Progettazione e Architettura

La cantina-labirinto firmata Acme Studio dove invecchia l'Amarone

Monica Zerboni

L'intervento - realizzato su incarico della Cantina Zymè di Celestino Gaspari - nasce da una idea di Moreno Zurlo e Acme Studio

Se fosse necessario definire in una sola parola la filosofia dello studio AcMe, questa parola sarebbe "sinergia".
Fondato a Verona da un gruppo di giovani progettisti, lo studio riunisce al proprio interno professionisti provenienti da città e esperienze formative diverse, specializzati in campi distinti seppure complementari: l'edilizia residenziale, il restauro monumentale, il recupero storico, ma anche l'intervento su realtà produttive e agricole; con un'attenzione quasi obbligata, data l'ubicazione dello studio, per le cantine vitivinicole.
Felice frutto della sinergia è anche un recente progetto del gruppo AcMe, la cantina Zymè di San Pietro in Cariano, nella Valpolicella.

In esso infatti non solo tradizione e innovazione si compongono nelle forme di un'architettura che nella solidità della materia interpreta ed esalta lo spirito della produzione enologica, ma i due opposti rappresentano i confini entro i quali i progettisti hanno operato allo scopo di creare ambienti di lavoro tecnologici e funzionali ma intimamente legati al territorio.

Il legame con le origini diventa così elemento fondante dell'intervento e pur essendo l'involucro esterno col suo reticolo in corten color vinaccia l'elemento di richiamo del nuovo edificio, questo prende origine nel sottosuolo, nella presenza di un'antica cava di arenaria del 1400 che gli architetti hanno riutilizzato e trasformato nella barricaia, cuore reale del progetto in cui i vini vengono invecchiati e affinati.

Un ambiente ipogeo, protetto e silenzioso, che garantisce stabili condizioni termiche.
«Costruire sottoterra è stata una scelta efficace sia dal punto di vista del risparmio energetico che della bioclimatica» afferma Moreno Zurlo, titolare dello studio e ideatore del progetto.
Il suono dell'acqua di una vicina cava carsica, affiorata durante i lavori di scavo, aggiunge suggestione all'ambiente.
Al piano interrato si trova anche la zona dei semilavorati, un'area caratterizzata da setti e pilastri di colore marrone scuro, tonalità che rimanda alla terra della cava e che contrasta volutamente con il lucido bagliore dell'acciaio inox di serbatoi e cestoni.

Pareti di roccia lasciata a vista predominano invece nella bottaia, luogo in cui il vino invecchia in preziose botti di rovere.
Un'elegante rampa elicoidale insieme a un ascensore conduce dal livello sotterraneo al piano terreno: qui sono state ricavate la zona di imbottigliamento, un piccolo wine shop e l'atrio di ingresso. Ad esso si accede attraverso un corridoio disegnato sul modello delle antiche "vie di lizza", percorsi un tempo usati per trasportare la pietra dalle cave a fondo valle.
Spiega Moreno Zurlo: «L'architettura della cantina estroflette il dedalo geometrico delle antiche gallerie in calcare della campagna veneta, istituendo un dialogo tra storia e paesaggio».
Una pavimentazione di vetro trasparente caratterizza l'accesso alla cantina: al di sotto, come ulteriore omaggio al territorio, è stata riprodotta una veduta paesaggistica della Valpolicella, opera di Lucia Gaspari, figlia del titolare dell'azienda.
Il primo piano è dedicato alla rappresentanza. Qui lo spazio è distribuito tra un'area degustazione, una sala conferenze e gli uffici. Caratterizza gli ambienti il contrasto tra i rivestimenti a parete in rovere chiaro e lo scuro delle finiture che rimanda all'etichetta del vino Black and White, ultimo nato in casa Gaspari. Altri spazi sono stati cromaticamente ispirati dal colore delle varie etichette della cantina.

Disposto su tre livelli per una superficie totale di 3000 metri quadrati, il complesso Zymè si caratterizza all'esterno come una composizione di volumi irregolari, sapientemente integrati nel paesaggio. La profonda conoscenza del territorio e delle sue tradizioni costruttive hanno permesso allo studio AcMe di realizzare un manufatto che parla un linguaggio contemporaneo utilizzando strumenti moderni e materiali antichi. Così i due corpi basamentali del complesso sono rivestiti con la pietra calcarea estratta in fase di scavo, mentre la torre vetrata che li sovrasta è ricoperta da una fitta "trina" di foglie di vite in corten che ne stempera la massa e offre suggestivi scorci delle colline circostanti.

La presenza discreta del profilo esterno insieme alle ricche piantumazioni delle coperture trattate a giardini pensili rappresentano un'ulteriore ricerca di integrazione tra architettura e natura, mentre i tetti verdi, assorbendo calore, riducono l'utilizzo di apparecchi di raffreddamento in tutto l'edificio.
«In questo progetto la qualità del costruito è il risultato di affinità condivise, valori e visioni d'insieme. Questi riferimenti hanno dato significato non solo all'architettura, ma anche al ruolo che la cantina Zymè occupa nella realtà vitivinicola odierna», conclude Zurlo.

La scheda del progetto


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