Progettazione e Architettura

Libeskind a CityLife: «Per la mia torre mi sono ispirato a Leonardo da Vinci»

Massimiliano Carbonaro

Libeskind racconta il suo progetto, che, dopo le fondazioni e la quota interrata, comincia a emergere

È una torre che per il suo ideatore, l'archistar Daniel Libeskind, è libera e capace di adattarsi ai cambiamenti di cui ha bisogno un progetto nato otto anni prima dalla sua effettiva realizzazione. Un grattacielo che però non solo vuole portare Milano nel futuro ma che guarda anche al passato ispirandosi per le sue forme niente di meno che a Leonardo Da Vinci. Ieri, Daniel Libeskind, è intervenuto a Milano per raccontare la sua torre al centro della trasformazione urbana meneghina. Il grattacielo «sarà una sorta di bacio curvo e che trasmetterà intimità seppure collocata in una piazza molto ampia», ha detto durante l'incontro presso l'università Bocconi dal titolo "Milano the place to be".

Celebre prima ancora che fosse iniziata e al centro di numerose polemiche molto provinciali sulla sua forma un po' curva, la torre di Libeskind è l'ultima delle tre previste nell'area appunto di trasformazione che sta riqualificando l'ex area fieristica di Milano: rappresenteranno il Business & Shopping District dell'intervento e vedono insieme anche la Torre Allianz (completata) firmata da Arata Isozaki con Andrea Maffei e Torre Generali, progettata da Zaha Hadid Architects, che è in costruzione e al momento è giunta al 30 piano su 44. La torre progettata da Daniel Libeskind è in corso di realizzazione: i lavori sulle fondazioni sono cominciate nel novembre del 2015 e l'intera struttura dovrebbe essere completata per dicembre del 2018.

Nel pensare questo edificio che appunto per le sue forme sarà probabilmente il più iconico delle tre torri Libeskind ha spiegato di essersi ispirato «alla storia dell'arte e all'architettura di Milano - ha aggiunto - sono sempre stati per me un'ispirazione. La mia torre a CityLife è ispirata ai disegni del progetto mai realizzato di Leonardo da Vinci per il Duomo. Ha una forma scultorea che ricorda le curve ininterrotte dell'opera marmorea la Pietà Rondanini di Michelangelo». La torre che alla fine sarà altamente tecnologica è destinata ad ospitare uffici per una struttura che ha l'obiettivo dichiarato di dialogare con le altre due torri colleghe. Una volta terminato, l'edificio comprenderà 31 piani per un'altezza complessiva di 175 metri e una superficie lorda commercializzabile di circa 33.000 mq.

La costruzione avrà due ingressi, uno direttamente dalla stazione metropolitana e un altro dal parco di CityLife e secondo il suo architetto non soffrirà per essere stato un progetto nato oramai circa 8 anni fa: «È una torre libera che è cambiata in questi anni in cui il progetto è partito - ha commentato – ed è naturale con la buona architettura. Anche perché certe tecnologie si sono affinate penso a quelle relative al vetro o all'efficienza energetica. E tutto questo deve essere compreso. Grazie alla sua forma poi raggiungiamo un senso iconico e così sarà una torre che scintillerà e avrà molta luce. Non si tratta di un progetto avido che toglie luce o respiro al complesso al contrario le torri non fanno ombra sul parco e lo lasciano respirare».

Con il suo andamento curvilineo sarà organizzato con una lobby a doppia altezza, la sagoma del piano uffici e la relativa superficie sono variabili piano per piano in relazione allo sviluppo geometrico dell'edificio. La struttura dell'edificio è interamente in calcestruzzo armato sino al livello ventinovesimo; a partire dal trentesimo livello compreso, la struttura diviene in acciaio e va a costituire il coronamento. La torre, che ha ottenuto la precertificazione Leed Gold, è sostenuta da 20 pilastri perimetrali di sezione circolare variabile, da un massimo di 140cm ad un minimo di 60cm. I pilastri saranno realizzati in calcestruzzo armato. La cima dell'edificio è caratterizzato da un volume vetrato, con lamelle metalliche, che completano le linee geometriche che generano la torre. Il sistema delle facciate è stato studiato con un'attenzione particolare che tiene conto della geometria dell'edificio: l'involucro è infatti costituito da pannelli vetrati, sorretti nella parte sommitale da un sistema di centine e travi metalliche in continuità con la maglia di pilastri dei piani inferiori.

Ponendo la parola fine alle tante polemiche che hanno accompagnato il progetto Libeskind ribadisce che il suo progetto è destinato ad una città coraggiosa e con ambizione. In questo modo l'architetto vuole anche aderire al tema dell'incontro delineando una città del futuro. Ed è questo secondo lui che Milano deve essere, «una città che va verso il futuro, capace di fare qualunque cosa oltre il Rinascimento, forte nella sua fede e fiduciosa».


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