europee sui contratti pubblici, appena approdato in Parlamento per i pareri, ha mancato il bersaglio.

Resta solo una nota positiva: la riforma dell’incentivo per la progettazione interna della Pa, il cosiddetto “due per cento”. I dipendenti delle amministrazioni riceveranno compensi extra solo per la programmazione e il controllo delle opere, non per la progettazione che, così, dovrebbe uscire dalla loro orbita, aprendo il mercato.

Per il resto, le note dolenti sono parecchie. Partiamo proprio dalla cauzione che, per i piccoli progettisti, rappresenta un vero incubo. L’articolo 93 del testo detta le regole sulle garanzie per la partecipazione alle procedure di gara. E, tra queste, include anche la cauzione pari al 2% del prezzo indicato nel bando. «Nel vecchio Codice i servizi di progettazione venivano esclusi dall’obbligo di versare la cauzione, nel nuovo questo non succede», spiega il consigliere tesoriere del Cni, Michele Lapenna. Il carico per i piccoli diventa quasi insostenibile: dovranno pagare la cauzione e, in più, sottoscrivere una polizza per la responsabilità professionale. Una situazione che fa dire al presidente del Cni, Armando Zambrano: «Il testo tradisce lo spirito della legge delega circa la centralità della progettazione. Siamo di fronte ad un arretramento rispetto alla normativa precedente».

Un secondo punto non piace alle società di ingegneria e architettura dell’Oice: l’innalzamento da 100mila a 209mila euro della soglia per le trattative private nei servizi, con invito a tre soggetti, due meno di adesso. Gli operatori in questione andranno individuati sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi. Traducendo queste regole in cifre, significa che l’88,7% in numero e il 50% in valore del mercato attuale degli affidamenti di progettazioni sarà sottratto a una vera concorrenza. Parla Andrea Mascolini, direttore generale dell’Oice: «Con l’effetto incentivo che questa misura porterà, è facile presumere che si possa andare anche oltre: il 90% dei bandi sarà affidato senza vere gare. E questo porterà anche un aumento dei costi di progettazione per la pubblica amministrazione, perché con meno partecipanti diminuirà la concorrenza».

C’è, poi, la questione dell’appalto integrato. Il problema, per gli operatori, è che nel codice non vengono riprodotte le previsioni della delega, che dava la possibilità di affidare con questa formula progetti e lavori per opere ad elevato contenuto tecnologico. Si dice, invece, che tutto andrà affidato sulla base di un esecutivo, salvo eccezioni. Un assetto troppo rigido che in futuro potrebbe essere aggirato: sarebbe stato meglio regolare a monte alcuni casi di appalto integrato.

Infine, c’è il tema dei concorsi, uno dei punti più cari negli ultimi anni al Consiglio nazionale degli architetti del presidente Leopoldo Freyrie. Ne parla il vicepresidente del Cna, Rino La Mendola: «Non c’è nulla di nuovo sul concorso, anzi abbiamo fatto qualche passo indietro. Anche per le opere di particolare interesse architettonico viene previsto che prima si verifichi la possibilità di usare progettisti interni, ipotesi che oggi non esiste. Sui concorsi si continua a fare solo propaganda».


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