Progettazione e Architettura

Luca Colombo sulla sede Davines: «Anche nell'headquarter l'accessibilità è un must»

M.Ba.

È partito a gennaio il cantiere dei nuovi headquarters Davines, firmati dallo studio Mtlc - Matteo Thun e Luca Colombo

A gennaio si è messa in moto la macchina del cantiere per la costruzione dei nuovi headquarters della nota azienda di prodotti per la cura dei capelli, Davines. Il progetto è della Mtlc - Matteo Thun e Luca Colombo, una divisione dello studio Matteo Thun & Partners concentrata sul mercato italiano. I nuovi volumi stanno per prendere forma nella zona periurbana della città di Parma, in un'area a vocazione produttiva affacciata sull'autostrada A1. Oltre agli uffici, alla produzione e agli impianti di stoccaggio, il progetto include laboratori, spazi per la formazione di parrucchieri ed estetisti e un insolito bar, concepito come uno spazio dall'atmosfera informale dove poter testare i prodotti.

«Anche se stiamo ancora sviluppando il progetto nei dettagli, ma sono dettagli poco rilevanti, abbiamo aperto ufficialmente il cantiere e stiamo iniziando la fase costruttiva», ci racconta l'architetto Luca Colombo. Applicare i principi del design for all ai progetti «è un must», ci dice. «Rendere accessibile e utilizzabile una struttura da qualsiasi persona, che abbia o non abbia disabilità - noi preferiamo dire con limitate capacità di utilizzo, perché ognuno di noi può avere un infortunio ed avere esigenze che possono essere assimilabili a quelle di un disabile - è un approccio progettuale che va applicato a ciascuno dei nostri progetti. Forse perché arriviamo dal mondo alberghiero, ma per noi il tema è ormai all'ordine del giorno».

«Il fatto che strutture soprattutto finalizzate al lavoro o al turismo siano accessibili in tutti i loro punti da qualsiasi persona con qualsiasi capacità motoria, limitata o normale, mi sembra una cosa sostanziale», continua. «Da un certo punto di vista l'accessibilità delle strutture – afferma l'arch. Colombo - è uno dei parametri e metri di valutazione di quello che è il livello qualitativo di una società. La possibilità per ognuno di spostarsi in modo libero è indice di un alto livello di evoluzione della società stessa».

Il complesso assume la conformazione di un villaggio con case a due piani e tetto a doppio spiovente, distribuite attorno ad un giardino con serre. Viene creato un ambiente informale e familiare, un aspetto strettamente connesso ai principi del design for all, il cui obiettivo non è solo generare spazi facilmente fruibili da tutti, ma anche dare risposta alle aspirazioni di chi vive quegli spazi, generando emozioni positive e una sensazione di accoglienza. Fondamentali l'utilizzo dei materiali, quali il vetro e il legno, e l'organizzazione delle funzioni. Ad esempio la serra diventa un elemento integrante della vita quotidiana, dove tutti i dipendenti possono avere incontri informali, pranzare o semplicemente rilassarsi. Creare un ambiente confortevole che faccia sentire come a casa è uno dei punti chiave del progetto. È importante, ci dice l'architetto Colombo, «ragionare in base alle logiche e alle dinamiche delle persone che vivono all'interno dello spazio, creando luoghi di relazione ma anche spazi invece di isolamento, dove ad esempio intraprendere la classica telefonata privata. È bene che si abbiano dei luoghi adatti a momenti ben definiti, per aver il miglior comfort nel momento in cui si compie una determinata azione». Si tratta di avere una visione olistica del tema che si sta affrontando, mettendo in relazione azioni e comportamenti degli utenti con situazioni e ambienti in cui si opera. Altro punto centrale, questo, della progettazione orientata al Dfa.

Ne viene fuori uno spazio moderno, che cerca di rispondere anche all'evoluzione del lavoro strettamente legata alla diffusione della tecnologia, ci spiega ancora Luca Colombo. «La tecnologia - ci dice - ci permette di lavorare ovunque ed in qualsiasi momento. Non per ultimo alla Davines stanno valutando la possibilità di abbandonare un po' il concetto della postazione di lavoro: oggi con un portatile si può lavorare da casa o nel giardino dell'azienda, per cui il modo di lavorare, soprattutto per determinati ruoli, potrà cambiare molto. Abbiamo all'interno del progetto questa corte centrale con una bellissima serra che è un po' il fulcro di questo villaggio. Dunque noi non escludiamo che diventerà quello il più grande posto di lavoro, perché con il portatile ciascuno potrà andare a prendersi un caffè in questa serra, nel frattempo lavorerà o terrà una riunione».

C'è poi un problema non secondario: trovare soluzioni di interior design che possano armonizzare esigenze estetiche, ergonomiche e normative. «Sul mercato, soprattutto per le varie norme a cui le aziende produttrici devono rispondere, c'è qualche difficoltà ad allontanarsi da quelle che sono le proposte canoniche che da più anni ci accompagnano. Non escludo che opteremo per soluzioni custom-made, tentando di risolvere le questioni ergonomiche, ma conservando lo stile del nostro intervento generale», conclude l'architetto Colombo.


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