Progettazione e Architettura

Le residenze di Park Associati per Brioschi: i dettagli «fuori standard» rendono la casa adattabile

M.Ba.

L’incarico - in fase di sviluppo - è stato acquisito tramite una gara promossa da Brioschi Sviluppo Immobiliare per delle nuove residenze in zona Navigli a Milano

Lo studio Park Associati partecipa all'iniziativa Archidiversity con un progetto per nuove residenze in zona Navigli a Milano. Battezzato PichiPark, il progetto è commissionato dall'azienda Brioschi Sviluppo Immobiliare Spa e, per ora, è alle prime fasi di sviluppo. L'incarico arriva da una gara tra privati e inizialmente l'idea era di realizzare delle residenze destinate ad un'utenza giovane, data la vicinanza alla Nuova accademia di belle arti (Naba). Ma i programmi sono un po' cambiati ci racconta l'architetto Michele Rossi, fondatore dello studio Park Associati insieme all'architetto Filippo Pagliani. A seguito dell'ingresso di nuovi investitori, si è optato per un intervento più tradizionale con residenze di varie metrature, dunque non solo per giovanissimi. L'obiettivo di Park Associati: costruire un progetto intorno alle diverse esigenze che le fasi della vita possono generare. Da qui l'attenzione ai principi del design for all.

Il complesso residenziale prende la forma di una “S”, generando due corti, una interna e l'altra verso la strada. «È un progetto che nasce da vincoli molto forti», racconta l'architetto Rossi. «Sotto - continua - c'è un parcheggio già costruito con una struttura realizzata senza pensare a quello che si sarebbe potuto costruire sopra, dimensionata per reggere un edificio, ma disegnata secondo una trama rispondente esclusivamente alle necessità funzionali del parcheggio. Ci siamo trovati di fronte ad una specie di cubo di Rubik, nel senso che costruire un edificio che andasse a insistere su quei pilastri e che usasse tutta la Slp possibile era abbastanza complicato. Quindi alla fine, come spesso ci succede, il progetto deriva da un'analisi approfondita dell'esistente e la forma trovata permette di creare spazi di qualità pur riuscendo ad utilizzare al massimo l'area e la struttura esistenti».

Quanto al design for all, «ciò che mi sembra interessante è il concetto di creare ambienti che siano di facile utilizzo per chiunque, sia per chi ha delle disabilità precise e anche forti, ma anche per chi ci vede poco, per chi è anziano e ha delle difficoltà motorie, ma non è per forza un disabile», ci racconta ancora Michele Rossi. «Con questi primi incontri con Design for All Italia ed i loro tecnici abbiamo iniziato ad analizzare anche piccole cose, come l'altezza dei citofoni e degli interruttori: sono tutti accorgimenti che facilitano l'utilizzo dell'edificio». Applicare il buon senso e andare oltre l'osservanza acritica degli standard normativi è la strada da seguire, secondo Michele Rossi. «Alcune volte ci si affida agli standard, applicando quelli ci si sente tranquilli, ma spesso gli standard sono stupidi», ci dice.

«Ciò che vogliamo fare – continua - non è tanto creare un appartamento per un disabile che non può camminare, ma intendiamo rendere tutto l'edificio più accessibile, considerando che spesso le disabilità sono temporanee: chiunque per un periodo limitato può avere una forma di disabilità. Inoltre si invecchia, si hanno bambini, ci sono avvenimenti che creano delle situazioni più complesse, che cambiano un po' l'aspetto della nostra vita. Allora l'obiettivo è costruire degli spazi che si adattino anche a queste situazioni», ragiona l'architetto Rossi, che conclude: «Secondo me è interessante considerare un po' tutti disabili, perché tutti potenzialmente possono esserlo per un periodo limitato nella propria casa. Anche un semplice mal di schiena ci mette in una condizione di disabilità».


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