Progettazione e Architettura

Conto alla rovescia per il centro biomedico in Svizzera progettato da italiani

Francesca Oddo

Firmato il contratto con il team guidato da Aurelio Galfetti che si è aggiudicato il concorso. Apertura prevista nel 2020

Il futuro del nuovo Centro Internazionale di Ricerca biomedica di Bellinzona si comincia a delineare e diventa sempre più concreto. Nei giorni scorsi, infatti, il team vincitore, guidato da Aurelio Galfetti (con base a Lugano e a Padova), seguito a stretto giro di posta da Cruz y Ortiz, ha firmato il primo contratto per la redazione del progetto di massima e di quello definitivo e ha richiesto il permesso di costruire. Nel gruppo di progettazione ci sono, fra gli altri, anche due italiani, Alex Braggion e Luciano Schiavon che da anni lavorano insieme a Galfetti, noto nel padovano per il Net Center e per la sede Safilo, oltre a Steam, società di ingegneria e architettura. Il team, soprattutto la componente italiana, esprime soddisfazione per la procedura concorsuale, sottolineando la disillusione con la quale gli architetti italiani affrontano i concorsi in Italia, «dove ormai non c'è più certezza del risultato in termini di incarico e successiva realizzazione, mentre in Svizzera le regole sono chiare fin da subito», dichiara Braggion.

Il concorso di progettazione in due fasi con preselezione, bandito in realtà due volte dall'Istituto di Ricerca in biomedicina di Bellinzona nell'arco del 2014 a causa del ricorso della Conferenza delle Associazioni Tecniche del Canton Ticino (della quale fa parte la Sia - Società svizzera ingegneri e architetti), mira a riunire sotto lo stesso tetto l'Istituto di Ricerca in Biomedicina (Irb), l’Istituto di ricerca oncologica (Ior) e i laboratori di ricerca del Neurocentro della Svizzera italiana (Ncsi). Le risorse, in parte già disponibili, sono a carico della Fondazione Irb, dell'Università della Svizzera italiana, del Comune e del Canton Ticino.

Il progetto vincitore - che si articola su una superficie lorda di 12 mila metri quadrati per un costo di circa 40 milioni di euro - punta a integrarsi nell'ambiente valorizzando il rapporto fra architettura e paesaggio. A ridosso delle montagne, circondato da un parco urbano in corso di realizzazione, l'edificio, caratterizzato da un'altezza decisamente contenuta rispetto a quella delle strutture presenti nel contesto, si apre verso l'esterno attraverso ampie superfici vetrate e adotta una copertura verde che sembra fare eco ai colori del territorio. Osservato dall'alto, l'Istituto si mimetizza nel parco. L’apertura del cantiere è prevista per il 2017 e l’inaugurazione è attesa per la fine del 2020.

A Bellinzona parte il concorso di progettazione - I documenti di gara (link all’articolo)


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