Progettazione e Architettura

Fuksas: freddo nella chiesa di Foligno? Colpa del parroco che non accende i riscaldamenti

Mauro Salerno

Lo studio romano e Ai Engineering (impianti) replicano alle denunce sulla difficoltà di scaldare la chiesa: impianti a norma, il problema è la volontà di non spendere soldi, a causa dello scarso utilizzo

Tutta colpa di Don Antonio, parroco "sparagnino" sul riscaldamento. Si è fatta attendere solo per pochi giorni la risposta di Massimiliano Fuksas e di Ai Engineering (responsabile della progettazione degli impianti) alla polemica innescata dalla fuga di fedeli dalla chiesa di Foligno a causa del freddo . Come nello "stile della casa" non si tratta di un intervento mirato a spegnere le polemiche. Anzi.

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La prima precisazione riguarda le responsabilità progettuali. Lo studio romano innanzitutto rimarca le differenze tra il progetto architettonico del complesso e quello impiantistico. Architettura e interior design della chiesa sono stati definiti dal team romano, che invece per quanto riguarda gli impianti «si è avvalso della consulenza e delle competenze dell'Ai Engineering».

Inutile dire che anche la società di ingegneria di Torino non ci sta a far passare come conseguenza di un errore progettuale la scelta di celebrare la messa nel salone parrocchiale perché lo spazio sacro risultava troppo freddo . «Trattandosi di un edificio inaugurato nel 2009 - attacca l'amministratore delegato Stefano Cremo -, è incredibile che possa succedere un tale disagio a distanza di anni, soprattutto, in un anno meno freddo di altri».

Per quanto riguarda il progetto architettonico lo studio, riportando in una nota le informazioni ricevute dall'amministratore di Ai Engineering, sottolinea che «l'isolamento termico dell'involucro edilizio, la potenza e il rendimento dell'impianto di riscaldamento sono stati progettati in modo conforme alla legge» e che le «le caldaie sono del tipo a condensazione, ad alta efficienza e rispetto per l'ambiente». Vero che «l'impianto di riscaldamento è del tipo a pannelli radianti a pavimento, estesi a tutta la superficie della chiesa». Ma proprio per questo, visto che questo tipo di impianto «agisce principalmente sull'inerzia termica della struttura», «è da prevedere un funzionamento continuo».

E qui, esaurite le argomentazioni a difesa, arriva l'attacco. Che non rinuncia a fare i conti in tasca a Don Antonio Ronchetti, uno dei parroci della Chiesa di Foligno. «Da quanto si legge sui giornali, il parroco denuncia 800 euro al mese per il riscaldamento - segnala l'Ad di Ai Engineering nella nota diffusa dallo studio romano -. La chiesa ha un volume di circa 13.000 mc, considerando che tutti gli 800 euro siano riferiti al riscaldamento della sola chiesa, tralasciando la canonica, si ottiene una spesa di circa 6 centesimi per mc. Come esempio di confronto, per un alloggio di 100 mq, con un volume di circa 300 mc, si avrebbe una spesa di soli 18 euro al mese! ».

Facile allora tirare le conseguenze. «È evidente - è la conclusione di Cremo riportata nella nota dello studio Fuksas - che il problema è la volontà del parroco di non spendere soldi per il riscaldamento, probabilmente motivata dallo scarso utilizzo della chiesa». Insomma se fa freddo è colpa del parroco, che non accende i riscaldamenti. Amen.


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